L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 1 ottobre 2014

Tullio De Mauro rottama Renzi

Renzi è un passo nel vuoto"

Scuola, inglese, riforme, parole. Intervista a Tullio De Mauro, linguista ed ex ministro della Pubblica Istruzione

Si abusa delle parole? «Si abusa spesso, ma è impossibile sanzionare l’abuso di parola». E’ la parola “scuola” la nostra parola abusata? «L’abuso è largo, ampio». Matteo Renzi abusa della parola scuola come abusa dell’inglese? «Il primo abuso è la parola riforma. Ormai si usa per il più banale provvedimento». Le piace la “Buona scuola” del governo? «Mi sembra vaga. Quali risorse? Quali tempi? Ho l’impressione che sia un passo nel vuoto». Nel suo appartamento romano, anzi romanesco, direbbe lo storico che ha nobilitato sillabe e dialetti, Tullio De Mauro sorveglia gli innesti dell’idioma, i guasti della lingua che ha contribuito a elevare a scienza sfidando perfino le raccomandazioni del patriota Niccolò Tommaseo che considerava la linguistica la disciplina dei barbari. «Sono e rimango un linguista». Ministro per responsabilità? «In realtà da un bottone ho fatto un cappotto». De Mauro è il più integro dei ministri restituitoci da Trastevere, un ministero che ha flagellato carriere di storici, rettori, politici, il vero cimitero delle buone intenzioni italiane. E infatti il professore, restituito al diletto e al divagare, è un indulgente uomo di lettere di 82 anni vestito come un preside tutto sintassi e disciplina, un brevilineo che si controlla a tavola, tradito da orecchie alate che gli tolgono severità accademica.

http://www.panorama.it/news/politica/tullio-de-mauro-scuola-renzi-vaga-cosi-passo-nel-vuoto/

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