L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 22 dicembre 2014

mi dispiace ma abbiamo proprio un governo imbecille, le clausole di salvaguardia della Legge di Stabilità del 2015 aumenteranno il sommerso e schiacceranno l'economia, altro che ripresa

Fisco 5 novembre 2014, 15:26

Aumento Iva in legge di stabilità 2015: l’allarme di Bankitalia

Aliquote Iva al 25% e al 13%, ma a guadagnarci sarà solo l’evasione


tasse La legge di stabilità 2015, in realtà, contiene misure che vanno ben oltre l’orizzonte del prossimo anno. E lo sa bene la Banca d’Italia, che mette in guardia: da eventuali ulteriori aumenti dell’Iva, potrebbe beneficiarne l’economia sommersa, generando conseguenze ben più negative per i conti pubblici.
E’ un quadro angosciante, che non lascia via d’uscita ai contribuenti una volta che potrebbe innescarsi: se scatterà la maledetta clausola di salvaguardia, infatti, gli aumenti dell’Iva andrebbero di pari passo, senza, però, apportare significativi benefici all’economia nazionale.
Ne consegue che ulteriori misure di austerity potrebbero essere varate in seguito al mancato gettito derivate dall’incremento delle aliquote sui beni di consumo.
Altro che film dell’orrore, si tratta di una prospettiva che potrebbe realizzarsi senza troppe difficoltà nell’arco di pochi mesi. Come noto, infatti, dipende tutto dal raggiungimento degli obiettivi di risparmio che il governo ha fissato in accordo con le istituzioni europee, ponendo come “garanzia” sui tagli la clausola di salvaguardia, che finirebbe per attivarsi qualora i risultati della spending review siano meno soddisfacenti di quanto preventivato.
Il pericolo, messo nero su bianco nell’ultima finanziaria e confermato con l’attuale legge di bilancio in discussione a Montecitorio, riguarda gli scatti dell’Iva previsti in caso di risparmi sotto le attese con il piano di razionalizzazione della spesa pubblica.
Così, in brevissimo tempo, si potrebbe passare al 25,5% dell’aliquota di fascia alta, e al 13% per quella intermedia, con i primi incrementi già tra dodici mesi, che finirebbero nel vicino 2017.
Secondo il governo, aumentare l’Iva potrebbe portare in cassa allo Stato 2,3 miliardi per ogni punto dell’a seconda aliquota e ben 4 per ogni 1% aggiunto alla prima. In sostanza, se gli aumenti si dovessero realizzare, si tratterebbe di 15 miliardi in più di versamenti Iva ogni anno.
Insomma, un cammino già segnato, sempre che il governo non stupisca gli osservatori con risultati record sul piano della finanza pubblica, obiettivo, al momento, assai remoto viste le difficoltà con cui la finanziaria è stata fatta digerire prima alla Ragioneria di Stato e poi alla Commissione europea.
Ora, è la Banca d’Italia a lanciare il nuovo allarme“Più elevata è l’imposizione - ha infatti notato il vcedirettore SIgnorini nell’audizione che ha visto bocciare duramente la legge di stabilità alla Camera – tanto maggiore è l’incentivo all’occultamento delle transazioni finanziarie”.
Considerazioni, queste, che derivano da seri dubbi coltivati dall’istituto di credito nazionale riguardo il gettito in entrata nei prossimi mesi, dopo il varo della legge di stabilità 2015, per effetto dell’attivazione di “clausole di salvaguardia che si connotano sempre più come soluzioni che rispecchiano difficoltà e ritardi nell’effettiva realizzazione della revisione della spesa pubblica”.

http://www.leggioggi.it/2014/11/05/aumento-iva-in-legge-stabilita-2015-lallarme-bankitalia/ 

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