L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 28 febbraio 2015

a gennaio 2016 l'Iva aumenterà, se non si fanno trucchi contabili, e si ha tempo perchè con il Jpbs Act si son tolti tutele al lavoro

ANALISI

Legge di stabilità, perché l'Italia non può stare serena

Il Pil risale. E i conti superano l'esame di Bruxelles. Grazie a un trattamento soft. Ma dal 2016 cambia musica: gli sforzi richiesti raddoppiano. Spread sotto i 100.

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27 Febbraio 2015
da Bruxelles
 
Sono giorni di buone notizie, a Roma. Arrivano dai mercati (dove lo spread è sceso sotto i 100 punti per la prima volta dal 2010), dall'Istat (che prevede un aumento del Pil nel primo trimestre del 2015) ma soprattutto da Bruxelles.
Lì la Commissione europea, dopo settimane di riflessioni e valutazioni, ha deciso di non aprire alcuna procedura per il debito italiano. L'Ue ha tenuto conto dei cosiddetti «fattori rilevanti», riforme del governo in primis, e ha promosso la legge di stabilità senza chiedere interventi correttivi.
UNA DECISIONE POLITICA. Una decisione più politica che tecnica, tanto che l'esecutivo europeo ha deciso di renderla nota subito dopo la riunione del collegio dei commissari, anche se la data ufficiale della comunicazione era fissata per il 2 marzo.
Invece nel tardo pomeriggio del 25 febbraio è stato il vicepresidente dell'esecutivo comunitario Valdis Dombrovskis insieme con il commissario per gli Affari economici Pierre Moscovici a parlare. I documenti sono stati forniti in seguito, a testimoniare, come se già non fosse chiaro, che per una volta ai numeri si mettevano avanti le parole, e ai tecnici i politici.
L'ITALIA NON È PIÙ L'ULTIMA DELLA CLASSE. Anche se poi i risultati ci sono davvero: per una volta l'Italia non è stata l'ultima della classe, ma è stata addirittura presa come esempio. «Se la Francia avesse fatto gli sforzi che ha fatto l'Italia oggi non saremo qui a discutere», avrebbe detto il commissario tedesco Oettinger. Durante il collegio le discussioni più accese sono state infatti proprio su Parigi, a cui alla fine sono stati concessi altri due anni per riportare il deficit sotto il 3%.
Ma che cosa significa esattamente questa decisione per l'Italia? Come è stata presa e quali sono i futuri impegni a cui il Paese deve tener fede? Ecco un breve memorandum di come si è arrivati alla promozione.
 

1. Come si è arrivati all'ok: prima il sì condizionato, poi il via libera

Il 28 novembre 2014, la Commissione aveva pubblicato la sua valutazione dei documenti programmatici di bilancio presentati dagli Stati membri dell'Eurozona. Per sette Paesi (Belgio, Spagna, Francia, Italia, Malta, Austria e Portogallo) aveva denunciato un rischio di non conformità con i requisiti del Patto di stabilità e crescita.
TRE PAESI NEL MIRINO. In quell'occasione l'esecutivo chiarì che avrebbe riesaminato nel giro di pochi mesi la situazione di Francia, Italia e Belgio per valutare eventuali provvedimenti nell'ambito della procedura per i disavanzi eccessivi.
La valutazione si è basata sulle previsioni di inverno 2015 della Commissione e sulla presentazione delle leggi di bilancio per il 2015 con la specifica dei programmi di riforme strutturali annunciate dalle varie autorità nazionali nelle loro lettere mandate al Bruxelles il 21 novembre.
IN ANTICIPO SULLA TABELLA DI MARCIA. Da allora ci sono stati numerosi scambi tra questi Paesi, che hanno portato alla decisione defintiva il 25 febbraio.
È la prima volta che la Commissione presenta il pacchetto di sorveglianza economica e pubblica le relazioni nazionali sulle leggi di stabilità così presto nel ciclo del semestre. In passato, questi rapporti erano sempre stati presentati insieme con le raccomandazioni Paese per Paese a maggio o giugno. Un anticipo della data di pubblicazione di tre mesi per avere più tempo per studiare le varie analisi e avviare nuove discussioni tra Ue e Stati membri.

2. Quali sono stati i fattori rilevanti: dalla recessione alle riforme

La Commissione europea non ha aperto la procedura per debito eccessivo, anche se «non sono ancora raggiunti gli obiettivi di medio termine», perchè ha deciso di tener conto dei cosiddetti «fattori rilevanti».
Che sono tre: la recessione, la sostenibilità fiscale e le riforme decise dal governo italiano.
CONDIZIONI SFAVOREVOLI. In primo luogo le attuali condizioni economiche sfavorevoli caratterizzate da bassa crescita nominale, che rendono particolarmente difficile il rispetto delle regola del debito. In secondo, l'aspettativa che il Paese sia ampiamente osservante del richiesto aggiustamento verso l'obiettivo di medio termine.
E infine la corrente messa in atto di ambiziosi piani di riforme strutturali. Tra queste il Jobs Act, che «ha fatto decisivi cambiamenti nella legislazione di protezione del lavoro e nei benefici per la disoccupazione per migliorare l'entrata e l'uscita dal mercato del lavoro», si legge nel documento della Commissione.
SENZA FLESSIBILITÀ, CORREZIONE BRUTALE. «L'applicazione rigida della regola del debito avrebbe richiesto una correzione troppo brutale, avrebbe messo l'Italia in una situazione economica insostenibile», ha spiegato il commissario Moscovici.
Si sarebbe infatti arrivati a una correzione del 2% del Pil, ma «per un Paese che ha conosciuto quattro anni di recessione consecutivi sarebbe stata troppo brutale e avrebbe messo l’Italia in una situazione insostenibile, quindi abbiamo ritenuto sufficiente lo sforzo budgetario previsto per il 2015».

3. Come viene applicata la regola del debito: trattamento soft per tre anni

Il debito però continua a salire. Secondo le regole Ue (Fiscal compact) i governi devono ridurre ogni anno il loro indebitamento di 1/20 della parte eccedente il 60% del Pil, quota sotto cui sono obbligati a rimanere.
L'Italia ha invece superato il 130% (132,2%), ma visto che è ancora in fase di transizione (dopo l'uscita dalla procedura di deficit eccessivo nel 2012), l'esecutivo europeo ha deciso di non applicare - per ora - la regola del ventesimo: quello avverrà dal 2016 in poi.
LA FASE DI TRANSIZIONE STA PER FINIRE. Il Trattato europeo è recepito con una sorta di legislazione secondaria secondo la quale, quando un Paese esce dalla procedura di deficit eccessivo, entra in un periodo di transizione di tre anni prima che sia sottoposto alla piena applicazione della regola del debito.
In questo periodo la Commissione cerca di capire se il Paese sta facendo uno sforzo strutturale sufficiente: all'Italia, secondo gli ultimi calcoli della Commissione, è stato chiesto di fare un aggiustamento strutturale (che è quello che poi ha un impatto sulla riduzione del debito) dello 0,25% grazie alle nuove regole della flessibilità.
ROMA RESTA SORVEGLIATO SPECIALE. In ogni caso, il 25 febbraio la Commissione ha specificato che gli elevati livelli di debito pubblico per alcuni Paesi, tra cui l'Italia, continuano a essere un problema e «sono fonte di preoccupazione», come ha ricordato Moscovici.
L'Italia resta quindi nella categoria dei «sorvegliati speciali» per squilibri macroeconomici, dove si trova dal 2014 insieme ai Paesi che hanno un debito e deficit eccessivo e rischiano una procedura.
Diventa così cruciale la piena implementazione delle riforme strutturali in atto e in programma. Moscovici ha infatti auspicato «sforzi di bilancio sufficienti per assicurare la riduzione del debito».

4. Cosa succede adesso: dal 2016 Bruxelles sarà più severa

L'Italia, dunque, si salva ma solo per il momento. I problemi non sono infatti stati risolti, solo rinviati all’anno prossimo, quando le migliorate condizioni congiunturali obbligheranno il Paese a una correzione del deficit strutturale dello 0,5%.
Perché se fino al 2015 Roma era 'convalescente', ora - nonostante l'output gap (la differenza tra l'andamento attuale del Pil e quello potenziale) sia ancora basso - la crescita è positiva.
A MARZO L'ECOFIN. I pareri della Commissione sulle leggi di stabilità pubblicati il 25 febbraio dovranno ora essere presentati al Consiglio europeo. A marzo, durante l'Ecofin, i ministri dei 28 Stati membri ne discuteranno.
Sempre a marzo, la Commissione organizzerà un altro giro di incontri bilaterali con gli Stati membri per discutere con ognuno di loro i vari rapporti nazionali, i cosiddetti Country Reports.
A metà aprile, poi, i Paesi dovranno presentare i rispettivi programmi nazionali per le riforme volte a sostenere l'occupazione e la crescita e quelli di stabilità o convergenza necessari per il risanamento delle finanze pubbliche.
ASPETTANDO MAGGIO. In base a questi documenti forniti, la Commissione elaborerà a sua volta le previsioni economiche di primavera e la lista delle raccomandazioni specifiche per Paese: un report per l'anno 2015-2016 sulle priorità più importanti da affrontare, che sarà presentato a maggio.
Sarà allora che si farà di nuovo il punto della situazione per quanto riguarda la situazione macroeconomica di tutti gli Stati dell'Ue e dell'area euro e si deciderà se aprire ulteriori procedure di infrazione per disavanzi eccessivi o squilibri macroeconomici.

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