L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 25 dicembre 2014

i servizi segreti lavorano per implementare l'allarme di Napolitano sull'estremismo

Alta velocità, tre procure in campo dopo l’ultimo sabotaggio a Bologna

La procura sente i colleghi di Firenze e Torino: “Matrice comune dietro gli episodi” L’incendio nelle canaline dei cavi elettrici manda in tilt la circolazione ferroviaria
Migliaia di passeggeri hanno dovuto fare i conti con una lunga serie di ritardi e cancellazioni
24/12/2014
bologna
Sono bastati pochi stracci imbevuti di benzina e piazzati nelle canaline dei cavi elettrici in un punto strategico, a pochi chilometri dalla stazione di Bologna, per creare il caos nella rete ferroviaria italiana, con ritardi a catena in tutta la mattinata di ieri e disagi pesanti per la gente in partenza per le feste di Natale. Ora la procura di Bologna indaga per pericolo di disastro causato da danneggiamento, interruzione di pubblico servizio e danneggiamento seguito da incendio, ma il fantasma dell’atto eversivo ad alto rischio-contagio, visto che questo è il quarto episodio del genere in un mese, ha spinto gli inquirenti a fare fronte comune.

Il procuratore capo di Bologna Roberto Alfonso si è messo in contatto coi magistrati di Firenze, teatro del penultimo attentato incendiario solo pochi giorni fa, per attivare un coordinamento nelle indagini: «Scambieremo le informazioni in nostro possesso in modo da inquadrare i fatti in un contesto più ampio e generale». Il questore di Firenze Micillo ha evocato una «strategia comune». Anche la procura di Torino, che indaga sulle azioni No-Tav sulla Torino-Lione, ha acquisito informazioni sui fatti di ieri.

Il ministro dei trasporti Lupi ha parlato apertamente di «atti terroristici contro l’alta velocità» (sul luogo dell’incendio sono state trovate due scritte No Tav, anche se l’origine è ancora incerta, ndr). Il ministro dell’Interno Alfano ha aggiunto che lo Stato non si farà intimidire. Il presidente del consiglio Renzi invece ha abbassato il tiro: «Voglio rassicurare tutti gli italiani: non torniamo a rievocare parole del passato, è in atto un’operazione di sabotaggio e verifichiamo quanto accaduto».
Di sicuro è stata una cosa seria: gli attentatori hanno compiuto il loro blitz intorno alle 4,30, approfittando della nebbia che avvolgeva la zona dello scalo Santa Viola, alle porte di Bologna: hanno sistemato degli stracci inzuppati di materiale infiammabile nei pozzetti dove corrono i cavi del sistema di controllo delle linee ad alta velocità e convenzionale, in quattro punti diversi, e hanno dato fuoco. Di lì a poco i treni veloci, ma soprattutto i convogli della linea normale, hanno cominciato ad accumulare ritardi di ore. Solo nel primo pomeriggio la situazione si è normalizzata.

E’ stata un’azione progettata nei dettagli, come spiega il responsabile del compartimento di polizia ferroviaria, Maurizio Improta: «Operare su uno snodo come quello di Bologna su quattro punti differenti significa che qualcuno ci ha studiato. E non è un caso che avvenga pochi giorni dopo quello che è successo a Firenze. Sabotare queste canaline e pozzetti che contengono i collegamenti dei cavi elettrici e delle fibre ottiche che trasmettono dati crea certamente un grande problema». E mentre la procura di Bologna sta rispolverando i fascicoli relativi ad altri due episodi sospetti – l’incendio in un pozzetto a maggio scorso e lo sganciamento delle linee aeree Tav due anni fa – il funzionario Polfer ammette che, complice la nebbia, «purtroppo ci sono dei punti in cui la linea diventa accessibile a chi vuole fare un’azione di questo tipo, che non è preventivabile». Quanto al livello di organizzazione necessario per il blitz, Improta aggiunge: «Pensare di destabilizzare un sistema come questo, creare preoccupazione, mettere in allarme: non penso certo possa trattarsi di lupi solitari o di emulatori non so di chi. E’ chiaro che c’è un movimento, una rete che si muove, ma non mi compete definirlo o commentarlo».

Ieri la Digos ha compiuto perquisizioni nelle case di quattro persone dell’area anarchica bolognese, ma i controlli non hanno dato esito. Subito dopo l’attentato di Firenze, su certi siti internet legati agli anarchici erano comparsi commenti come questo: «Fuochi ai cavi, la miglior difesa».

http://www.lastampa.it/2014/12/24/italia/cronache/alta-velocit-tre-procure-in-campo-dopo-lultimo-sabotaggio-a-bologna-Pw26NZYcgnJ9DSuJV12P6M/pagina.html

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