L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 23 dicembre 2014

sei milioni di poveri, si dice sei milioni di poveri ma gli 80 euro servivono per la compravendita di voti

Considerazioni natalizie sulla situazione in Italia di Eugenio Orso

1. Girando per Trieste, mi sono reso conto che questo Natale non sarà consumista. Per la prima volta dopo il boom economico a cavallo fra gli anni cinquanta e gli anni sessanta, la flessione è evidente e forse irreversibile. Fine ingloriosa dell’impero dei consumi di massa e delle aspettative crescenti. Poche luminarie, saracinesche abbassate e negozi vuoti, o chiusi per sempre, alcuni dei quali “storici” per la città, come quello d’abbigliamento Godina in Via Carducci, morto dopo un settantennio di vita. Pochi i passanti con pacchetti infiocchettati che si affrettano a portare a casa i regali. Anche a Trieste, come nel resto d’Italia, i morsi si sentono e i segni di un declino indotto e accelerato sono evidenti. Il disagio sociale tende rapidamente all’estensione massima e questo proprio a causa delle politiche neoliberiste imposte al paese, attraverso i governi collaborazionisti (della Troika) da Monti a Renzi. Prima del 2011 si poteva ancora parlare di “lenta” decadenza, sempre meno dorata. Dall’avvento dello spread in poi, approssimandosi la crisi terminale del debito pubblico, ironicamente definito sovrano nei comunicati ufficiali, è iniziata una caduta a vite che nessuno, a meno di rivoluzioni o miracoli, riuscirà ad arrestare.
Il compito affidato ai piccoli Quisling collaborazionisti, ai Monti e ai Renzi, ben supportati dal basista istituzionale dei poteri esterni Giorgio Napolitano, è quello di liquidare definitivamente anche il ricordo della vecchia Italia “a economia mista”, pubblica e privata, nonché il ricordo di una società non troppo “aperta al mercato” e poco meticciata, in cui sovranità nelle politiche economiche e sociali, difesa delle tradizioni locali e solidarismo, classista e comunitario, contavano ancora qualcosa. Disarticolando la struttura produttiva nazionale, vendendo al capitale straniero aziende e beni del paese, comprimendo all’infinito i diritti e i redditi dei lavoratori, si applica il programma politico-strategico stabilito dalle aristocrazie internazionalizzate del denaro e della finanza, e si producono gli effetti depressivi che posso osservare camminando per Trieste, sotto Natale.
2. Quando arrivo nella zona della stazione ferroviaria, per andare a prendere la corriera e tornarmene a casa dopo il lavoro, m’imbatto in ogni sorta di mendicanti, triplicati o quadruplicati di numero rispetto a qualche anno fa, che mi abbordano chiedendo qualcosa. Se in passato erano in gran maggioranza stranieri, oggi fra loro ci sono molti italiani, ridotti da questa splendida democrazia a sopravvivere sul marciapiede delle stazioni. Effetto Monti-Napolitano e poi Renzi-Napolitano, mi dico, certo che il perno del collaborazionismo locale, che ha ridotto l’Italia in questo stato accelerandone la caduta, è il cosiddetto partito democratico, con i piccoli sodali subpolitici che gli stanno intorno, tutti insediati come tigne negli scampoli del potere dopo le cessioni di sovranità. Non è tanto il farsesco e corrotto parlamento nazionale la sede della svendita del paese, quanto, in generale, le istituzioni occupate per conto terzi da questo partito e le sue stesse strutture (direzione, assemblea nazionale, eccetera), che contengono in sé, grottescamente, sia una maggioranza filo-atlantista ed euroserva fino al fondamentalismo, sia un’opposizione fasulla e di comodo. Una sorta di assolutismo per conto terzi, mascherato da inconsistente e propagandistica democrazia, che non lascia scampo a un’intera nazione, ormai prigioniera del mostro neocapitalista.
Camminando lungo la Via Marconi, nei pressi del giardino pubblico, la sera non c’è quell’anziana mendicante, vestita di stracci, ai quali di tanto in tanto metto nella mano, delicatamente e in silenzio, uno o due euro, ma, in compenso, più avanti, in Via Battisti, fra i fantasmi di uno shopping natalizio sempre più miserello, un giovane ridotto a mal partito mi chiede una sigaretta. Intuisco che potrebbe fargli comodo qualche moneta di un euro, per cenare con un panino striminzito. Gli scarti umani prodotti dal mercato sovrano che ingigantisce i debiti pubblici, anch’essi ovviamente sovrani, non sono del tutto “invisibili”. Camminando li vedo chiaramente, ma non riesco ad abituarmi a ciò che quotidianamente osservo, a darlo per scontato, o addirittura per naturale.
3. In quella parte della società che vive ancora sopra la soglia della povertà, invece, domina la paura di scivolare in basso da un momento all’altro e questi pauperizzati, che incontriamo in ogni dove, rappresentano l’immagine del futuro. Un prossimo futuro possibile, in cui le condizioni di vita potranno essere funestate dal definitivo “commissariamento” europide dell’Italia, con annesso saccheggio finale del paese, o addirittura da una guerra insensata contro la Russia. La paura di vivere fino in fondo l’inferno suscitato dalla dominazione neocapitalista vale anche per il sottoscritto, naturalmente, anche se per ora riesco a sottrarmi alle peggiori durezze del presente e a camminare con le mie gambe. Per simili prospettive, dobbiamo ringraziare il libero mercato sovrano neocapitalista, il “sogno europeo” unionista, la stretta “alleanza” transatlantica (più spesso chiamata atlantismo, contrapponendolo proprio all’Europa) e la democrazia liberale, qui in Italia sicuramente di sinistra, progressista, attenta ai diritti formali delle minoranze ma nemico giurato della nostra storia e delle nostre tradizioni. Anzi, nemico politico letale della popolazione e negazione suprema dei suoi bisogni concreti.
Arrivato a casa dopo le nove di sera, mio figlio mi telefona da fuori, avvertendomi che si sono presentati alla nostra porta alcuni “incaricati” del pd, che volevano illustrare il programma piddino per il paese e parlare di politica “alla ggente”. Come capofamiglia (e Pantalon che paga) ho vietato ai membri della mia “tribù” di far entrare piddini in casa, soprattutto se sguinzagliati dai loro capoccia per fare proselitismo. Mio figlio gli ha detto sbrigativamente che se ne doveva andare e che io, unico che “capisce qualcosa di politica”, non ero presente. Ottimo, fuori dalle balle! Questo possiamo ancora farlo, senza incorrere in sanzioni. In fondo, c’era da aspettarselo che venissero a bussare alla mia porta, perché sono finito in un paesetto miserando, insignificante e senza storia, con bassi quozienti intellettivi e predominanza assoluta del pd: Staranzano, in provincia di Gorizia. Ho strappato subito il materiale pubblicitario piddino e l’ho gettato nell’immondizia, perché è quello il suo posto. Leggere quella robaccia non serve a niente, se non a farsi il sangue cattivo, dopo aver visto per strada, tornando dal lavoro, decine di mendicanti e di sbandati, saracinesche abbassate, strade sporche, luci sempre più rade anche a Natale. Oggi, ridotti in simili condizioni, i galoppini piddioti che volevano “catechizzare” i miei familiari non possono dirsi innocenti. Per quanto anonimi servi dei servi, vedono con chiarezza ciò che accade intorno a loro e lo ignorano, oppure, esorcizzano, imbrogliano, arrivando fino al punto di mentire a se stessi. C’è una bella espressione napoletana, molto sintetica, che definisce bene il “militante” piddino: ommo’ e merda. Come ho sempre sostenuto, con i collaborazionisti non si discute, ma si dovrebbero combattere muro contro muro, sino alla liberazione. Ne va del nostro futuro, che in questo Natale d’austerità e disincanto sta rapidamente svanendo. Purtroppo, non c’è nessuno disposto a rischiare, a combattere per le strade, neppure se l’alternativa è finire in strada, o sul marciapiede della stazione. Alla fine, non resteranno che i molti “invisibili”, fin troppo visibili, che ti chiedono un euro o una sigaretta, e qualche ommo’ e merda, ancora iscritto al pd.
Buon Natale
Eugenio Orso

http://pauperclass.myblog.it/2014/12/21/considerazioni-natalizie-sulla-situazione-italia-eugenio-orso/

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