L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 3 novembre 2014

Insipienza che dura anni è malafede, soldi e territorio bruciati, NoTav

Tav diventa un "errore di calcolo". Così Lupi&Co. Cercano una via d'uscita
Non sanno più come uscirne. Dopo anni di finzione, dati e numeri irreali, i muri di bugie costruiti da politici e sostenitori della linea ad alta velocità Torino-Lione sono crollati. Ora, dopo anni di lotte e scontri, qualcuno si è reso conto che il Tav è costoso e quindi irrealizzabile.
Questa mattina il ministro dei Trasporti Maurizio Lupi, analizzerà i documenti che hanno messo in discussione il progetto: un dossier periodico che elenca tutte le opere che Rfi realizza per conto dello Stato. Nell’ultimo documento quadriennale è stato indicato il costo di 7,7 miliardi.
una cifra troppo alta da sostenere, anche con il contributo di 3,4 miliardi dell’Unione Europea perché i rimanenti 4,3 miliardi sono molto superiori ai 2,9 preventivati sin dall’inizio.
Adesso, Lupi, dovrà affidare a un soggetto esterno, quasi certamente la Bei, la Banca europea degli investimenti, il compito di valutare il reale tasso di inflazione previsto nei prossimi dieci anni. Rfi dovrebbe quindi uscire di scena. Ma per farlo pretende dallo Stato, che subentrerà, il pagamento di quei 95 milioni al posto dei 500 mila euro del valore originario della partecipazione di Rfi in Ltf. Così al ministero dei Trasporti stanno lavorando per limitare i danni, studiando una cessione delle quote da parte di Rfi al di là del loro valore di carico. Parole e numeri che fanno rabbia, soprattutto per chi in quest’opera ha sempre visto lo spettro del fallimento.
Ma chi pagherà per gli errori commessi in passato ricaduti sulla popolazione? E quanti anni dovranno passare prima di individuare gli eventuali responsabili di quello che vogliono spacciare per un “errore di calcolo”?
La verità è che dopo aver letteralmente distrutto una valle, snaturandola per sempre, e mettendo in ginocchio gli abitanti valsusini, ora, si cerca un escamotage per giustificare i danni fatti, ai quali nessuno in realtà, potrà mai rimediare.
Eppure qualcuno aveva provato ad avvisare le alte sfere, ma sono rimaste inascoltate le parole di chi, come gli esponenti del movimento No Tav, hanno provato a denunciare le irregolarità nei calcoli palesementi irreali, per non parlare delle infiltrazioni della ‘Ndrangheta nel progetto della Torino-Lione. Inutili però anche le loro inchieste, che solo ora agli occhi di molti non sembrano più una scelleratezza.

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