L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 9 dicembre 2014

Governo Renzi, non siamo i soli a dire che mai come oggi siamo servi degli Stati Uniti

Italia: stato vassallo degli Stati Uniti

Italia: stato vassallo degli Stati Uniti
dicembre 07
10:40 2014

Djordje Kuzmanovic, analista geopolitico e membro in Francia dell’Ufficio nazionale del Partito di Sinistra, incaricato delle questioni relative alla Difesa, ha scritto questa settimana un articolo dove non usa mezzi termini nel qualificare lo stato di servaggio in cui si trova la nazione italiana nei confronti degli USA. L’articolo s’intitola inequivocabilmente: “Italia vassalla degli Stati Uniti”.

Per Kuzmanovic, una cartina di tornasole di questo stato di soggezione è rappresentato dal “caso” degli F-35. Così scrive: “L’Italia si sta dotando di aerei da combattimento, fino a 90 F-35 nelle sue diverse varianti. Avrebbe potuto acquistare degli aerei europei, il Rafale per esempio, pienamente operativo o l’EuroFighter (che non lo è ancora). Sarebbe stato logico sostenere i propri partner immediati ed acquistare europeo.
Ma no!
Washington impone ai suoi “alleati” (dovremmo dire vassalli) di rifornirsi dalle industrie della Difesa degli Stati Uniti a scapito delle industrie nazionali.
Matteo Renzi e il suo governo sono stati anche costretti a comprare aerei F-35 statunitensi che … non sono operativi e di cui l’acquirente non sa nemmeno il prezzo (1).
Inoltre, secondo il generale statunitense Michael Hostage (2) l’F-35 è efficace solo se accompagnato da un F-22 Raptor, ma quest’ultimo non sarà venduto all’estero, compresi gli alleati degli Stati Uniti, tenuto conto della sua tecnologia di punta.
Bisogna sapere che l’F-35, sovrastimato e sopravvalutato, è alla fine incompleto e con un prezzo spropositato: il programma F-35 è d’altronde il più costoso al mondo. (Si legga a proposito l’eccellente dossier sull’ F-35 della rivista “Difesa e Sicurezza Internazionale” del mese di novembre 2014, alle pagine 95-103).
Si può legittimamente porre la questione di dove si trovi l’interesse profondo dell’Italia ad adottare un dispositivo così mediocre e costoso.
L’unica risposta plausibile è la sottomissione degli Stati membri della NATO al potere egemonico globale rappresentato dagli Stati Uniti.
Ancora una volta, il concetto della NATO della “Smart Defense” conduce alla sottomissione agli Stati Uniti. I suoi corollari sono la distruzione delle industrie nazionali di Difesa e la rovina geostrategica degli Stati europei.
Queste tendenze saranno aggravate dalla liberalizzazione totale dell’economia nel quadro del Grande Mercato Transatlantico (GMT o TTIP/TAFTA in inglese) – le industrie nazionali, già vulnerabili, subiranno i diktat degli Stati Uniti che non esiteranno un attimo a salvare le loro industrie a scapito di quelle europee – nello stesso modo in cui l’agricoltura messicana è stata sacrificata nel quadro dell’Accordo di libero scambio nord-americano (NAFTA) per salvare la produzione agricola estensiva degli Stati Uniti”.
Kuzmanovic conclude il suo articolo auspicando che, per evitare questo destino, la Francia si schieri contro il TTIP/TAFTA e “esca al più presto dalla NATO”.
Se per la Francia è legittimo nutrire ancora qualche speranza in tal senso – dove rimane ancor viva nel popolo, pur dopo i disastri rappresentati dalle politiche di Sarkozy e Hollande, una tradizione gaullistad’indipendenza e sovranità – non sembra questo il caso dell’Italia, anzi. La nostra nazione è da decenni totalmente occupata, assuefatta e prona alle pretese dei padroni statunitensi. E solo per pietà nostra, Kuzmanovic non ha affondato il dito nella piaga di questo vassallaggio indecente, criminale ed autolesionista della nostra nazione.

E allora dobbiamo ricordarlo noi, con amara tristezza e rabbia, quello che Kuzmanovic non ha voluto rimarcare ai suoi lettori francesi.

Ai nostri “cugini” francesi dobbiamo ammettere che l’Italia è uno stato vassallo che abdica regolarmente non solo ai propri interessi nazionali se si tratta di obbedire ai padroni di Washington – solo per ricordare i più recenti, il catastrofico bombardamento alla Giamahiria libica e le sanzioni alla Russia (con la conseguente perdita del gasdotto South Stream con tutto quello che ne consegue in termini economici e per la sicurezza energetica della nazione) – ma funge spesso e volentieri da cavallo di Troiastatunitense ogniqualvolta sia necessario frenare le volontà sovraniste di certi paesi europei o di indirizzare l’Europa in senso atlantico (euro-atlantismo): così l’Italia, da Renzi a Napolitano, è in prima fila nel sostenere senza remore il trattato di libero scambio TTIP/TAFTA, così l’Italia piazza e appoggia uomini come Mario Draghi, l’incappucciato della finanza al servizio di Wall Sreett e della City, a capo della BCE, così l’Italia contrasta da anni i tentativi di creazione di un’industria della Difesa europea fuori dalle grinfie statunitensi preferendo rimanere sotto l’ombrello del Pentagono, così ad ogni guerra della NATO è sempre in prima fila (caso storico quello del 2003) per indebolire quelle resistenze sovraniste che ogni tanto emergono nei paesi della “Vecchia Europa”…
È probabile che Putin pensasse anche all’Italia quando ieri, nel suo discorso di fine anno davanti all’Assemblea Federale, ha ricordato come “i nostri amici americani, direttamente o da dietro le quinte, influenzano sempre le relazioni con i nostri vicini, a volte non si sa con chi parlare: con i governi di alcuni paesi o direttamente con i loro protettori americani (…) Per molti Paesi europei la sovranità e l’orgoglio nazionale sono concetti dimenticati e di lusso”.
In Italia regna uno scenario di vassallaggio strutturale, a 360°. Un potere soffocante ed enorme. Per ribaltarlo è quantomeno necessaria – per riprendere un esempio che ci ha insegnato la stessa Francia – una politica gaullista, che nella sua coerenza sovranista e nella sua forza (vedi per esempio la pratica della force de frappe) va ben oltre, sempre che non siano puri e semplici diversivi da “diversamente vassalli”, alle boutade di Beppe Grillo e ai maquillage di Matteo Salvini…
Michele Franceschelli

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