L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 21 dicembre 2014

i danni ambientali non si prescrivono, il governo Pd privileggia le stupidagini e non gli interessi reali

Chi inquina non paga: la legge sui reati ambientali ferma in Senato da 9 mesi

In prescrizione i disastri ambientali di Bussi, Casale Monferrato e Praia a Mare. La legge 1345 sui delitti ambientali, che blocca la prescrizione, da nove mesi è ferma in Senato. Confindustria chiede semplici sanzioni amministrative per chi inquina senza dolo.

Chi inquina non paga: la legge sui reati ambientali ferma in Senato da 9 mesi.
Nel paese dove chi inquina non paga – La scia di assoluzioni nei processi legati ai disastri ambientali nel nostro paese, aperta con la sentenza del processo ai vertici della Eternit di Casale Monferrato, non sembra arrestarsi. Tutti assolti a Bussi, dove le discariche di rifiuti industriali della Montedison hanno inquinato la Val Pescara, assoluzione anche per i vertici dell’ex colorificio Marlene di Praia a Mare dove gli operai venivano intossicati dai fumi della produzione. E’ la cronaca di un paese dove il principio del “chi inquina paga” resta poco più che mera utopia. Un paese dove ancora non si riesce a fare piena luce sui costi ambientali della produzione industriale. Il più grande alleato degli inquinatori continua ad essere la prescrizione dei reati. Nonostante tutte le commissioni bicamerali d’inchiesta sul fenomeno delle ecomafie, dal 1996 ad oggi, abbiano ribadito in tutte le relazioni finali come ci sia bisogno di rivedere i tempi di prescrizione dei reati ambientali, nessun cambiamento è arrivato nel nostro ordinamento. Le indagini per i reati ambientali presuppongono dei tempi lunghi. Non basta scovare l’illecito e trovare le prove del dolo, ma serve fare analisi delle acque, carotaggi nel terreno, ispezionare le discariche con sonde. Una selva di perizie ed analisi necessarie a dimostrare il disastro ambientale. I tempi di indagine prima di arrivare al processo non sono dunque rapidissimi. Proprio su questo principale aspetto vorrebbe intervenire la proposta di riforma del codice penale sui reati ambientali ferma al Senato da ormai ben nove mesi.
La legge ferma da nove mesi – Approvata a Marzo a cavallo tra il governo Letta ed il governo Renzi, il disegno di legge 1345 sui delitti contro l’ambiente, raddoppia sostanzialmente i tempi di prescrizione per i reati ambientali. “Nel caso del disastro ambientale la norma prevede lo stop alla prescrizione all’avvio delle indagini“, spiega a Fanpage Salvatore Micillo deputato del Movimento 5 Stelle in Commissione Giustizia che ha lavorato al testo di riforma. A marzo votarono contro la riforma alla Camera dei Deputati Forza Italia e Lega Nord. Ma appena il testo è arrivato al Senato l’offensiva contro la riforma è stata lanciata direttamente da Confindustria. La direttrice generale di Confindustria, Marcella Panucci, in audizione presso le Commissioni Ambiente e Giustizia al Senato ha usato espressioni che con lasciano spazio ad interpretazioni: “non vanno puniti i comportamenti che determino danni ambientali incolpevoli” che secondo la dirigente di Confindustria andrebbero punite solo sanzioni amministrative o civili. Un quadro che rischierebbe di far tornare l’ordinamento giuridico a prima della Legge Ronchi, quando i reati ambientali erano semplici sanzioni. In buona sostanza la posizione di Confindustria chiede che la tutela dell’ambiente non limiti lo sviluppo industriale.

“Per noi l’attività di impresa legittima è quella che non inquina”  – ribatte Salvatore Micillo – “noi siamo pronti a votare subito la legge, il Partito Democratico ci dica cosa vuole fare“. Dall’audizione della direttrice di Confindustria la legge si è di fatto bloccata. A novembre fu comunicato ai gruppi parlamentari del Senato la possibilità di calendarizzare la votazione della legge a dicembre. Ora pare che l’orientamento della presidenza del Senato e della conferenza dei capigruppo sia quella di portare la riforma in aula a gennaio. Intanto a Bussi, come altrove, si afferma un pilatismo che lascia i territori devastati, spesso irrimediabilmente, le vite dei cittadini compromesse e poche speranze di verità e giustizia. “La sentenza è un macigno - dice a Fanpage Augusto De Sanctis tra i principali attivisti dei comitati che si sono battuti sulla vicenda di Bussi – l’Istituto Superiore della Sanità aveva fatto su Bussi una relazione durissima sul pericolo derivato dall’inquinamento dell’acqua dei pozzi Sant’Angelo, ma vista la sentenza ora i cittadini a chi dovranno rivolgersi?“. Intanto l’approvazione della legge 1345 avrebbe forse evitato quella sentenza e sicuramente altre simili in futuro.
Dopo la sentenza sulla Eternit di Casale Monferrato, che ha assolto per prescrizione tutti gli imputati, il premier Matteo Renzi ha incontrato i familiari delle vittime di amianto. Eppure, dopo poche settimane da quella sentenza ne arrivano altre. Il Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti ha annunciato che il Ministero ricorrerà in appello contro la sentenza di Bussi. C’è da chiedersi se forse non sarebbe necessaria meno indignazione e maggiore rapidità nell’approvare la riforma dei reati ambientali.

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