L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 23 dicembre 2014

Pd un coacervo di consorterie, di clan, di famigli è l'altra faccia della corruzione

Caos primarie: il PD rischia di esplodere. De Luca pronto a candidarsi da solo

Cronaca di una riunione ad alta tensione dei renziani con Lorenzo Guerini (esclusi Nicodemo e Picierno). Tensione alle stelle: l’idea di far saltare le primarie provoca una ribellione. Partito sull’orlo della scissione a livello locale?

Caos primarie: il PD rischia di esplodere. De Luca pronto a candidarsi da solo.
Il thriller delle primarie in Campania continua a riservare colpi di scena. Mentre nelle 7 regioni chiamate al voto la prossima primavera il centrosinistra si accinge ad aprire i seggi (voto previsto per l’11 gennaio), a Napoli il Partito Democratico rischia di esplodere e di riconsegnare al centrodestra la Regione. Meno di 24 ore dopo la riunione dei renziani campani convocata ieri a Roma dal vicesegretario nazionale del Pd, Lorenzo Guerini, il quadro non accenna a chiarirsi. Anzi: la notizia di un “congelamento” delle primarie per la scelta del candidato alla presidenza si è diffusa scatenando polemiche e proteste. La tensione sale, e le versioni su quanto deciso ieri a Roma divergono su un particolare fondamentale. C’è chi garantisce che l’eventuale rinvio delle primarie, in programma il prossimo 11 gennaio, sarebbe comunque accompagnato dall’indicazione della nuova data. E c’è chi invece punta a un rinvio a data da destinarsi, giustificato dallo slittamento da marzo a maggio 2015 delle elezioni regionali, per poi magari far saltare la consultazione. Ma per comprendere bene quello che sta accadendo tra Napoli e Roma, occorre ricostruire, sulla base di indiscrezioni attendibilissime, quello che è avvenuto ieri pomeriggio nella Capitale.
I renziani da Guerini, Nicodemo e Picierno non invitati – Alla riunione, convocata alle 16 di ieri a Roma, insieme a Lorenzo Guerini partecipano i capi – corrente renziani della Campania. Presenti rappresentanti delle varie sensibilità renziane: Peppe Russo, Teresa Armato, Mario Casillo, Assunta Tartaglione, Simone Valiante , Salvatore Piccolo, Lello Topo, Ettore Rosati. Deputati, consiglieri regionali, riferimenti territoriali di diverse componenti del Pd. Con loro, la segretaria Tartaglione. Mancano all’appello Francesco Nicodemo e Pina Picierno: uno smacco per i “renziani della prima ora”, tenuti fuori da una riunione così delicata.
Il duro intervento di Guerini – Lorenzo Guerini introduce i lavori premettendo di parlare anche a nome di Luca Lotti, plenipotenziario di Matteo Renzi, indicato come fan di De Luca. La ricostruzione del discorso del vicesegretario, sentite fonti diverse, coincide: Guerini sarebbe stato durissimo nei confronti dei renziani campani. La strategia per trovare un nome di “superamento” delle primarie non ha dato frutti sperati: dei tre candidati in campo (il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca, l’europarlamentare Andrea Cozzolino, la senatrice Angelica Saggese) nessuno è sostenitore di Renzi e le varie proposte di “terzi nomi” sono state tutte bruciate. Guerini avrebbe ribadito che occorre trovare una soluzione per evitare la “conta”, con toni quanto mai decisi. E il dibattito si infiamma.
Obiettivo: stoppare De Luca. Ma Casillo non ci sta – De Luca, in particolare, è la vera spina nel fianco dei renziani. Le inchieste che lo riguardano preoccupano molti dirigenti locali e nazionali del partito. E’ lui il “convitato di pietra” della riunione di ieri. Stando alle fonti, la riunione diventa tesissima quando il capogruppo regionale del Pd Lello Topo ribadisce di essere convinto che le primarie sarebbero “laceranti”, un danno per il partito. E’ a quel punto, stando alle indiscrezioni, che Mario Casillo, consigliere regionale “ago della bilancia” nel gioco delle correnti, sbotta. Ribadisce di essere convintamente schierato con il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca, e che lo stesso De Luca a suo parere è il candidato “migliore” per vincere le elezioni. Chiede alla segreteria nazionale di dire chiaramente i motivi per i quali De Luca andrebbe fermato, e di spiegarli allo stesso sindaco. Secondo alcuni, Casillo arriverebbe a ventilare l’ipotesi di non candidarsi nel caso di una manovra tesa a far saltare le primarie.
Il “giallo” della nuova data – Fatto sta che Guerini è irremovibile. La riunione si conclude con la decisione di “congelare” le primarie. Il vicesegretario comunica l’esito dell’incontro a Guglielmo Epifani e ai leader campani di Area Riformista. Ma per far saltare la data dell’11 gennaio occorre un passaggio formale da parte della direzione regionale. Tocca alla Tartaglione convocare la direzione stessa. E qui la vicenda diventa un giallo. Ai “deluchiani” viene garantito che l’ordine del giorno della (eventuale) direzione, da convocare entro la fine dell’anno, conterrà anche l’indicazione della nuova data delle primarie (ultima settimana di gennaio o prima di febbraio). Agli “antiprimarie” invece risulta che la nuova data non verrà indicata. Nervosismo alle stelle, con Andrea Cozzolino che da parte sua, infuriato, convoca una conferenza stampa per il pomeriggio.
Tartaglione tra De Luca e Guerini: rischia la sfiducia? – A questo punto, stando alle indiscrezioni delle ultime ore, a finire sulla graticola sarebbe (di nuovo) la segretaria regionale. Assunta Tartaglione è tra due fuochi: da una parte il suo sponsor politico, Mario Casillo, schierato apertamente con De Luca; dall’altra la segreteria nazionale che preme per congelare le primarie. C’è chi parla apertamente di sfiducia in caso di naufragio di questo ultimo tentativo si bloccare le primarie. E a proposito di De Luca. Sarebbe anche già pronta la motivazione “ufficiale” per impedirgli di candidarsi. Sarebbe legata alla presunta indisponibilità degli alleati del Pd (Ncd, Sel, Socialisti) a sostenerlo.
Incubo scissione: De Luca pronto all’addio… – Ma l’unica cosa certa, a meno di 20 giorni dalla data fissata per le primarie, è che il quadro è ancora estremamente confuso. E che intorno alla nuova data delle primarie, se venissero effettivamente rinviate, si gioca l’assetto dell’intero Pd campano. Se le primarie dovessero saltare, De Luca sarebbe pronto a candidarsi ugualmente a capo di una coalizione di liste civiche. Gli sviluppi della vicenda sono imprevedibili…

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