L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 2 ottobre 2014

Viktor Orban è attaccato dai mass media perchè non allineato alla Consorteria Guerrafondaia Statunitense


FRANCE-EU-PARLIAMENT-ORBAN

Orbàn va forte, in Ungheria

E vincerà anche le prossime elezioni locali, malgrado le critiche dei paesi europei e degli Stati Uniti alle sue politiche antidemocratiche 



Il prossimo 12 ottobre si terranno le elezioni locali in molte città dell’Ungheria. Come racconta un articolo pubblicato nel numero dell’Economist di questa settimana, l’esito sembra piuttosto scontato: secondo l’Economist le prossime elezioni rafforzeranno il potere di Viktor Orbán, il controverso politico ungherese che nel 2014 è stato eletto primo ministro del paese per la terza volta. La sinistra si è infatti divisa in tre partiti, nessuno dei quali dovrebbe mettere a rischio la vittoria di Fidesz, il partito di destra di Orbán, da anni molto criticato in Europa per le proprie riforme politiche considerate antidemocratiche e per il disinteresse nei confronti dei diritti delle minoranze della popolazione.
Nella capitale Budapest, ad esempio, il sindaco uscente István Tarlós (che fa parte di Fidesz) è in grande vantaggio – un sondaggio di un istituto vicino a Fidesz lo dà attorno al 50 per cento – mentre i due maggiori rappresentanti dell’opposizione, Ferenc Falus e György Magyar, si sono ritirati il 29 settembre, a 13 giorni dalle elezioni, in favore di Lajos Bokros, ex ministro dell’Economia dal 1995 al 1996 e fondatore del movimento liberale di destra Modern Magyarország Mozgalom (“Movimento per un’Ungheria Moderna”).
Anche Jobbik, il partito di estrema destra che alle ultime elezioni europee ha preso il 14 per cento, otterrà probabilmente un buon risultato: secondo un centro studi contattato dall’Economist potrebbe eleggere un sindaco in trenta piccole città.
Dall’inizio
L’atteggiamento di Orban, negli anni, ha causato forti proteste dall’Unione Europea – che nel 2012 aveva contestato la compatibilità di alcune riforme, come quella elettorale, col diritto europeo – dal Dipartimento di Stato americano e dalle associazioni che si occupano di diritti umani. Nel 2013, inoltre, il suo governo ha approvato alcune riforme costituzionali che fra le altre cose hanno ridotto la possibilità per i partiti politici di fare campagna elettorale attraverso i media nazionali. Più di un terzo della popolazione, fa notare l’Economist, vive intorno alla soglia della povertà o al di sotto, la corruzione è molto estesa ed è aumentata la discriminazione delle persone di etnia Rom, la più grande minoranza presente in Ungheria.
Nonostante questo e malgrado le numerose critiche ricevute dall’estero a causa di un’azione di governo accusata di essere antidemocratica, Orbàn continua ad avere un grande appoggio nel suo paeseL’Ungheria possiede un eccellente sistema di trasporto pubblico, come ad esempio i 7600 chilometri di rotaie, che collegano tutte le maggiori città tra loro e con numerose destinazioni internazionali, o i 180mila chilometri di autostrade. Il tasso di disoccupazione si aggira intorno all’11% e l’assistenza medica è gratuita per tutta la popolazione. E oltre a un notevole carisma personale, il leader di Fidesz non ha nessun oppositore di rilievo, mentre le riforme effettuate hanno avuto un ottimo riscontro sull’opinione pubblica, desiderosa di un governo stabile e forte per superare la difficile situazione lasciata dal periodo postcomunista.
Orbàn è stato eletto nell’aprile 2010 con due terzi della maggioranza, e riconfermato quattro anni dopo grazie anche ad una campagna elettorale poco equa, secondo l’Organizzazione per la Cooperazione in Europa: le accuse sono di aver aggirato alcune regole della campagna elettorale e di aver controllato la stampa durante il periodo delle elezioni. Alle elezioni europee, la coalizione guidata dal suo partito ha ottenuto il 51 per cento dei voti.
Mentre però negli ultimi tempi si sono ridotte le critiche da parte dei leader europei nei confronti dei metodi poco democratici di Orbàn, sono aumentate le critiche provenienti dagli Stati Uniti: l’ex-presidente Bill Clinton ne ha parlato in un talk show televisivo di attualità, il Daily Show, dicendo che Orban è un ammiratore del capitalismo autoritario e che, di solito, quel genere di persone vuole solo rimanere al potere a lungo e fare soldi. Lo stesso presidente Obama ha parlato durante un discorso alla fondazione di Clinton, sottolineando che «le evidenti intimidazioni e le infinite regole minacciano sempre di più la società civile, dall’Ungheria all’Egitto».
Il governo ungherese però, nel tentativo forse di distanziarsi da un’immagine internazionale poco apprezzata, ha recentemente annullato una conferenza, programmata per il 4 ottobre, dell’Istituto Nazionale Politico (NPI) un’organizzazione americana di estrema destra che si occupa dell’analisi delle politiche sociali. Il Ministro degli Interni Sandor Pinter ha ordinato di non far entrare in Ungheria gli oratori della conferenza poiché l’organizzazione è stata definita estremista e razzista, dichiarando che il governo si oppone a ogni forma di estremismo in Ungheria.
In futuro
Orban ha espresso la sua visione a lungo termine per l’Ungheria in un discorso tenuto il 26 luglio scorso in Romania, dicendo di voler trasformare il paese in uno Stato “illiberale”. Ha continuato parlando in modo ammirato di Russia, Cina e Turchia e dicendo che l’Ungheria rimarrebbe una democrazia, ma sarebbe basata su «un approccio differente, speciale, nazionale». Approccio speciale che, secondo l’Economist, sarebbe risultato evidente dopo il raid di questo mese della polizia negli uffici dell’Okotars, un’organizzazione non governativa ambientalista che riceve fondi da Norvegia, Islanda e Lichtenstein. A Okotars sono stati confiscati computer e documenti per presunte irregolarità nella gestione economica, negate dall’organizzazione.
Lo scorso mese, nonostante tutto, la Commissione Europea ha firmato un accordo da 21,9 miliardi di euro con l’Ungheria: i soldi arriveranno tra il 2014 e il 2020 e mirano a sostenere la crescita economica del Paese. Oltre a questo accordo, arriveranno 3,45 miliardi di euro per lo sviluppo agricolo e 39 milioni di euro per la pesca. Inoltre Tibor Navracsics, ministro degli Affari Esteri e del Commercio del governo di Orban, sarà il nuovo Commissario dell’Unione Europea responsabile per Educazione, cultura, politiche giovanili e cittadinanza: l’opposizione ha chiesto di tenere conto dello stretto legame tra i due durante la sua permanenza a Bruxelles.
foto: FREDERICK FLORIN/AFP/Getty Images

http://www.ilpost.it/2014/10/01/ungheria-orban/

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