L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 21 febbraio 2015

Guerre e distruzioni verranno dalla Consorteria Guerrafondaia Statunitense, prepariamoci



Il dopo Obama: per gli Usa e il mondo si prospetta un futuro nero


20/02/2015, 12:05
Mancano poco più di 6 mesi all'inizio delle primarie negli Usa che porteranno, dopo le convention dell'agosto 2016, alla nomina dei candidati repubblicano e democratico che si sfideranno poi nei primi giorni del novembre successivo per conquistare la Casa Bianca. Ovviamente è presto per fare qualsiasi previsione sui nomi (anche se Jeb Bush per i repubblicani è senz'altro un nome di peso). Ma si può dire qualcosa sulle politiche che verranno adottate nell'immediato futuro da chi vincerà le elezioni presidenziali.

Innanzitutto, quale Paese lascerà Obama? Rispetto al gennaio 2009, senz'altro un Paese con aspettative migliori. La crisi economica, che all'epoca era appena iniziata, oggi bene o male è stata superata, anche se non risolta. Le massicce iniezioni di liquidità nel sistema economico fatte dalla Federal Reserve (la Banca Centrale statunitense) hanno ottenuto qualche risultato, per cui c'è un maggiore ottimismo, se consideriamo che tra il settembre e il dicembre 2008 - cioè appena prima dell'insediamento di Obama - la Lehmann Brothers era fallita, la Bank of America salvata a stento e la più grande compagnia di assicurazioni "made in Usa", la AIG, era stata aiutata con quasi 900 miliardi di dollari. Adesso per lo meno c'è qualche timido segnale di crescita (anche se spesso sopravvalutato, come il +5% del Pil registrato nel terzo trimestre del 2014) e c'è fiducia. E non è poco, in un Paese i cui abitanti si crogiolano nella "diceria" di essere il più grande e ricco Paese del mondo.

Si poteva fare di più? Certo. Ma Obama ha avuto una certa responsabilità nel non voler deludere troppo i suoi finanziatori e quindi ha approcciato i problemi economici del suo Paese con una certa debolezza. Per esempio, l'Obamacare (cioè la riforma del sistema sanitario, con un aumento della platea di coloro che possono avere un minimo di cure mediche a spese dello Stato) è stata un'ottima legge, ma andava fatta con più decisionismo e prendendo di petto l'opposizione. Una possibilità che oggi Obama non ha più, visto che i repubblicani hanno conquistato la maggioranza sia al Congresso che al Senato. Adesso Obama potrà fare la voce grossa solo su questioni che riguardano i rapporti diplomatici degli Usa con gli altri Paesi. Per qualsiasi altra legge, dovrà scendere a patti con i repubblicani; o meglio, dovrà lasciare che i repubblicani decidano.

E qui arriviamo al nodo cruciale. Perchè è facile che siano proprio i repubblicani a vincere. E con quale programma? Jeb Bush è stato chiaro: vuole che gli Usa riguadagnino la leadership nel mondo. E come? Economicamente? Impossibile. Gli Usa, comunque la si voglia vedere, tutt'al più possono arrancare, mentre la Cina corre come un treno e l'India gli tiene dietro. Gli Usa, al massimo possono aspirare al terzo posto, tra due o tre anni. Diplomaticamente? Una barzelletta, dato che la diplomazia si regge solo sull'economia o sulle armi. E quindi, cosa resta, se non le armi? Del resto, abbiamo visto che tutti i due i Bush (che sono il padre e il fratello maggiore di Jeb) hanno sferrato attacchi a destra e a manca senza risparmiarsi: Iraq (sia il padre che il figlio) ed Afghanistan in primis. E il fatto che nello staff di Jeb ci sia uno come Paul Wolfovitz, uno degli ideologi dell'11 settembre e delle conseguenti invasioni di Afghanistan ed Iraq, non ispira una particolare fiducia.

E dal punto di vista economico? Peggio che mai. I repubblicani (e ancor più il Tea Party, che è ancora più a destra, economicamente e politicamente) seguono le teorie del neoliberismo. Il che vuol dire salari bassi e tasse alte per i lavoratori dipendenti, zero servizi pubblici e tasse basse per i super-ricchi. Per capirci, prendiamo questo dato riferito al 2008, ultimo anno del Presidente Bush: Warren Buffet, uno dei 5 più ricchi del mondo, ha pagato il 17% di tasse; la sua segretaria (per ammissione dello stesso Buffet) ha pagato il 41%. A questo si aggiunge il fatto che i repubblicani hanno sempre aumentato le spese militari, cosa che si rivela un affarone per diverse lobby: armi, petrolio, ecc. ecc. Che cosa ci si può aspettare con queste premesse? Un governo pacifico? Non direi proprio.

Anche perchè c'è un altro problema, di cui nessuno parla. Gli Usa sono sull'orlo del default. Per capirlo, bisogna conoscere un attimo le leggi che sovrintendono alla creazione del debito pubblico Usa. Ovviamente non voglio annoiare nessuno con leggi e commi, quindi la metto giù semplice: ogni volta che si stampano soldi, bisogna stampare l'equivalente in titoli di Stato e viceversa. Per cui, quando si dice che gli Usa hanno 20 mila miliardi di dollari in debito pubblico, significa che ci sono 20 mila miliardi di dollari in banconote, in giro per il mondo. Fino a 30 anni fa, una cifra del genere non avrebbe creato problemi agli Usa, ma oggi è diverso. Prima la nascita dell'euro e poi il potenziamento economico e diplomatico della Cina (e quindi il rafforzamento sui mercati internazionali dello yuan) hanno tolto molto potere agli Usa. Oggi non è così e quindi sono sempre meno i Paesi che usano gli Usa. Nel 2014 c'è stata poi una notizia che è stata una coltellata per gli Usa: la Cina ha abbandonato il sistema di "cambio indiretto" che usava prima. Mi spiego. Supponiamo che una società cinese decida di comprare dei tubi da una società italiana. Come li paga? Fino al 2014 doveva cambiare gli yuan in dollari e poi i dollari in euro. Il che significa doppie commissioni alle banche ed un aumento dei costi. A partire dall'anno scorso, si è passati al cambio diretto: la società prende gli yuan e li cambia in euro. E i dollari? Ecco, quello è il problema: non servono più. E quindi che fine fanno? Tornano negli Usa.

Ma c'è un problema. Quando un Paese stampa troppi soldi, crea inflazione. Per ora questo problema negli Usa non c'è: una certa quantità di denaro all'estero c'è sempre e il resto viene tenuto nei caveau delle banche e della Federal Reserve; ma fino a quando? Se il dollaro perde ancora terreno rispetto alle valute con cui compete, riusciranno gli Usa a contenere l'eccesso di liquidità? Difficile a dirsi. Una soluzione sarebbe quella proposta da Obama, di ridurre il debito pubblico (Obama ha cercato di approvare un piano da 4000 miliardi in 10 anni), come del resto aveva già fatto Clinton. Mentre i repubblicani non sanno cosa voglia dire ridurre il deficit o il debito. Storicamente, hanno sempre aumentato a dismisura le spese militari a deficit, aumentando quindi il debito pubblico. Ma già oggi esso supera il 100% del Pil, limite che le leggi Usa considerano invalicabile. A quanto lo porteranno? E soprattutto, le banche e il sistema economico statunitense riusciranno ad assorbire l'eccesso di liquidità? Si capirà facilmente che, qualora non dovessero riuscirci, avremo un Paese con uno degli eserciti più grandi del mondo e in una profonda crisi dovuta all'inflazione. E questo è un rischio per tutto il mondo.

http://www.julienews.it/notizia/editoriali/il-dopo-obama-per-gli-usa-e-il-mondo-si-prospetta-un-futuro-nero/348495_editoriali_11.html

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