L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 2 febbraio 2015

destra/sinistra Syriza sa che sono strumenti per ingabbiare il pensiero

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Sel non è Syriza, rassegnatevi

La differenza ideologica fra la formazione greca e quella italiana è abissale. La ripartizione destra-sinistra, tanto cara a un contesto culturale arretrato come il nostro, non trova terreno fertile nel pragmatismo di Syriza che sulla carta si propone di cambiare le cose (con cognizione di causa, o meno).
di - 2 febbraio 2015 
Il nuovo Presidente greco Alexis Tsipras è una manna per i partiti euroscettici o eurocritici europei (Marine Le Pen, coerentemente, si è detta soddisfatta della vittoria) perchè ha dimostrato, almeno In linea teorica, che è per loro possibile arrivare al successo elettorale se le politiche lacrime e sangue dovessero continuare. Potrebbe essere fonte di ispirazione per molti altri, se venisse ben recepito il suo orizzonte politico. Non vogliamo in questa sede entrare nel merito di giudizi sulle sue possibilità o intenzioni profonde, ma ci interessa rilevare come il desolante panorama italiano abbia reagito alla sua elezione, con particolare riferimento a Sel. Da molta parte della critica italiana Syriza viene equiparata al partito di Nichi Vendola, differente sarebbe il contesto. La distanza fra le due forze, in realtà, è grande. Syriza sembra aver compreso il panorama politico ed economico mondiale in modo più profondo, facendosi portavoce di alcune istanze che proprio su questa testata trovano espressione e che fanno parte del “politicamente scorretto”.

Partiamo dal fatto più eclatante: l’alleanza con Anel, un partito considerato di destra. Il solo pronunciare la parola destra per un parlamentare di Sel ne causerebbe l’immediata ostracizzazione ed esilio, mutuando l’antica usanza greca, per rimanere in tema. Che la dicotomia destra-sinistra sia superata nella pratica è un fatto assodato, tanto che i governi di forze composite per mantenere lo status quo sono ormai la prassi, mentre quelli per tentare, almeno in linea teorica, di cambiarlo stanno cominciando a nascere. Il problema, perlomeno in Europa, è di altro tipo. L’esponente della sinistra italiana (anzi, Sinistra, non scherzi) non si mescolerebbe mai con un destrorso, non per una coerenza ideologica, ma per un purismo fine a sé stesso che è frutto di una incomprensione teorica del contesto globale. Sel, è questo è un secondo punto che la differenzia dalla formazione greca, ha deciso di abbandonare la battaglia economica, ripiegando su un keynesismo europeista, per concentrarsi sui diritti civili. La lotta va portata avanti in tutti gli ambiti con criterio e la resa di fronte all’ineluttabilità del destino economico è un gesto codardo. Syriza ha messo in secondo piano la battaglia per le minoranze, fattore implicito all’alleanza con Anel, per concentrarsi nella battaglia economica a beneficio di tutti i greci. Questo gesto, che è incomprensibile persino per parte dell’elettorato greco, dimostra una buona comprensione del proprio obiettivo. E che dire della scelta di formare un governo di soli uomini? Mai si potrebbe prescindere dalle sacrosante quote rosa in Italia. Il pragmatismo di scegliere ministri competenti, indipendentemente dal loro sesso, sembra qualcosa di secondario rispetto al garantire una parità forzata.

Veniamo alla politica estera e ai rapporti con le altre istituzioni: la vicinanza di alcuni esponenti di Syriza, ma anche di Anel, e Tsipras stesso alla Russia di Putin (tratto comune alla Lega, assieme anche ad altri) è interessante e conferma quanto detto sulla posizione ideologica del Governo greco. Sarebbe mai pensabile un sostegno di Sel al premier russo? Probabilmente no, il fatto che Vladimir Luxuria fosse stata fermata a Sochi sarebbe un ostacolo troppo grande. Non è questo il contesto in cui abbandonare lo spirito pragmatico per mobilitare tutte le forze possibili. Il saluto dell’ateo Tsipras all’arcivescovo Geronimo dopo l’insediamento a premier indica proprio questo. Non è con lo smantellamento della dignità familiare (tradizionale o omosessuale, non fa differenza) e la lotta per il laicismo (che per come viene proposto è sterilizzazione ideologica) che si opera concretamente per il miglioramento delle condizioni di tutti. Posto che questo ragionamento per il momento può contare di poche verifiche empiriche, salvo i primi provvedimenti, la distanza fra le due forze è abissale e matura nel contesto di arretratezza ideologica italiano. La battaglia del premier greco è appena cominciata e si potrà verificare se le sue promesse sfoceranno in una critica moderata e aleatoria o in una ridiscussione profonda dei vincoli europei. Certo l’Italia non mostra forze di critica, vere o presunte, così influenti. Non resta che rassegnarsi, per il momento.

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