L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 20 dicembre 2014

Governo pasticcione ed incapace, parlamentari Pd pecore al pascolo



ROMA - Solo poco prima delle 5 arriva il via libera del Senato alla fiducia posta dal governo sul maxiemendamento alla legge di Stabilità. I voti favorevoli sono 162, i no 37, nessun astenuto. Tocca quindi a un breve Consiglio dei ministri e ancora un voto al Senato per la Nota di variazione al bilancio per concludere all'alba la lunga maratona del voto.

Proteste accese dalle opposizioni, che accusano il governo di aver presentato un testo pieno di errori. "Forza Italia abbandona l'Aula e invita le altre opposizioni a fare altrettanto", annuncia il capogruppo di Fi Paolo Romani, convinto che "non si sia nelle condizioni di continuare". M5S chiede il rinvio in commissione del provvedimento e alla fine non partecipa al voto: dura l'accusa di Giuseppe Vaccaro "ci chiedete di
votare Topolino",.

imprecisioni, discrasie, refusi vengono riconosciuti dallo stesso viceministro all'Economia Enrico Morando: "Il governo accetta e si scusa per gli errori commessi anche nella relazione tecnica ma abbiamo cercato di rendere più leggibile il testo". Sotto accusa infatti finisce il dossier che correda la manovra ma anche lo stesso testo del maxiemendamento che, almeno in parte, viene rivisto durante i lavori dell'Assemblea come spiega il presidente del Senato Pietro Grasso: "si tratta - è la tesi - di drafting e la presidenza si assume dunque la responsabilità di fare correzioni".
Polemiche che fanno slittare di qualche ora il via libera finale al testo, dopo la decisione del Governo di porre la fiducia sul maxiemendamento  e della conferenza dei capigruppo del Senato di votare a oltranza nella notte. La manovra torna così alla Camera dove l'ufficio di presidenza della commissione Bilancio di Montecitorio deciderà l'ordine dei lavori. Quello alla Camera, che sarà il terzo e l'ultimo passaggio, si annuncia comunque come un esame lampo: già lunedì è atteso l'ok finale ai documenti di bilancio.

Il maxiemendamento. Tra le novità più importanti inserite nel passaggio parlamentare al Senato ci sono: il blocco della Tasi e congelamento del canone Rai nel 2015, credito d'imposta Irap per gli autonomi, bonus per i fondi pensione e per le casse di previdenza da utilizzare per gli investimenti, anticipo della gara di aggiudicazione del gioco del Lotto e nuove regole sulla tassazione, nuove regole sul patto di stabilità interno per gli enti territoriali.

La questione province. Intanto, sindacati sul piede di guerra contro la legge di stabilità. I sindacati sono pronti a continuare l'occupazione delle Province per protesta, stando a quanto si legge in una nota. "Oggi la mobilitazione si estende a tutte le Province italiane, e senza un intervento del Governo, un passo indietro su provvedimenti dannosi e insensati, non si fermerà", scrivono Rossana Dettori, Giovanni Faverin e Giovanni Torluccio, Segretari Generali di Fp-Cgil, Cisl-Fp e Uil-Fpl. I sindacati sottolineano il rischio di esuberi per 20mila lavoratori a tempo indeterminato e del licenziamento per oltre 2mila precari e "i pesanti tagli" previsti dalla legge di stabilità. E si attende per oggi il voto sul maxi emendamento del governo.

La protesta dei sindacati. "Chiediamo al Parlamento di evitare il peggio, alle Regioni di fare la loro parte", prosegue il comunicato. I tagli, spiegano i leader sindacali della P.a., "mettono a rischio il funzionamento dei servizi di area vasta, dalla sicurezza scolastica alla tutela ambientale, passando per la viabilità e le politiche attive sul lavoro. Una mobilitazione cresciuta in queste settimane e che oggi raggiungerà il suo apice in tutto il Paese, dopo le prime occupazioni di ieri". "Chiediamo un riordino vero. Ma il Governo abbandoni certi toni. Ognuno - concludono Dettori, Faverin e Torluccio - faccia la propria parte. Ma senza un dialogo vero la mobilitazione continua".

Il governo: "Nessuno perderà il posto". La replica del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, graziano Delrio: "Il personale delle province non rimarrà per strada ma verrà assorbito tramite blocco di tutte le assunzioni in tutte le amministrazioni dello Stato e affini". Nel maxiemendamento alla legge di stabilità, continua Delrio, ci sarà un "elemento di certezza e non d'incertezza come qualcuno ha erroneamente sottolineato". Poi il tweet di Marianna Madia: "Dipendenti province abbiate fiducia martedì ore 13 incontriamo con Lanzetta Cgil, Cisl e Uil per spiegare il percorso".


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