L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 1 febbraio 2015

Il Sincacato non potrà MAI generare un Progetto Alternativo

I sindacati a Davos: una Magna Carta dei diritti

Come ogni anno, in questi giorni si tiene a Davos-Klosters in Svizzera  il 45 ° World Economic Forum Annual Meeting. Si tratta di un incontro che vede la partecipazione dei “potenti” del mondo. Vi partecipa anche il Presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi.
Oltre ai 1.500 imprenditori provenienti da oltre 100 paesi, più di 40 capi di Stato e di governo e 300 membri del governo saranno presenti. Tra gli altri, 14 Premi Nobel partecipanti. In totale, il Forum ha invitato oltre 800 partecipanti da parte del settore pubblico e della società civile.
Negli ultimi anni i sindacati hanno sempre partecipato a questo incontro, soprattutto da quando si è avvertita la crescita del divario tra ricchi e poveri.
Quest’anno i sindacati si sono fatti promotori di una proposta significativa: la realizzazione di una nuova Magna Carta mondiale per combattere la disuguaglianza e la disoccupazione. Prendendo spunto dall’800° anniversario della concessione da parte del Re d’Inghilterra Giovanni nel 1215 della Magna Carta Libertatum (interpretata a posteriori come il primo documento fondamentale per il riconoscimento universale dei diritti dei cittadini) hanno chiesto la promulgazione di una nuova carta dei diritti per i lavoratori e le lavoratrici di tutto il mondo.
La necessità di una nuova carta dei diritti nasce dalla consapevolezza sindacale che le classi dirigenti, gli uomini d’affari e i ricchi convenuti a Davos devono rendersi conti di essere seduti su un vulcano di legittimo malcontento alimentato dalla disoccupazione, dalle disuguaglianze e dalle politiche di restrizione attuate dai governi. Per questo serve un futuro costruito su un salario decente, un lavoro dignitoso e una contrattazione collettiva che faccia dei lavoratori e delle lavoratrici dei protagonisti.
Inoltre bisogna che il mondo si sottragga al dominio della “avidità insaziabile” che ha generato la crisi e che ha alimento il crescere delle differenze, rendendo i pochi più ricchi e impoverendo i molti.
In una ricerca sul commercio internazionale, effettuata dalla Confederazione Internazionale dei sindacati ( CSI) , su 14 paesi, solo il 50% degli intervistati ha ritenuto che la generazione successiva avrebbe trovato un lavoro decente, il 78% pensa che il sistema economico è sbilanciato a favore dei ricchi, e che il 62% del potere aziendale dovrebbe essere addomesticato.
Sharan Burrow, segretario generale della CSI, ha dichiarato che : “l’attuale modello di business è un male per la gente, un male per l’economia e un male per la stabilità e la democrazia”.
I dirigenti sindacali che partecipano all’incontro hanno sottolineato che solo l’1% della popolazione mondiale possiede la metà della ricchezza del mondo, e che quindi la loro presenza voleva dare voce all’altro 99%. C’è  bisogno di mettere all’ordine del giorno la necessità di dare ai lavoratori e alle lavoratrici salari giusti, la protezione dei servizi pubblici. C’è bisogno che gli imprenditori che frequentano il convegno di Davos si impegnino a rendere il rapporto tra capitale e lavoro più partecipativo, a favorire sistemi di accumulazione e distribuzione della ricchezza più equi, a pagare le tasse e investire in posti di lavoro dignitosi, andando oltre il capitalismo da casinò che ha causato tanti e troppi guai alle persone

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