L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 7 novembre 2014

Fronte Unico per uscire dall'Euro, Fronte Unico di Liberazione Nazionale

LETTERA APERTA AI MOVIMENTI "SOVRANISTI"*

7 novembre.

Il Coordinamento della sinistra contro l'euro promuove un incontro nazionale dei movimenti no-euro. L'incontro si svolgerà a Firenze sabato 6 dicembre (Via Giampaolo Orsini, n.44).

«È senso comune che il 15 settembre 2008 sia una data spartiacque. Con la bancarotta della Lehman Brothers entrava in crisi il sistema globale contraddistinto dalla assoluta prevalenza della finanza speculativa e predatoria su tutte le sfere della vita economica e sociale. Si sbagliava chi pensava che, visto il collasso, sarebbe stato abbandonato il neoliberismo.
Il sistema politico finanziario, gestito da ristrette e onnipotenti élite oligarchiche, hanno infatti ripreso a lavorare a pieno ritmo e potrebbero portare ad un nuovo e più tremendo disastro globale. L’Unione europea non è l’epicentro della crisi sistemica per caso. Ciò dipende anzi dai criteri con cui è stata concepita, dipende dalla sua struttura di cui la moneta unica è lo strumento.
Malgrado ogni evidenza sulla insostenbilità dell’euro, i dominanti hanno fatto di tutto per tenerla in vita. Le conseguenze per i popoli, compreso quello italiano, sono stati devastanti. Per evitare la spoliazione e l’inesorabile declino del nostro Paese, l’uscita dall’euro e dall’Unione europea, la riconquista della sovranità nazionale, sono passaggi non sufficienti, ma assolutamente necessari.
Le cose cambiano.

Se fino a ieri la proposta di uscita dall’euro era minoritaria, oggi rappresenta una larga fetta della popolazione. L’incapacità delle classi dominanti e dei suoi fantocci politici, la loro ottusità nel massacrare i popoli pur di tenere in vita il moribondo, apre grandi spazi alla proposta di voltare pagina. Ci spieghiamo così come mai forze politiche parlamentari — anche quelle che hanno avuto responsabilità di primo piano nel sostenere la moneta unica e le politiche neoliberiste: dal voto favorevole al Trattato di Maastricht all’inserimento del pareggio di bilancio in Costituzione — si vadano riposizionando nella speranza di evitare di essere travolte.
Questa conversione, in certi casi più formale che sostanziale, ha avuto pesanti conseguenze sulla costellazione di associazioni anti-euro e “sovraniste” che per prime avevano indicato la via dell’uscita dall’euro, dell’alternativa della sovranità, e della difesa della Costituzione democratica. Si fa strada la tendenza a smobilitare ed a delegare a forze come la Lega NordFratelli d’Italia o il Movimento 5 Stelle, il compito di portarci fuori dal marasma.
E’ possibile fermare questo corso? Ci si può fidare dei gattopardi liberisti che fino a ieri stavano nella stanza dei bottoni? Al tempo stesso, fino a che punto possiamo considerare il Movimento 5 Stelle una forza autenticamente sovranista? O non è forse necessario che le associazioni, i movimenti ed anche i singoli cittadini che per primi hanno denunciato il sistema eurista, si raggruppino per offrire loro una seria e coerente alternativa politica ai cittadini?
Proviamoci!
Per questo il Coordinamento della Sinistra contro l’Euro promuove  l’incontro del 6 dicembre prossimo, invitando a partecipare tutti coloro che condividono lo spirito di questa lettera aperta. La crisi sociale e politica conoscerà nuove accelerazioni. Occorre organizzarsi, unirsi. Verifichiamo assieme se questo è possibile».
Per adesioni e informazioni: info@sinistracontroeuro.it* Fonte Coordinamento sinistra contro l'euro

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