L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 7 novembre 2014

Venezuela, uno dei pilastri della costruzione alternativa del Sud America


Nicolas Maduro aumenta ancora il salario


di Geraldina Colotti
Venezuela. Al via il vertice dei movimenti sul cambiamento climatico

Dal pros­simo 1 dicem­bre, il sala­rio minimo aumen­terà del 15% in Vene­zuela e arri­verà a 4.889,11 boli­var (776,05 dol­lari). Que­sto è il terzo aumento deciso per decreto dal pre­si­dente della Repub­blica, Nico­las Maduro nel corso del 2014, per un rialzo totale del 68,2%. Allo stesso tempo, il buono ali­men­ta­zione asso­ciato passa da 1.297 a 2.095 boli­var. «La bor­ghe­sia – ha detto Maduro – durante i suoi ultimi 25 anni di governo ha dispo­sto solo 8 aumenti sala­riali, men­tre la rivo­lu­zione boli­va­riana ne ha decisi 28 in 15 anni. Que­sto è per noi il modello socia­li­sta che garan­ti­sce la pro­te­zione del popolo, e si basa sulla ridi­stri­bu­zione della ren­dita e la giu­sti­zia sociale».
Il sala­rio minimo vene­zue­lano è così oggi il più alto dell’America latina, sem­pre molto al di sopra della pesante infla­zione, insita nelle stor­ture eco­no­mi­che ere­di­tate e in quelle dovute al sabo­tag­gio dei poteri forti e dei grandi gruppi di oppo­si­zione. Basti vedere le ton­nel­late di pro­dotti seque­strati, dirette al mer­cato nero.
Attual­mente — ha aggiunto il pre­si­dente — «il Vene­zuela ha il livello di disoc­cu­pa­zione più basso degli ultimi quarant’anni, nono­stante la guerra eco­no­mica. La bor­ghe­sia arriva col sor­riso a dire che il nostro modello è fal­lito, e noi con costanza rico­min­ciamo a supe­rare gli osta­coli. Se vogliamo costruire una nuova società abbiamo biso­gno di una nuova classe lavo­ra­trice, por­ta­trice di una nuova morale, di una nuova cul­tura del lavoro».
Nei giorni scorsi è stato anche deciso un ulte­riore aumento di sti­pen­dio alle Forze armate, ner­ba­tura dell’unione civico-militare su cui si basa il socia­li­smo boli­va­riano. Una misura for­te­mente con­te­stata dalle destre, costrette comun­que a rin­cor­rere le poli­ti­che eco­no­mi­che decise dal governo per ero­dere con­sensi a Maduro tra le classi popo­lari. Secondo le ultime inchie­ste, l’indice di gra­di­mento del pre­si­dente è sem­pre molto ele­vato, soste­nuto dalla con­ti­nuità dei pro­getti sociali por­tata avanti dal cha­vi­smo: a par­tire dal mas­sic­cio piano di costru­zione di case popo­lari, con­se­gnate agli asse­gna­tari già accessoriate.
Inol­tre, con l’ingresso del Vene­zuela nel Con­si­glio di sicu­rezza dell’Onu, Maduro ha più peso per con­tra­stare i colpi bassi e il discre­dito dell’opposizione oltran­zi­sta a livello inter­na­zio­nale. E infine, con il nuovo ruolo che sta gio­cando il pre­si­dente colom­biano Manuel San­tos, inten­zio­nato a por­tare a solu­zione poli­tica il con­flitto sociale con le guer­ri­glie che dura da oltre mezzo secolo, vi sono stati alcuni segnali posi­tivi per disin­ne­scare piani ever­sivi e atti­vità di con­trab­bando alla frontiera.
E ieri è comin­ciato nell’isola Mar­ghe­rita (Nueva Esparta) il ver­tice dei movi­menti sociali sul cam­bia­mento cli­ma­tico. Fino al 7 novem­bre, 79 orga­niz­za­zioni non gover­na­tive e movi­menti sociali pro­ve­nienti da 45 paesi del mondo si riu­ni­scono per tro­vare una posi­zione comune e pre­sen­tarla alla Con­fe­renza di Lima tra il 1 e il 12 dicembre.

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