L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 19 dicembre 2014

il Pd vuole il suicidio del web italiano seguendo le infauste orme della Spagna

Ecco cosa succede se si spegne Google News

In Spagna il traffico online crolla a causa della Google Tax. E in Italia...


La chiusura di Google News in Spagna comincia a dare i suoi effetti. Dopo l'approvazione della cosiddetta Google Tax, che avrebbe obbligato i motori di ricerca (non solo Big G, dunque) a corrispondere una royalty per il diritto d'autore su ogni notizia pubblicata da un sito spagnolo e rilanciata su Google News, da Mountain View si è deciso infatti per la sospensione: Google non ha nessuna intenzione di pagare tasse per un servizio che non genera introiti pubblicitari, e che è di fatto un modo per i quotidiani online di farsi pubblicità e generare visibilità – tanto è vero che gli stessi editori avevano chiesto al governo spagnolo di ripensarci. Niente da fare: la legge è passata, Google News Spagna non esiste più, il traffico sui siti d'informazione spagnoli è crollato del 15% nel giro di due giorni. Come volevasi dimostrare, e il fatto che anche in Italia si stia pensando di approvare una norma simile non può che farci preoccupare.
Stando all'analisi di Chartbeat, compiuta su oltre cinquanta siti spagnoli, dai blog più popolari ai grandi quotidiani, tutta l'informazione online in Spagna ha subito un crollo delle visite tra il 10 e il 15% nel giro di poche ore. Una debacle amplificata dal fatto che i siti spagnoli sono scomparsi anche dalle edizioni di Google News di altre Paesi, riducendo l'accessibilità di quei link alle normali ricerche di Google, o ai link interni tra siti – e infatti i grandi quotidiani online della Spagna segnalano che il traffico proveniente da altri siti del Paese è aumentato. Troppo poco per assorbire le perdite, come d'altra parte hanno capito anche in Germania, dove una versione più soft della Google Tax è stata accantonata su richiesta degli editori al governo.
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Chiunque viva d'informazione in Europa, comunque, guarda con preoccupazione alla situazione spagnola. In Italia, in particolare, viviamo sul filo del rasoio. Nell'ultima legge di stabilità è stato inserito un emendamento, voluto da Edoardo Fanucci del PD e già ribattezzato "Google Tax", che prevede che le grandi compagnie web, da Google ad Amazon, debbano, per operare nel nostro Paese, avere partita IVA italiana: lo scopo è allontanare gli investitori web dai Paesi con regimi fiscali agevolati, e costringerli a fatturare in Italia, con quel che ne consegue per il gettito. Se ne può discutere, ma quello che davvero inquieta chiunque faccia informazione online in Italia sono le parole di Maurizio Costa, presidente della Fieg, Federazione Italiana Editori di giornali: in un'intervista a Repubblica che trovate qui sotto, Costa spiega che «chiediamo solo che chi utilizza contenuti editoriali di proprietà di altri paghi il giusto. È ora che questo Google, come qualsiasi aggregatore di notizie di Internet, riconosca il diritto d’autore per gli articoli, le foto, i video linkabili da Google News». Il modello è quello spagnolo, e la speranza è che riportare il gettito di Google in Italia, e costringerla a pagare il diritto d'autore sulle news di Google, possa regalare al Paese le risorse per investire nella banda larga. Che sarebbe una bellissima notizia – il rischio è che siano in in pochi a poterla leggere, almeno sul web.

http://www.youtech.it/Tech-Life/Tech-News/Ecco-cosa-succede-se-si-spegne-Google-News-31108

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