L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 25 dicembre 2014

l'Egitto di El Sisi, si dimostra sempre più centrale in Medio Oriente

Sisi spegne al Jazeera in Egitto e inaugura il disgelo con Doha

Fine delle trasmissioni per l’emittente qatariota al Cairo. Vince l’asse guidato dall’Arabia Saudita. Fratellanza sempre più sola
di Redazione | 24 Dicembre 2014 ore 06:30
Lo sceicco del Qatar Tamim bin Hamad Al Thani (destra) saluta il re saudita Abdullah (sinistra) a una riunione del Gcc (foto AP)
Roma. Lunedì scorso la presentatrice del telegiornale di al Jazeera Mubasher Misr, l’emittente egiziana del colosso televisivo del Qatar, ha annunciato in diretta la fine temporanea delle trasmissioni “finché non si ricreeranno le circostanze per riprendere a lavorare in Egitto e previa autorizzazione delle autorità locali”. Al Jazeera era stata finora l’unico canale a coprire le manifestazioni di protesta dei Fratelli musulmani contro il governo filomilitare di Abdel Fattah al Sisi e a difendere l’immagine della leadership della Fratellanza egiziana. A partire dal colpo di stato del luglio 2013, l’asse composto dal governo militare di Sisi, dall’Arabia Saudita e dagli Emirati Arabi Uniti ha spinto affinché il Qatar interrompesse il proprio sostegno all’opposizione del presidente egiziano. La decisione di sospendere le trasmissioni è stata raggiunta un paio di settimane fa, in occasione della riunione a Doha dei paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo. L’intesa raggiunta tra l’emiro del Qatar, Sheikh Tamim, e il sovrano saudita, Abdullah bin Abd al Aziz, è semplice: fine del sostegno di Doha ai Fratelli musulmani, già dichiarati fuorilegge, in cambio di una normalizzazione delle relazioni con il Cairo e, ancora più importante, con le altre monarchie del Golfo. Sabato scorso, Tamim si è presentato nella capitale egiziana e dopo un incontro con Sisi ha suggellato l’accordo. La sospensione delle trasmissioni di al Jazeera in Egitto è una vittoria diplomatica dell’Arabia Saudita e inaugura una distensione tra il Qatar, isolato in medio oriente per il suo sostegno all’estremismo islamico, e le monarchie sunnite del Golfo che rafforzano così la propria cerchia di alleati laici (e spesso repressivi) nella regione. Durante il summit di Doha non è stato però raggiunto alcun accordo sul sostegno del Qatar ai combattenti islamisti di Jabhat al Nusra in Siria e di Hamas a Gaza. L’impressione è che le monarchie del Golfo stiano testando in Egitto la reale volontà di Doha a trattare, con l’obiettivo di risolvere in un secondo momento anche le questioni di al Nusra e Hamas. “Serve la giusta combinazione tra parole e azioni: i fatti concreti sono molto importanti”, ha detto il portavoce del ministro degli Esteri egiziano, Badr Abdelatty, commentando la chiusura di al Jazeera in Egitto.

ARTICOLI CORRELATI L’Arabia Saudita sta facendo un test mondiale con il prezzo del greggio Sisi contro Baghdadi Non è la prima volta che il canale qatariota viene oscurato nel paese e restano dubbi sulle reali intenzioni di Doha. Poche settimane fa, il Cairo ha chiesto all’Interpol di arrestare un predicatore egiziano molto influente di nome Yusuf al Qaradawi. Costui, in diretta su al Jazeera Mubasher, aveva definito Sisi “un macellaio” e la deposizione del governo islamista di Mohammed Morsi “un colpo di stato”. Sabato scorso, mentre l’inviato dell’emiro del Qatar incontrava il presidente Sisi, il capo dell’intelligence egiziana, generale Farid al Tohami, era stato rimosso dall’incarico, ufficialmente per “motivi di salute”. Sembra però che Tohami, fino ad allora fermo oppositore della Fratellanza, sia stato avvicinato dal Qatar per cambiare atteggiamento verso l’opposizione degli islamisti.

 http://www.ilfoglio.it/articoli/v/124093/rubriche/egitto-al-jazeera-sisi-inaugura-il-disgelo-con-qatar.htm

Nessun commento:

Posta un commento