L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 12 novembre 2014

invece di prenderli a calci nel sedere gli diamo una pensione d'oro, siamo imbecilli


Paolo Madron
EDITORIALE

Bonanni, Angeletti e l'odore dei soldi

Tolgono il disturbo con tempismo perfetto. Godendosi il ritiro con pensioni da record.

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11 Novembre 2014

Dopo il segretario della Cisl, anche quello della Uil prende il cappello e saluta.
Per entrambi, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti, è un togliere il disturbo al momento giusto, con il sindacato forse al massimo della sua crisi di rappresentanza.
Minato all'interno dalla sua incapacità di interpretare il lavoro che cambia (essendosi ridotto a difendere quello di chi ce l'ha, e infischiandosene di chi lo cerca), fuori dal decisionismo renziano che ha strategicamente pensato bene di saltare a piè pari i corpi intermedi.
Di mestiere, oltre che leader sindacali part-time, i due aggiungevano quello di opinionisti tivù in perenne movimento da una trasmissione all'altra, contenti di far parte della compagnia di giro che nutre la morbosa ridondante fame di informazione dei palinsesti.
PREZZEMOLINI TELEVISIVI, CAMPIONI DI FRASI FATTE. Teorici del luogocomunismo, dispensato in ogni occasione, programma, convegno, comizio con encomiabile tenacia e sfoggio di frasi fatte, hanno sapientemente coltivato con tutti i governi della Repubblica con cui hanno avuto a che fare un indiscusso potere di interdizione, mascherato dietro la rassicurante e democratica prassi di un termine oggi fortunatamente desueto: concertazione.
Paladini, almeno sulla carta, del lavoro degli altri, hanno dato ottima prova di sé nel tutelare il proprio.
Fino all'agognata pensione che ora arriva a coronare la lunga militanza.
Bonanni ha guidato la Cisl dal 2006 al settembre 2014, quando ha deciso di ritirarsi dalle scene. Angeletti in fatto di durata lo ha surclassato, visto che si è insediato nel 2000 al vertice della Uil, al quale la scorsa settimana ha dato l'addio.
Il primo si sta godendo l'agognato buen retiro con una pensione da 5.391 euro metti al mese, frutto dell'impennata registrata dai suoi emolumenti nell'ultimo quinquennio, plastica rappresentazione dei vantaggi del sistema contributivo. L'irresistibile ascesa del suo stipendio ha le movenze di una progressione geometrica: dai 118 mila euro lordi del 2006 ai 336.260 del 2011.
Subissato dalle critiche dei suoi stessi iscritti, Bonanni ha pensato bene di dimettersi anche dal Centro studi della Cisl, che insieme al Cnel è per i sindacalisti il cimitero degli elefanti, oltre che una greppia dove si può ancora mangiare qualcosa.
LA PAGA DI ANGELETTI? ALLA UIL BOCCHE CUCITE. Alla greppia del Cnel, il Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro assurto alle cronache come uno degli enti più inutili della Repubblica, attingeva per la stessa somma del collega, ovvero 25.633 euro lordi l'anno (dato 2013), anche Angeletti. Cui si aggiungeva naturalmente lo stipendio di segretario generale della Uil. Ma sul suo imposrto, serviva giusto per fare un sommario calcolo sulla pensione, non è dato sapere.
Alla nostra richiesta, ci è stato risposto con ferma cortesia che per tutela e diritto della privacy non potevano essere rilasciate cifre. Se non altro «fin che altre categorie non daranno l'esempio».
Ignorano alla Uil, senza andare lontano, che la Fiom pubblica online le buste paga dei suoi dirigenti.
Un cosa però si sono premurati di precisare: si tratta di numeri non paragonabili a quelli di Bonanni.
Sarà, ma secondo L'Altra Casta di Stefano Livadiotti, il libro inchiesta sui privilegi dei sindacalisti pubblicato nel 2008, Angeletti percepiva uno stipendio di poco inferiore a quello del suo omologo in Cisl: 3.300 euro netti al mese contro 3.430.
Che, letti così e nell'attesa di conoscere quelli aggiornati del leader Uil, ci sembrano numeri molto paragonabili. Anzi, praticamente uguali.

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