L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 22 novembre 2014

Tagli ai comuni, servizi all'Expo sono aumenti di tasse al popolo milanese

Mancano fondi, sarà l'Expo delle tasse

Per l'evento il Comune ha messo a bilancio 114 milioni, ma il governo ne garantisce solo 50. E si rischia la stangata


La toppa è peggio del buco? Tra l'assessore al Bilancio Francesca Balzani e il presidente del Consiglio comunale Basilio Rizzo, è una gara a chi la spara più grossa.
Al centro c'è la voragine da 65 milioni di euro, quelli che mancano per i servizi straordinari che il Comune dovrà mettere in campo durante i 6 mesi di Expo: sono attesi 20 milioni di visitatori e centinaia di capi di Stato, andranno rafforzati trasporti pubblici, raccolta rifiuti, servizi culturali e di assistenza turistica, controlli di polizia stradale e sicurezza, segnaletica, illuminazione. Il conto arriva a 114,7 milioni di euro, iscritti nel Bilancio di assestamento 2014 per la prima volta con una voce ad hoc: «contributo statale richiesto». Ma ad oggi il governo ha garantito solo 50 milioni, ne mancano all'appello 65. L'assessore ieri è stata bersagliata in Commissione da Luca Lepore (Lega), Fabrizio de Pasquale (Forza Italia) a Riccardo De Corato (Fdi), che già un anno fa le hanno sentito raccontare la favola degli aumenti solo «virtuali» su Imu e Irpef, diventati poi una stangata reale quando in Bilancio sono mancati i trasferimenti da Roma. L'opposizione ha chiesto che gli extracosti per Expo non diventino l'ennesima tassa sui residenti. La Balzani ha rassicurato: «Se arriveranno meno soldi, la cifra a Bilancio sarà ridotta, i milanesi non verseranno un euro. Piuttosto, abbasseremo i servizi che abbiamo previsto: meno ore di apertura nei musei, meno passaggi della metropolitana e della raccolta rifiuti». Improbabile, con tanti milioni di turisti in giro. Anche Rizzo, esponente della sinistra radicale, propone di pensare già ora a un piano «b» per reperire i fondi. Ma la ricetta rischia di scatenare una rivolta del mondo produttivo contro la giunta Pisapia: «Invece di ritrovarci ad addossare una tassa su tutti i milanesi, se il governo non ci darà tutti i fondi richiesti ci consenta almeno di istituire un'addizionale a carico delle categorie che trarranno profitti da Expo, penso ai ristoratori, al settore alberghiero». Non cita i tassisti, che già sono scesi in piazza con proteste accese contro la giunta nei mesi scorsi, e potrebbero «occupare» Palazzo Marino.
L'assestamento di Bilancio, contesta De Corato, «è l'ennesima conferma che Milano a Roma conta come il due di picche e il centrosinistra vorrebbe mettere altre tasse per Expo. Cosa succede se i soldi non arrivano? La soluzione di Rizzo, tassare le categorie che guadagnano da Expo, è allucinante». Un altro «pacco» e una promessa non mantenuta dal premier Renzi costano quasi la stessa cifra ai residenti: 13 sono i milioni di trasferimenti in meno iscritti a Bilancio come «contributo» di Milano allo spot degli 80 euro in busta paga. E 12 milioni costa il restyling della scuola di viale Puglie. Renzi scrisse una lettera ai sindaci a marzo invitandoli a indicare un istituto da ristrutturare. Ma la ginta non ha ancora visto un euro e ieri stanziato con fondi propri i lavori, sia per viale Puglie che per la media di via Viscontini che aveva aggiunto tra le priorità.

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