L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 27 dicembre 2014

basta avere i soldi, fare un film e si può diffamare qualsiasi Stato Sovrano, la chiamano cultura, libertà d'espressione

The Interview nelle sale, la Russia sta con la Corea del Nord: “Film scandaloso”

La Sony mette la libertà d'espressione davanti a tutto e fa uscire il film nel giorno di Natale. Il cast in una sala per ringraziare gli spettatori. Ma la polemica non si affievolisce e si inserisce anche la Russia. Nel frattempo, nelle scorse ore, attacco hacker a Playstation e X Box.

The Interview nelle sale, la Russia sta con la Corea del Nord:
Dopo una settimana di lunghe polemiche, un affaire internazionale che è stato la risultante di una commistione tra cinema, politica e hackeraggio, The Interview ha finalmente imboccato la via delle sale cinematografiche, ovvero quella che gli competeva. La pellicola con protagonista James Franco, come noto, controverso film che racconta di un complotto immaginario della CIA finalizzato ad un attentato al leader nord coreano Kim Jong Un. Tutto è nato da un attacco hacker che, nei scorsi giorni ha fortemente imbarazzato la Sony, major che ha prodotto il film, dal quale sono emersi documenti riservati delicati e conversazioni interne all’azienda. Attacco hacker per il quale gli Stati Uniti hanno accusato proprio il governo di Pyongyang e che aveva portato la Sony, in un primo momento, a bloccare l’uscita del film nelle sale prima di tornare sui propri passi e mettere la libertà d’espressione davanti a tutto.
Il 25 dicembre The Interview è definitivamente approdato in sala con una visita del cast a sorpresa in un cinema di Los Angeles. “Grazie, fottutamente tanto, a tutti, per essere venuti. Credevamo che questo non sarebbe mai successo,” sono state le parole di Seth Rogen, uno dei protagonisti della pellicola. Da oggi il film è disponibile anche in streaming online attraverso Google Play, YouTube Movies, Microsoft’s Xbox Video e un sito web, sia per il noleggio che per l’acquisto.
Ma è proprio delle ultime ore un altro attacco hacker a X Box e Playstation, che proprio a cavallo dei giorni di Natale hanno visto compromesse le console. L’attenzione va subito alla Playstation, prodotto proprio dalla Sony, il che in qualche modo avvalorerebbe l’idea di un attacco mirato alla casa produttrice del film. Allo stesso tempo pare ragionevole poter escludere la connessione tra quel filone Sony-The Interview e l’attacco hacker in questione, già annunciato il 2 dicembre dal gruppo hacker Lizard Squad, che sembrerebbe non avere nulla a che fare con la Corea. E proprio in mattinata è giunta anche una dichiarazione da parte di un esponente del governo russo in piena linea con il governo di Pyongyang. Secondo il ministro degli Esteri, Alexander Lukashevich, la rabbia della Corea del Nord è abbastanza comprensibile visto quanto il film sia scandaloso, contestando a Washington di non essere stata in grado di motivare l’accusa  di spionaggio a Pyongyang. Se dunque da una parte la polemica si affievolisce con l’arrivo in sala del film, con l’inserimento della Russia nella polemica la questione non è destinata a concludersi

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