L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 9 dicembre 2014

Mettiamo al centro la persona, la sua originalità, perché ogni persona è irripetibile, non è indidualismo ma comunitarisimo

Domenica, 7 Dicembre 2014

Don Ciotti: Le tangenti e il Mose, di che stupirsi?


Trasformare i no in noi. Non dimenticare le cose belle. Dare alle persone il loro nome. Abitare il presente. Sono solo alcuni dei consigli che don Luigi Ciotti ha dato a centinaia di studenti durante la lectio magistralis che ha inaugurato, giovedì 27 novembre, il nuovo anno accademico dello Iusve, l'Istituto Universitario Salesiano di Venezia.

Un'ora di appassionata relazione in cui il fondatore del Gruppo Abele prima si è detto «laureato in scienze confuse», poi ha pescato dal proprio vissuto personale, ricordando la vita nella baracca a Torino e la sua infanzia «con i vestiti della San Vincenzo», ma anche i tanti incontri con Papa Francesco all'insegna del caffè di una bottega piemontese.
Strada, periferie, ascolto, relazione, impegno, corresponsabilità le parole chiave che ha affidato ai ragazzi, silenziosi e attenti. «Andate nelle periferie – esordisce il presidente nazionale di Libera – è la strada a insegnarci il cammino. La strada significa ascolto, insegna ad avere una mentalità aperta, la coscienza dei limiti, l'elasticità, a non avere paura delle proprie contraddizioni o ambiguità».

L’anoressia esistenziale. Periferie che non sono solo quelle urbane. Parla di anoressia esistenziale, don Ciotti, dello sguardo perso di una ragazza durante la messa celebrata poco prima, delle tante persone ai margini, sole, malate. E invita gli studenti a non fermarsi alla tecnica. «Il primo strumento, il più importante – dice – resta sempre la relazione. Le persone vanno chiamate con il loro nome, vanno riconosciute prima ancora che accolte. Mettiamo al centro la persona, la sua originalità, perché ogni persona è irripetibile».
Ai ragazzi anche un invito diretto a non scoraggiarsi e ad avere sguardi lucidi: «C'è una marea di cose belle intorno a noi – continua – cose importanti che dobbiamo riconoscere e promuovere». Ma di fronte a chi soffre, non si può restare a guardare. «Il primo segno – spiega il sacerdote – è il fare. Significa: esserci, accogliere, andare incontro all'altro. L'inclusione comincia dalla relazione. Sono proprio quelli che fanno più fatica a darci i punti di riferimento del nostro impegno, le coordinate del nostro cammino».



Dalla denuncia all’impegno. In quest'ottica, allora, don Ciotti spiega che speranza vuol dire anche «trasformare la denuncia dell'ingiustizia in impegno per costruire giustizia, per includere, per dare libertà e dignità alle persone. La strada dell'impegno, poi, deve essere sempre scandita dalla corresponsabilità. Trasformate il no in noi. E' il noi che vince».
Giustizia – ingiustizia, corruzione – legalità, mafia e istituzioni pubbliche sono parole che spuntano di continuo nel suo discorso. Non è sorpreso, don Ciotti, dello scandalo Mose che ha travolto Venezia negli ultimi mesi. «Io mi stupisco di chi si stupisce – dice a margine dell'incontro – la capacità sia del segmento della corruzione, sia da parte delle organizzazioni criminali mafiose, di tentare tutte le strade per penetrare le grandi imprese, le grandi opere, è una storia che conosciamo da sempre. Questa è una forma di violenza che ci impoverisce tutti. La corruzione inquina la politica e l'economia: è un danno che la collettività tutta deve sentire come una ferita propria».

Corruzione e illegalità, dunque, non sono problemi che riguardano solo magistrati e forze dell'ordine. La ricetta di don Ciotti passa attraverso la conoscenza e la preparazione. «Bisogna conoscere – spiega – per diventare persone più responsabili. C'è molta superficialità, molti pensano che siano solo schegge di problemi o problemi che non ci riguardano. Corruzione e mafie sono due facce della stessa medaglia».
In parlamento, quindi, così come negli enti locali servono persone competenti e formate, «gente anche terra terra – dice – anche ruspante ma che si impegni, che non dimentichi ciò che diceva Paolo VI: la politica è la più alta ed esigente forma di carità».
Ai ragazzi che lo ascoltano don Luigi Ciotti non vuole insegnare la legalità. «Molti in questi anni – conclude – hanno scelto una legalità malleabile e sostenibile. Cioè: rispetto le regole solo se mi conviene. C'è poca chiarezza,poca trasparenza. Bisogna educarci alla responsabilità, che viene prima della legalità. Perché se uno è responsabile poi rispetta anche le regole».

Chiara Semenzato

http://www.genteveneta.it/public/articolo.php?id=8005 

Nessun commento:

Posta un commento