L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 11 dicembre 2014

Juncker, investimento di 21 miliardi, in tre anni, spacciato per 300 miliardi, buffone

10 dicembre 2014, 19:51

Il “pacchetto Juncker”: realtà o miraggio?

Il “pacchetto Juncker”: realtà o miraggio?

Come riportato dai media europei, fino ad oggi, la Commissione Europea ha ricevuto dagli Stati membri dell'Unione Europea circa 2 mila domande di finanziamento per diversi progetti nell'ambito del recente piano della commissione presieduta da Jean-Claude Juncker per attirare investimenti per la crescita economica.

Il programma di investimenti, denominato "pacchetto Juncker" vale 315 miliardi di euro. Tuttavia, gli esperti vedono un problema non solo nella selezione dei progetti meritevoli di finanziamento, ma nella realizzazione stessa del piano di investimento nel suo complesso.
Quando in questi giorni ci si riferisce alla testa della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker, ha scritto la rivista tedesca “Focus”, da un lato, nel suo discorso si sprecano molte lodi e dall'altro emergono continue accuse. Ma una cosa ha imparato per certo: se la passione per il risparmio porterà la zona euro alla morte, allora questo diventa un problema per l'economia mondiale". Così “Focus” ha commentato il motivo del Premier dell’"euro governo", che ha deciso di fare un piano per rilanciare gli investimenti. Questa idea è già diventata oggetto di dibattito tra politici ed esperti.
Come ha detto Juncker, presentando il suo programma al Parlamento Europeo, si tratta di un segnale molto semplice in cui l'Europa deve garantire la crescita economica e le future generazioni di tutto il mondo. Ma ora, dice, gli investitori non si fidano dell'Europa. Come ha detto il capo della Commissione Europea, c'è stato un "paradosso" per cui le banche di tutto il mondo gestiscono molti denari europei, ma non rientrano in Europa, dove il livello di debito pubblico è aumentato nel corso degli anni, dal 60 al 90 per cento del PIL complessivo. Pertanto, Jean-Claude Juncker, è convinto che non è il momento per le battaglie politiche e ideologiche. Secondo lui, il consenso politico necessario per guidare l'Europa deve guardare 'in avanti'.
In particolare si ipotizza di creare un Fondo strategico a metà 2015 per gli investimenti, per i quali l'UE offre 16 miliardi di euro e la Banca europea per gli investimenti, la BEI aggiungerà altri 5 miliardi. Ciò dovrebbe stimolare gli investimenti per complessivi 315 milioni di euro. Come riporta la rivista “Focus”, Juncker ha lanciato l'iniziativa in un momento per lui vincente. Era finito una settimana prima nell’australiana Brisbane il vertice del "G 20” adottando il "Piano d'azione", in cui l'accento è posto sui fattori di crescita economica. Come sottolineato da un certo numero di analisti, il piano mette fine al diktat tedesco dell’"austerità".
Secondo Jean-Claude Juncker, l'investimento dovrebbe andare in primo luogo al progresso tecnico, all'energia, ai trasporti, al miglioramento delle infrastrutture, all'istruzione, innovazione, tutela ambientale. Abbiamo bisogno di una coalizione europea che voglia investire, ha detto Juncker. Egli ha espresso la speranza che il Parlamento Europeo acceleri l'adozione della legislazione necessaria. Allo stesso tempo, ha ammonito i deputati dalla politicizzazione del piano e dai "giochi politici" che dovessero riguardarlo.
Tuttavia, non si intravede ottimismo generale da parte dei parlamentari in merito al "pacchetto Juncker”. I conservatori hanno chiamato la creazione della Fondazione per le Iniziative Strategiche un' "offerta interessante", ma un rappresentante della sinistra greca Dimitros Papadimoulis, ha detto che il "pacchetto" è vuoto. "Nessun economista al mondo", ha detto, crede che la "forza" della leva risieda solo in un investimento di 21 miliardi di euro che possa stimolare un investimento 15 volte maggiore, per questo il "diktat di austerità" tedesco rimarrà.
Inoltre, quella "battaglia politica e ideologica", della quale parla Juncker, si è arrestata. A Colonia si è appena concluso il Congresso CDU che ha rieletto presidente la Cancelliera Angela Merkel che ha minacciato la Russia di ulteriori e più severe sanzioni. Sono "dolorose" per l'economia tedesca, Merkel ha riconosciuto, ma, nelle sue parole, sono "inevitabili". È davvero "vincente" il momento per l'iniziativa Juncker come hanno detto alcuni esperti? Il “pacchetto” del presidente della Commissione Europea è prudente, dichiara in un'intervista a "La Voce della Russia" il docente della Scuola Superiore di Economia di Mosca, Ivan Rodionov:
Da un lato è chiaro che il passaggio dalla caduta o, più precisamente, da una stagnazione ad una crescita prevede l’attrazione degli investimenti. D'altra parte è evidente che non saranno gli investimenti di bilancio, a causa della dura politica di restrizioni. In queste circostanze, occorre cercare i soldi da qualche parte "fuori". Cioè dai Paesi che hanno un eccesso di fondi disponibili. Questo tipo di fondi sono spesso creati in Europa dall'inizio della crisi. In questo caso, nessuno si preoccupa di dire che non ha funzionato e il denaro non è arrivato. Questa è una sorta di combinazione di gioco politico che non dà risultati reali.
A proposito del momento "vincente" del "pacchetto Juncker." Secondo quanto appena pubblicato dal rapporto dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, OCSE, la stratificazione sociale è in aumento e anche per una "Locomotiva", come la Germania, diventa un ostacolo alla crescita economica. Tuttavia, è davvero così importante, per la stessa Frau Merkel, che è costretta sempre a pensare a nuove sanzioni contro Mosca?

Per saperne di più: http://italian.ruvr.ru/2014_12_10/Il-pacchetto-Juncker-realta-o-miraggio-0628/

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