L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 8 novembre 2014

Solo insieme possiamo emanciparci, dobbiamo risalire la caverna

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coordinamenta

Lezioni di storia

di Elisabetta Teghil

Theodor W. Adorno e Max Horkheimer scrissero nel 1947 “Dialettica dell’Illuminismo”. Il libro fece molto scalpore perché nazismo tedesco e mercificazione americana erano posti sullo stesso piano, tanto più scalpore perché i due, di origine ebraica, erano fuggiti dalla Germania negli anni ’30 e sarebbero tornati nel paese di origine negli anni ’50 ed entrambi erano in un posto di osservazione privilegiato perché sia in Germania che negli Stati Uniti avevano esercitato la professione di professori universitari
Entrambi, riflettendo sull’Europa che avevano lasciato e sulla società americana che li aveva accolti nel loro esilio, sottolinearono l’asservimento totalitario delle masse non solo attraverso i metodi tipici del fascismo, ma anche attraverso la mercificazione propria della società americana.
Denunciavano la riconversione di questo mondo al fascismo, la sua corruzione guidata soprattutto dalla TV che ricostruisce il mondo visibile a immagine del capitale e , più in generale, del potere. Questa interagisce con il telespettatore/trice che, in definitiva non è altro che il cittadino/a, per manipolarlo/a, dominarlo/a e, come obiettivo, produrne uno nuovo/a.
Invitavano a demistificare la verità del potere e concludevano che l’antidoto contro il falso, il manipolato, il filtrato che veniva dall’informazione, e in particolare da quella televisiva, sulla lettura dell’esistente doveva necessariamente ancorarsi alla trasformazione del mondo, che vivere dentro le strutture del capitale aveva un senso solo in maniera antagonistica e che pertanto ciò avrebbe richiesto all’individuo la necessità di prendere posizione, di schierarsi. Solo questo avrebbe potuto dare la speranza di una vita che non fosse impostata gerarchicamente e prefigurata da chi il potere lo detiene e ha la pretesa di programmare ognuno/a di noi ancora prima della sua nascita. E ravvisavano l’assoluta necessità di cominciare a recuperare la memoria della storia.
E’ qui, nel mezzo dell’essere vivente, che si apre una creatività utile a fertilizzare il mondo in cui viviamo.
Avevano individuato come l’uomo occidentale si rappresentasse come il punto centrale verso cui tutto e tutti dovessero tendere e come tutto quello che si allontanava da quel modello fosse considerato barbaro e incivile.
Questa lettura si è rivelata precisa e puntuale.
Oggi si realizza compiutamente nel momento in cui la vita intera è metabolizzata dal neoliberismo che ha prodotto una società messa al lavoro in ogni aspetto dell’esistente, in cui le dinamiche dello sfruttamento si diffondono sull’intero tessuto sociale.
Lo sfruttamento si irradia a tutto campo in tutti i segmenti della società.
Non c’è nessuna crisi, ma il trionfo del neoliberismo che ha esteso le modalità del comando che c’erano nella fabbrica alla società intera. Il tessuto sociale ne è sconvolto: tutto è merce, la precarietà è diffusa, la disoccupazione provocata volutamente, l’istruzione e la sanità pubbliche smantellate, spezzettate e svendute al privato, le guerre si susseguono a ritmi sempre più serrati e sono utilizzate per creare un nuovo ordine.
Violenza ed ingiustizia, violazione delle sovranità nazionali, del diritto internazionale, azzeramento delle conquiste frutto delle lotte sono le coordinate dentro cui il neoliberismo, forma compiuta dell’autoespansione del capitale, si muove.
Noi viviamo in questa stagione, in questo passaggio storico, perciò dobbiamo coltivare la passione per la liberta politica, l’amore per l’uguaglianza sociale, la rivolta contro la povertà e l’impegno per la sconfitta del patriarcato e tutte insieme dobbiamo camminare per ottenere la liberazione senza la quale siamo come dei criceti che girano in tondo e non vanno da nessuna parte..

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