L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 10 novembre 2014

Napolitano parla di estremismo, due episodi di violenza dei Centri Sociali subito dopo


A degli imbecilli e' stato dato la possibilità di avere campo libero e di far scempio delle regole sociali di convivenza e non è un caso che l'episodio ha come parte lesa Matteo Salvini, uno dei politici più critici nei confronti del responsabile del Viminale, Angelino Alfano.
Napolitano parla di estremismo, qualche giorno dopo, a Bagnoli e Bologna i Centri sociali usano violenza (a comando?). A Bologna perchè le forze dell'ordine scompaiono e compaiono 40 imbecilli (telecomandati?), era un accordo?
Martelun

Belpietro: Salvini ha fatto solo il suo dovere di politico

Quanto successo sabato mattina a Bologna al segretario della Lega Matteo Salvini spinge ad almeno due riflessioni. La prima riguarda il questore e il prefetto: dov’erano i rappresentanti dello Stato ieri a Bologna? Si sapeva da giorni che il segretario della Lega sarebbe giunto in città per recarsi al campo di via Erbosa e da giorni era nota l’opposizione dei soliti contestatori. Che cosa ha indotto i rappresentanti dello Stato a non schierare il reparto mobile là dove si erano dati appuntamento gli esponenti dei centri sociali e dove soggiornava il leader leghista?
Un’altra spinge a tornare al 3 novembre, quando una consigliera comunale della Lega è stata aggredita per il solo fatto di essere entrata nel campo nomadi. Lucia Borgonzoni in consiglio comunale ha spesso fatto interrogazioni per sapere quanto costassero gli accampamenti intorno al capoluogo dell’Emilia Romagna e ha anche messo in luce che chi vive nelle roulotte e nelle baracche spesso non versa nemmeno il minimo contributo dovuto al Comune. Tuttavia questo non autorizza nessuno ad aggredire un consigliere comunale e a cacciarla dal campo. Così come non autorizza nessun antagonista a impedire a Matteo Salvini di visitarlo, arrivando fino al punto di sfondare il lunotto della sua macchina.  Non c’è provocazione in tutto questo. C’è soltanto il legittimo diritto di controllo che la politica dovrebbe esercitare.
Tuttavia, se agli esponenti di un partito è impedito fisicamente di visitare un accampamento, viene immediata una domanda. Ma i campi nomadi sono ancora Italia? O lo sono solo quando il contribuente deve pagarne i costi? Inevitabile anche una domanda successiva: Bologna fa ancora parte di questa Repubblica o fa Repubblica a sé? Urge risposta.
di Maurizio Belpietro

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