L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 23 dicembre 2014

10 miliardi di dismissioni non porteranno niente al debito pubblico, quindi la motivazione è regalare aziende ai privati


Privatizzazioni in rampa di lancio per il 2015



dicembre 22
12:42 2014

- di Filippo Burla -

L’anno a venire sarà decisivo per la dismissione delle quote di aziende ancora in mano pubblica. Ad affermarlo è il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan.

Intervistato dal Tg1 sul tema della legge di stabilità recentemente approvata, il titolare del dicastero di via XX Settembre ha spiegato che «Le privatizzazioni vanno avanti e coinvolgono varie imprese partecipate». Prima in lista sarebbe Enel, per la quale «le operazioni saranno a breve». La cessione di una parte del 31% circa direttamente posseduto dallo Stato doveva avvenire entro l’anno, ma gli attuali valori di borsa hanno fatto slittare la vendita. Seguono poi Poste Italiane e Ferrovie dello Stato, accanto ad Enav.

I motivi dell’accelerazione sono presto detti: «Le privatizzazioni servono a due cose: naturalmente risorse per l’abbattimento del debito, ma anche e direi soprattutto esposizione al mercato e quindi maggiore efficienza nella fornitura dei servizi».


Con le operazioni che coinvolgono le aziende citate si puntano a raccogliere almeno 10 miliardi. Ammesso e non concesso che non si replichi la magra figura fatta con laquotazione di Fincantieri (guadagno netto per le casse dell’erario: zero), sul totale di 2200 miliardi di debito pubblico attualmente in circolazione i 10 suddetti implicherebbero una riduzione pari allo 0.0045% del totale.

Una strada, quella tracciata dal ministro, già percorsa nel recente passato e che non ha storicamente prodotto più che qualche scarso effetto. Cambiando l’ordine degli addendi il risultato non cambia. In specie se gli addendi comprendono la rinuncia a quote di utili che negli anni hanno garantito ossigeno alle magre finanze pubbliche.

http://www.informarexresistere.fr/2014/12/22/privatizzazioni-in-rampa-di-lancio-per-il-2015/

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