L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 6 dicembre 2014

l'economia che fa i soldi con le manovre sulla carta non può avere cultura è improntata solo all'effimero

Pensare a lungo termine: una questione di responsabilità per Aberdeen

Redazione Finanza

5 dicembre 2014 - 14:49
MILANO (Finanza.com)
di Anne Richards, Chief Investment Officer di Aberdeen

Le società, gli azionisti, i trader e i politici sono diventati sempre più short-termist nel loro modo di pensare e, ancora più significativo, nel loro modo di agire. Mentre il mercato si sta ancora riprendendo dai tumultuosi eventi del credit crunch, si è intensificato il dibattito sulla necessità di passare da una visione di breve termine a una visione di lungo termine.

Il famoso esperimento dei marshmallow condotto a Stanford nel 1960 (dove a dei ragazzini veniva proposto di scegliere fra un marshmallow subito o due marshmallow dopo una breve attesa) spiega molto del comportamento che spesso gli investitori assumono sui mercati finanziari e mette in luce l’innata propensione dell’uomo a non curarsi del futuro in favore di una ricompensa immediata.

Eppure, per dirlo con le parole di Abraham Lincoln: "You cannot escape the responsibility of tomorrow by evading it today”, ovvero: "Non si può sfuggire alle responsabilità del domani, trascurando il presente”. Per esempio, la fuga di capitali dai mercati azionari dei paesi emergenti che si è verificata nel primo trimestre del 2014 dimostra quanto rapidamente un’asset class può perdere terreno per colpa di una sottoperformance di breve termine. Fattori quali il tapering statunitense e il rallentamento della crescita cinese hanno portato all’uscita di circa 40 miliardi di dollari USA dal mercato azionario emergente da inizio 2014, ad opera sia di investitori istituzionali che di investitori retail, e più o meno la stessa cifra è uscita anche dai mercati obbligazionari. Eppure i tassi di incremento dei salari in Cina sono positivi e suggeriscono un trend di crescita economica stabile del paese, incentrato più sui consumi che sugli investimenti. Sul lungo termine, questi solidi progressi costituiranno un beneficio per i paesi emergenti, anche se nell’immediato, nell’assenza di un rapido e tangibile guadagno, molti investitori hanno optato per la fuga verso investimenti percepiti come maggiormente sicuri. Questo è uno dei temi che affligge oggi i mercati: gli investitori sono troppo reattivi.

C’è una diffusa attitudine a comprare sulla base dei rumors invece che dei fatti. Sia sui mercati azionari che obbligazionari, la tendenza ad affidarsi a catalizzatori di rapidi guadagni come dollari a buon mercato o le speranze di una riforma elettorale (per esempio in India) piuttosto che considerare i solidi fondamentali di un paese (per esempio un trend demografico positivo o finanze pubbliche in buono stato) non solo allontana la possibilità di ottenere interessanti rendimenti di lungo termine, ma può avere un impatto negativo sui rendimenti nel loro complesso. Si consideri ad esempio il debito dei mercati emergenti.

I disavanzi nei saldi delle partite correnti di molte economie emergenti hanno scoraggiato già dal 2013 diversi investitori a prendere posizioni in questo segmento. Tuttavia, gli esperti di obbligazioni sanno che le economie nazionali possono sopportare un certo livello di deficit, fintato che esso si dimostra sostenibile.

Quando si tratta di saldo delle partite correnti, i paesi emergenti possono vivere comodamente con deficit moderati, soprattutto se sono supportati da fonti di finanziamento stabili e forti economics sottostanti. La sensazione è che, fin troppo spesso, la tenuta di un paese, o di una società, non interessi poi tanto chi investe, il cui principale focus è il "qui e ora”.

Aberdeen ritiene che quando si guarda ai mercati, a meno che non via sia un motivo urgente per rivolere il proprio capitale subito, l’investitore dovrebbe abituarsi a pensare a lungo termine e non cadere nella trappola dei rumors quotidiani. A nostro parere, il trading di breve termine e gli esuberanti tentativi di anticipare il mercato sono pieni di insidie, e dunque resistere agli episodi di volatilità, anche se può costare fatica, al fine di raccogliere i risultati sul lungo termine, appare la scelta più sensata per chi vuole ottenere un solido ritorno dai propri investimenti.

http://www.finanza.com/promotore-finanziario-fondi-comuni-investimento/Italia/notizia-fondi/Pensare_a_lungo_termine_una_questione_di_responsabilita_per-430016

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