L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 1 febbraio 2015

Fuori dall'Euro si cresce, ditelo al Sole 24 ore di Roberto Napoletano

Boom economico nei Paesi senza euro - Inghilterra Polonia e Ungheria volano oltre il 3 percento

I Paesi fuori dalla zona euro non conoscono il significato della parola crisi. Anzi, le loro economie volano alte, con una crescita media del 3.5%. Mentre in Italia si rovista letteralmente nei cassonetti per cercare di rimanere all'interno dei restrittivi parametri dettati dall'Europa (pareggio di bilancio, MES, limite del 3% nel rapporto deficit/PIL) altrove si festeggiano risultati economici di tutto rispetto.



Fonte: Boorp
Pubblicato il: 07/01/2015

Avendo ancora la sovranità politico/economica e potendo fare più o meno quello che gli pare (svalutazioni strategiche incluse), questi Stati stanno conoscendo una vera e propria rinascita, con pochissima disoccupazione, con salari adeguati al costo della vita e opportunità in crescita.

La Polonia, ad esempio, ha registrato un +1,1% di crescita già nel primo trimestre del 2014 (rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente). Durante l'anno le performance sono addirittura aumentate chiudendo il 2014 con un +3,5%. Stime prudenti parlano di una crescita del +3.3% anche per il 2015.
Ottimi risultati anche per l'Inghilterra con +2,4% nel 2014 ed una stima di ulteriore crescita del +2,2% per l'anno corrente.

Bene anche l'Ungheria con un +1,8% nel 2013, un +3,9% nel 2° trimenstre 2014 (ha poi chiuso l'anno con una media del +3,3%) ed una previsione del +2,5% nel 2015 e altrettanto nel 2016.

Per l'Italia invece il segno ''+'' esiste solo per l'incremento delle tasse, del livello di povertà e per la corruzione all'interno delle istituzioni e dei partiti canonici.

In Europa si parla di una probabile uscita della Grecia dall'euro e dai sanguinari ed insulsi parametri di Mastricht.

Il problema, per gli europeisti convinti, potrebbe essere proprio la probabilissima e repentina ripresa economica della penisola ellenica che fungerebbe da faro guida per l'uscita immediata di altri Stati (Portogallo, Irlanda, Italia e Spagna) i cui cittadini ed i cui governi non potrebbero, a quel punto, avere più nessun dubbio sui benefici della riappropriazione della sovranità monetaria. Sarebbe la fine dell'eurozona.

A meno che le motivazioni per le quali ci siamo invischiati in questa faccenda della moneta unica siano ben diverse dal tanto decantato benessere dei cittadini. In questo caso la macchina della propaganda si metterebbe subito in moto (e probabilmente lo farà!) e ci terrebbe vincolati ancora per anni a questa catena, fino al furto completo di tutti i nostri averi e dei nostri diritti.

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