L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 4 febbraio 2015

ebrei dalla memoria corta attuano genocidio dei palestinesi


ISRAELE: BAMBINI PALESTINESI INGABBIATI, I FONDI BLOCCATI E LA SATIRA FUORI LUOGO CONTRO L’IRAN

By Martina Cecco on 3 febbraio 2015


La denuncia è arrivata anche ai vertici di UNICEF: Israele sta conducendo una guerra intestina volta a sterminare il popolo palestinese, partendo dalla tortura e dall’incarcerazione dei figli dei palestinesi. Quello che nella giornata di oggi è rimbalzato alle cronache, è stato immediatamente nascosto da altre notizie di rilevanza, ovvero dalla cronaca inerente il rifiuto del premier israeliano Benyamin Netanyahu di accettare il trasferimento all’Autorità nazionale palestinese di 100 milioni di dollari di dazi doganali raccolti da Israele a gennaio per conto dell’ANP. Rifiuto collegato esattamente alla richiesta pervenuta dalla Palestina alla Corte Internazionale, per la violazione dei diritti umani dei palestinesi in Israele.

In pieno inverno, ma oramai a partire dal mese di giugno scorso, nel paradiso economico di Israele, fatto di grandi multinazionali, imprese turistiche e lusso moderno, si sta conducendo una vera e propria epurazione della popolazione islamica, per lo scopo principale di chiudere i collegamenti con Gaza e di rimuovere l’ostacolo della convivenza multietnica. La speranza del governo israeliano è che la popolazione palestinese emigri, non riuscendo a trovare spazio in Israele.
Il motivo per cui i bambini sono incarcerati è ovvio: l’educazione politica impartita ai minori ha reso lecito un isolamento preventivo contro reati terroristici. A differenza che in Europa in Israele i bambini palestinesi vengono deferiti abitualmente ai Tribunali militari, qualunque siano i reati che avrebbero presumibilmente commesso e senza che vi sia la presenza di alcuna rappresentanza legale. “Nel corso della nostra visita a Ramla, che si è tenuta durante una violenta tempesta, gli avvocati hanno trovato i detenuti che hanno testimoniato che nel mezzo della notte decine di minori arrestati erano stati trasferiti in gabbie di acciaio ed all’esterno” è la testimonianza degli avvocati internazionali. Il reato per cui i bambini sono incarcerati è il lancio di pietre. Scopi nobili ma evidente imparità di risorse: i palestinesi sono l’unico popolo che ha come unica risorsa il terrorismo, l’isolamento internazionale è una forma imprevedibile, che ha condotto, ad oggi, a una fornitura di armamenti, lontana dalla logica del disarmo, e a una caduta della politica nazionale sovrana, a vantaggio dello Stato Islamico e delle velleità economiche israeliane.
Prosegue inoltre la costruzione del muro nella West Bank, per dividere i territori israeliani da quelli palestinesi, oggettivamente isolando i piccoli villaggi coltivati della Palestina, mentre anche Gerusalemme è interessata dalla costruzione del ghetto per l’etnia islamica. Ad oggi contro la politica di Netanyahu non vi è alcuna voce, mentre nella giornata di ieri, per rispondere alle critiche mosse dalla comunità internazionale, il premier israeliano ha risposto sarcasticamente che “Obama lo ha cancellato da facebook”.
La notizia è stata pubblicata immediatamente dallo “Israel Daily”, il settimanale online con la dicitura “Because all news is satirical”.

Di Martina Cecco

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