L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 7 novembre 2014

5.122 euro nette mese per Bonanni

Bonanni via anche dal Centro studi CISL, troppe le polemiche su stipendio e pensione
di Alessandro Genovesi
La scorsa settimana la notizia della retribuzione di Raffaele Bonanni ha fatto il giro del web destando una marea di polemiche. Stando a quanto riportato dal Fatto Quotidiano e mai smentito dal diretto interessato, l'ormai ex leader della CISL si sarebbe aumentato lo stipendio fino alla modica cifra di 336.000 euro (lordi) all'anno. Centomila euro in più del limite fissato per legge per i manager pubblici (240.000 euro) e quasi il triplo di quanto percepisce il presidente del Consiglio (114.000 euro).
Ma quel che più ha sconcertato è il progressivo e inesorabile aumento dello stipendio che Bonanni si sarebbe auto-imposto dall'inizio del suo mandato, nel lontano 2006. Anno in cui il segretario generale dichiarava all'Inps l'importo di 118.000. Ma è dall'anno dopo, 2007, che si comincia a fare sul serio: 171.000, che nel 2008 diventano 201.000.
La progressione continua senza sosta nel 2009, quando la retribuzione sale a 255.000, nel 2010 a 267.436 e infine nel 2011, quando schizza e si attesta a 336.000 con un aumento del 25% rispetto alla precedente annualità. Una serie di scatti retributivi allucinante, che non ha eguali nemmeno nella tanto vituperata classe politica.
Il motivo dietro una scelta che non poteva che generare una marea di polemiche sembra essere proprio la pensioneil segretario della CISL, a cui si applica il regime del sistema retributivo (avendo già maturato i 18 anni di contributi prima della riforma Dini del 1995), ha presentato la domanda di pensione prima della riforma Fornero, riuscendo a garantirsi un assegno pensionistico di 5.122 euro mensili netti. Insomma, ironia della sorte, mentre la Fornero mandava in mezzo alla strada centinaia di migliaia di esodati, il capo del secondo sindacato italiano si garantiva una pensione d'oro.
La vicenda ha avuto ripercussioni non di poco conto all'interno del sindacato "cattolico", i cui rappresentanti e funzionari hanno cominciato a guardare con sospetto l'ex leader. Il quale ieri ha comunicato al suo successore, Annamaria Furlan, di voler rassegnare le proprie dimissioni anche dal prestigioso Centro studi del sindacato. "Mi dimetto - scrive Bonanni - con lo scopo di mettere fine alle polemiche sulla pensione e per evitare che le notizie uscite in questi giorni abbiano ripercussioni negative per l'organizzazione".
Il centro studi CISL, fondato nel lontano 1951, è uno dei fiori all'occhiello dell'intero sindacato confederale, avendo per decenni rappresentato un luogo di formazione e addestramento per le future generazioni di quadri e dirigenti.


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