L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 8 dicembre 2014

Roma, fin dagli anni '90 le esternalizzazione nella sanità sono state appannaggio del Pd

Come dimenticarci i 7 milioni dati al Campus dell'Opsus Dei, per la diminuizione delle liste d'attesa, nel mese di ottobre, novembre, dicembre 2014.

martelun

 

Sanità, un maxiappalto da non perdere

Spunta un nuovo filone d’inchiesta su una gara da un miliardo di euro Il piano Odavaine: «Bando gestito da Venafro... Ora convincere Zingaretti»


SCIOPERO MEDICI, OLTRE 5 MILIONI PRESTAZIONI A RISCHIO
Manipolare un appalto del valore di un miliardo con la Regione Lazio. Un global service su tutte le strutture sanitarie la cui «gestione della gara» era «nelle mani di Maurizio Venafro», capo di gabinetto del governatore Nicola Zingaretti, cui era possibile «arrivare attraverso la mediazione di Goffredo Bettini», eurodeputato del Partito democratico.
L’obiettivo era facilitare le società La Cascina e Manutencoop nell’aggiudicazione della commessa miliardaria, per formare un Ati in grado di gestire il servizio. Due aziende legate a doppio filo con Comunione e liberazione (Cl), attraverso cui ottenere una presunta «collaborazione tra i soggetti politici». Perché stando a Luca Odavaine, factotum del boss Massimo Carminati cui aveva piegato la sua funzione istituzionale, «c’è ovviamente un interesse da parte del PD a tenere un rapporto con Cl perché stanno lavorando insieme... Alfano, Lupi, diciamo così... e loro (Cl, ndr) li sostengono (…) e credo che questo può essere uno strumento anche per sostenere il Partito su cui si stanno impegnando fortemente...Nicola (Zingaretti, ndr) deve a loro molto, nel senso che l’hanno sostenuto». Diversamente, è la sua opinione, ci si può rivolgere a «Lupi e Alfano cioè... insomma... anche... immagino che se po annà a parlare... anche con Renzi, è probabile che...tutto sommato».

 
IL MEDIATORE
Una vera e propria attività di mediazione, quella che Odeavaine, intercettato a marzo scorso negli uffici della Fondazione di via Poliziano 10 a Roma, illustra a «un esponente della cooperativa La Cascina, Domenico Cammisa, e successivamente con un rappresentante di una società denominata Manutencop, Fabio Bellomo». La vicenda è raccontata nel maxi incartamento giudiziario dell’inchiesta della Procura della Repubblica di Roma su Mafia Capitale, che ha consentito di disarticolare un’organizzazione criminale penetrata nel tessuto politico e amministrativo del Lazio. Un sodalizio che - stando alle ipotesi investigative - poteva contare su Fabrizio Testa, per i rapporti con la politica, Salvatore Buzzi, per quelli imprenditoriali, e Odivaine, per la gestione delle commesse relative alla gestione dei centri di accoglienza per immigrati, nonché abile tessitore di rapporti per i suoi trascorsi nella Provincia di Roma.

 
IL MAXI APPALTO
Gli investigatori del Ros, al comando del colonnello Stefano Russo, registrano tutte le conversazioni. Captano gli accordi e riportano il tutto in un’informativa degli inquirenti. «Ho parlato di una gara che sta cominciando a predisporre - dice Odavaine - la Regione Lazio... stiamo parlando di una roba che vale un miliardo e... 300/400 milioni di euro... na roba grossa... divisa in otto lotti... di cui... non ci si possono aggiudicare più di due lotti... la stessa società o altre... allora... la fa la Regione Lazio... l’oggetto è soprattutto un oggetto...diciamo una specie di global service su tutte le strutture sanitarie».
Stando a quanto riferisce Odavaine, «a me mi ha interessato a questa cosa Manutencoop... perché sanno che c’ho delle relazioni... sanno che lavoravo con Zingaretti».

 
IL DIRIGENTE CHIAVE
La gestione della gara sarebbe stata nelle mani di Venafro. «Allora...Maurizio ci conosciamo bene abbiamo lavorato insieme» quando era capo di gabinetto di «Zingaretti anche precedentemente in Provincia, per cui... lavoravamo prima insieme... quindi insomma siamo... tanti anni... il nostro rapporto è buono, corretto però ti dico la verità, ho paura che sua una questione del genere se io... in prima battuta vado, lui si irrigidisce pure con me». L’entratura giusta, dunque, sarebbe Bettini: «Lì la chiave credo che sia Goffredo Bettini (…) quello che Goffredo gli dice di fare lo fa e...Maurizio è lì perché... Zingaretti non se lo voleva portare appresso in Regione, è lì solo perché Goffredo gliel’ha imposto».

 
PRESSIONI SU BETTINI
Ma come convincere Bettini a muoversi in loro favore? Per Odavaine la risposta è in un aiuto elettorale: «In questo momento Goffredo... è un buon momento diciamo per... parlare con lui perché è in campagna elettorale per le Europee». Ma per mettere tutti d’accordo sarebbe stata necessaria un’alleanza imprenditoriale tra La Cascina e Manutencop. Lo riferisce in modo dettagliato al rappresentante de La Cascina: «ci sarebbe un partner che sarebbe disponibile e in questo momento... è un ragionamento che si può fare con Goffredo (Bettini, ndr) e con Nicola (Zingaretti, ndr) perché... sono... in qualche modo sia Nicola che Goffredo debitori nei loro confronti». Aggiunge che «più che un nome è un... diciamo così è un sistema (ride)... diciamo così Comunione e liberazione sostanzialmente, quindi Compagnia delle opere... Manutencoop è espressione».
Fin qui il contenuto della mini informativa. Tuttavia dagli atti non è chiaro se la commessa sia stata data. Sta di fatto che l’atto contiene numerosi “omissis”, segno la vicenda è al centro di un’ulteriore inchiesta della Procura della Repubblica di Roma che presto potrebbe riservare interessanti sorprese.
Ivan Cimmarusti 

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