L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 7 febbraio 2015

agli Europoidi non interessa che la Grecia e il suo popolo escano fuori dalla crisi, vogliono solo continuare a sottometterli x cavargli più sangue possibile

La proposta Syriza

E’ stata delineato, da parte di Varoufakis, un piano che considero di grande sensatezza e ragionevolezza.


Marco Cattaneo 6 febbraio 13:00


Dopo la vittoria nelle elezioni greche del 25 gennaio scorso, il primo ministro Alexis Tsipras e il ministro delle finanze Yanis Varoufakis stanno incontrando i loro omologhi dei maggiori stati membri UE, nonché le autorità di Bruxelles e i vertici della BCE a Francoforte.

E’ stata delineato, da parte di Varoufakis, un piano che considero di grande sensatezza e ragionevolezza.

Il debito greco subirebbe un trattamento differenziato.

Il 20% circa sui totali 330 miliardi di euro di debito, quindi 60-70, detenuto da investitori privati, resterebbe in essere senza nessuna richiesta di modifica né riguardo agli interessi né all’allungamento delle scadenze.

Tutto il resto è detenuto dalla UE, dalla BCE e da vari stati membri dell’Eurozona. Non vengono richiesti sconti sul valore facciale di questi debiti, ma la conversione in due forme diverse di obbligazioni.

Una parte diventerebbe debito perpetuo, che pagherà interessi ma di cui non verrà mai rimborsato il capitale.

Un’altra parte verrebbe rimborsata, con livelli di interessi e tempi di rimborso del capitale che dipenderanno però dalla futura ripresa del PIL greco. Più l’economia riprende e più si paga, in altri termini; e viceversa.

I dettagli della proposta non sono ancora stati resi noti e, con ogni probabilità, sono in effetti ancora da finalizzare dopo aver preso atto delle reazioni delle varie controparti. Circolano ipotesi secondo le quali da tutto quando sopra la Grecia dovrebbe ottenere alcuni miliardi all’anno di riduzione nei pagamenti per interessi.

La Grecia ha inoltre bisogno di immettere soldi nell’economia reale, sotto forma di maggiore spesa pubblica e/o di riduzioni di tasse. Si parla di una riduzione nel surplus di bilancio primario dal 4,5% del PIL all’1-1,5%.

In pratica, la Grecia avrebbe a disposizione circa 6,5 miliardi (in più rispetto a oggi) per effettuare manovre fiscali espansive. Con questa dotazione, si può ottenere in realtà un risultato di crescita del PIL ancora più accentuato: ipotizzando un moltiplicatore keynesiano pari a 1,2 (ipotesi che appare prudente - il moltiplicatore è molto alto quando un’economia recupera a partire da uno stato di profonda depressione) la combinazione di minori tasse e minore spesa può arrivare a 12 miliardi. Il recupero di PIL sarebbe infatti di 15 circa e il 35-40% di questo importo produrrebbe maggior gettito, per lo stato greco, pari a 5,5 miliardi circa.

Quindi, in sintesi: 6,5 miliardi di risorse a disposizione permettono 12 miliardi di azione espansiva, in quanto producono 15 miliardi di recupero del PIL e 5,5 circa di maggior gettito. Il saldo tra 12 e 5,5 è, appunto, 6,5.

L’importo di 15 miliardi di maggior PIL non è affatto trascurabile. Significa un recupero del 7,5% rispetto ai 200 circa attuali, conseguibile con ogni probabilità non in un anno solo, ma, plausibilmente, tra il 2015 e il 2016.

Un elemento che i greci non dovranno trascurare è di non creare problemi ai saldi commerciali esteri. Se la maggior domanda interna si rivolgesse in misura significativa alle importazioni, senza effetti compensativi, il recupero di PIL sarebbe decisamente inferiore e la Grecia riprenderebbe ad accumulare debiti verso l’estero.

Per evitare quanto sopra, comunque, è sufficiente destinare una parte dei 15 miliardi di azione espansiva alla riduzione del cuneo fiscale, abbassando i costi fiscali e contributivi che gravano sulle aziende greche. Questo determina un immediato riallineamento di competitività e può essere regolato in modo che le maggiori importazioni siano compensate da maggiori esportazioni nette.

Un recupero di PIL del 7,5% equivale a una netta inversione di tendenza. La caduta di PIL subita dalla Grecia per effetto della crisi è, tuttavia, ancora più elevata – il 25% circa.

Per recuperare pienamente il PIL perso, la Grecia ha due ulteriori alternative, non incompatibili tra loro.

La prima è, semplicemente, fare affidamento su un inversione nel clima di fiducia, sulla propensione delle aziende a investire e delle banche a concedere credito, che potrebbe spingere il moltiplicatore a livelli anche più alti (e forse significativamente più alti, come si diceva) di 1,2.

La seconda, come messo in evidenza da Pier Paolo Flammini, è di accompagnare il riassetto macroeconomico e delle finanze pubbliche sopra descritto con l’immissione di Moneta Fiscale, sotto forma di Certificati di Credito Fiscale, di FT-Coins (che sostanzialmente sono CCF collocati a pagamento, ma a condizioni incentivanti) o di una combinazione delle due cose.

Un’ulteriore, forte accelerazione della ripresa sarebbe conseguibile immettendo Moneta Fiscale per importi non drammaticamente elevati, per esempio 5 miliardi all’anno.

Va notato che la Grecia si porrebbe nella situazione di cessare ogni dipendenza dal collocamento di titoli di debito pubblico. Sarebbe sufficiente rifinanziare i 60-70 miliardi circa di debiti verso privati, pari a poco più del 30% del PIL attuale (percentuale destinata, in prospettiva, a scendere grazie alla ripresa). Il surplus primario dell’1-1,5% basterebbe a pagare gli interessi, mentre i debiti verso BCE, FMI e stati membri Eurozona saranno in parte, come detto, trasformati in perpetui (quindi non soggetti a rimborso) e in parte rimborsati con risorse prodotte dalla crescita del PIL (nella misura in cui ci sarà).

E rimarrà a disposizione lo strumento della Moneta Fiscale, per accelerare il recupero di condizioni di piena occupazione nonché per effettuare, in futuro, azioni di stabilizzazione dell’economia nel caso di eventi congiunturali negativi: il tutto senza dipendere dai mercati finanziari e dall’emissione di debito soggetto a rimborso in una moneta (l’euro) di cui lo stato greco non è emittente.

Importanti dettagli sono, naturalmente, ancora da definire. Sarebbe però estremamente miope, da parte di Bruxelles, di Berlino e di Francoforte, porsi in modo negativo nei confronti di uno schema di questo tipo. Darebbe la netta sensazione di una ripicca stizzita, da parte di persone e di istituzioni messe di fronte all’evidenza di aver imposto alla Grecia un percorso fallimentare, rispetto al quale le alternative esistevano ed esistono.

Ora, ieri UE, BCE e Germania hanno dato chiare indicazioni, purtroppo, di volersi arroccare su posizioni insostenibili. Prosegue il copione di questi ultimi anni: non si ammette di aver concepito un programma inattuabile. E si pretende di non effettuare alcuna concessione al debitore, continuando nello stesso tempo a imporgli condizioni di gestione della propria economia che gli impediscono di pagare.

In fondo a questa strada ci sono il default totale della Grecia e l’uscita “secca” dall’euro.



http://www.trend-online.com/prp/proposta-syriza-060215/

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