L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 8 novembre 2014

7 - Il ritorno del Principe - Roberto Scarpinato


Limitiamoci all’Italia di oggi.

Il Parlamento, come è noto, è eletto dal popolo solo formalmente. In realtà è «nominato» da ristrettissimi gruppi, una trentina di persone in tutto; componenti organiche del Palazzo, come lo definiva Pasolini, o del «circolo dei grandi decisori», come gli analisti del potere definiscono i luoghi nei quali un ristretto nucleo di detentori del potere reale assume decisioni che poi vengono ratificate nei luoghi formali del potere istituzionale.
Grazie alla nuova legge elettorale che ha abolito il voto di preferenza, gli elettori non possono scegliere i rappresentanti da eleggere, ma solo ratificare a scatola chiusa le scelte effettuate dall’alto, compresi personaggi impresentabili e pregiudicati. È stato spezzato il rapporto con il territorio dei parlamentari i quali non rispondono al popolo, ma solo ai loro nominatori ai quali devono subordinarsi, ben sapendo che qualsiasi disobbedienza può essere pagata a caro prezzo mediante la futura esclusione dalle liste dei candidati da rieleggere a scatola chiusa. Si è restaurata così la nomina octroyé del Parlamento che veniva graziosamente concessa dai sovrani assoluti prima delle rivoluzioni borghesi.

Si riferisce all’ultima legge elettorale, approvata a maggioranza dalla destra un mese prima delle elezioni del 2006?

Sì. Pochi però sanno che due anni prima la Regione Toscana, amministrata da una maggioranza di centrosinistra, aveva approvato una legge per certi versi simile con la quale è stato introdotto un sistema elettorale di tipo proporzionale con premio di maggioranza, liste bloccate e abolizione del voto di preferenza. Inoltre la legge elettorale nazionale, varata nel novembre del 2005 dal centrodestra, è stata poi avallata nella sua sostanza dal centrosinistra che nelle elezioni nazionali del 2006 si è opposto alla preselezione dei candidati da parte della base elettorale mediante primarie interne.
Questa legge non ha fatto altro che estremizzare e rendere più evidente il sistema di cooptazione oligarchica che sta alla radice della formazione della classe politica. Anche prima della sua emanazione, esistevano mille marchingegni che in larga misura consentivano di trasformare le ele- zioni in una ratifica a scatola chiusa dei candidati già prescelti dai vertici delle varie formazioni politiche.
La nomenclatura al potere riesce persino a orientare l’esito delle elezioni primarie interne. 

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