L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 7 novembre 2014

6 - Il ritorno del Principe - Roberto Scarpinato


UNOLIGARCHIA TRAVESTITA DA DEMOCRAZIA

E per venire rapidamente ai giorni nostri?

Nel mondo orientale e nel continente africano miliardi di persone vivono in regimi nei quali, oggi come ieri, ristrette oligarchie fondano la propria legittimazione su un diritto ereditario di trasmissione del potere da investitura divina, o sulla conformità del proprio agire alla volontà divina trasfu- sa in libri sacri, o sulla propria autoinvestitura come inter-preti della volontà del popolo (per esempio Cina, Libia, Corea del Nord).

In Occidente – culla della modernità – gli studiosi del po- tere sanno che la democrazia rappresentativa è in parte una fictio dietro cui si cela una competizione tra ristrette élite per conquistare il governo della società. Così scrive Gustavo Zagrebelsky, uno dei nostri migliori costituzionalisti:

La democrazia, nella versione rappresentativa che conosciamo, è una classe politica, scelta attraverso elezioni, che immettono nelle istituzioni istanze della società per trasformarle in leggi. È dunque, nell’essenziale, un sistema di trasmissione e trasformazione di domande che si attua attraverso una sostituzione dei molti con i pochi: una classe politica al posto della società. Qui, piaccia o no, c’è la radice inestirpabile del carattere oligarchico della democrazia rappresentativa, carattere che perlopiù viene occultato in rituali democratici ma che talora non ci si trattiene dall’esibire sfrontatamente. Ma al di là di ipocrisia o arroganza, ciò che è decisivo è il rapporto tra questa oligarchia e la società [...]. La classe politica «pesca» dalla società le istanze ch’essa vuole rap- presentare per ottenere i consensi necessari a mantenere o migliorare le proprie posizioni, secondo la legge ferrea dell’autoconservazione delle élite.

Qui sta il punto cruciale: il rapporto tra oligarchie e società, tra i pochi e i molti. 

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