L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 11 novembre 2014

la massa dei derivati produrrà un cataclisma







Il QE della disperazione non salverà la bolla



La BCE, la Banca del Giappone e la Riksbank svedese hanno fatto mosse di Quantitative Easing la scorsa settimana.
La BCE ha nominato i manager del programma di acquisto delle cartolarizzazioni (ABSPP) che dovrebbe partire nei prossimi giorni; la Riksbank ha tagliato i tassi dallo 0,25% a zero e la Banca del Giappone ha strafatto, annunciando non solo l’espansione del programma di QE, ma per la prima volta anche l’acquisto di azioni e obbligazioni estere.
Tutte queste misure dovrebbero servire a combattere la
“deflazione”, ma in realtà servono ad incrementare il flusso di liquidità per la speculazione. Si tratta di mosse disperate che non impediranno alla bolla di scoppiare, ma al contrario faranno sì che il botto sarà più grande.
Intanto, le banche centrali assomigliano sempre più a hedge fund e la capacità creditizia dei governi si è ridotta virtualmente a zero.
Prendiamo il caso della Federal Riserve, che il 29 ottobre ha terminato il programma di QE, almeno nella forma attuale, avendo acquistato tutto ciò che c’era da acquistare. A metà ottobre, la Fed possedeva 2,35 trilioni di dollari, più o meno la metà dei circa 5 trilioni di dollari di debito triennale o più a lunga scadenza del Tesoro USA “in mano al pubblico” (cioè non posseduto dalla Social Security, Medicare o altri fondi amministrati dal governo). Le banche centrali di Cina, Giappone e pochi altri paesi, assieme a fondi sovrani, possiedono la maggior parte del resto.
Durante questi anni di espansione monetaria, i 2,35 trilioni, più i 2 trilioni circa usati per acquistare le cartolarizzazioni, principalmente da enti paragovernativi, sono stati tutti donati alle grandi banche transatlantiche. Queste banche hanno usato i soldi per rincicciare le proprie “riserve in eccesso” e per speculare, ma non per elargire prestiti alle imprese o alle famiglie. Le economie affamate di credito privato sono state lasciate a digiuno, mentre la bolla dei derivati è cresciuta fino al valore nominale di almeno 750 trilioni e forse un quadrilione (una cifra a quindici zeri….). source
Tuttavia, mentre la Fed si accaparrava il debito USA a lungo termine, le emissioni del Tesoro si riducevano a causa della politica di tagli ordinata dalla stessa Fed. In altre parole, il creditore unico del governo USA, la Fed, voleva l’austerità e l’ha ottenuta come condizione per abbassare i tassi a zero.

http://finanzanostop.finanza.com/2014/11/10/il-qe-della-disperazione-non-salvera-la-bolla/

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