L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 7 febbraio 2015

interessante excursus, dimenticando, chiaramente la separazione tra le banche d'investimento e quelle commerciali

Serve certezza sulle soglie minime di capitale


Stanno passando eccessivamente inosservati alcuni elementi fondamentali che hanno impatto diretto sul debito pubblico, sulle banche e anche sulle imprese. Infatti, nell'autunno -inverno 2011-2012, al culmine della crisi che da finanziaria divenne del “debito sovrano” soprattutto nei paesi dove gli Stati, come l'Italia, sono più indebitati, la Bce lanciò due “Ltro”, programmi di finanziamento d'emergenza diretti alle banche, ma sostanzialmente finalizzati a evitare crisi sistemiche del debito pubblico.
Non essendo specificamente indirizzate a finanziare imprese e famiglie, le due Ltro del 22 dicembre 2011 e del 1° marzo 2012 furono concretamente indirizzate a far acquistare titoli del debito pubblico, in Italia particolarmente, facendo così scendere gli spread e conseguentemente riducendo la fiammata del costo del denaro che da allora, anche in Italia, si è progressivamente ridotto fino a raggiungere gli attuali infimi tassi, i più bassi in oltre un secolo e mezzo di Italia unita. La durata delle Ltro era esattamente triennale, pur con possibilità di rimborso anticipato. Ora è assolutamente rilevante che proprio in queste settimane stiano scadendo le due Ltro e che le banche, anche in Italia, stiano restituendo quei prestiti. Gli ammontari aggiuntivi totali delle due Ltro di tre anni fa per le banche italiane furono di circa 140 miliardi di euro che in parte sono stati restituiti alla Bce in anticipo, ma a dicembre 2014 ne risultava ancora da restituire la gran parte, appunto, delle due Ltro di tre anni fa.

Ovviamente le banche ritrovano questa liquidità da restituire alla Bce nei titoli del debito pubblico che avevano o hanno ancora in loro possesso: ne consegue che, se tre anni fa vi fu una crescita della quota di debito pubblico italiano detenuta dalle banche, ora, proprio per la fine del triennio e la necessità inderogabile di restituire tutto l'ammontare delle due Ltro, è facilmente prevedibile che si riduca la quota di debito pubblico italiano detenuta dalle banche. Il problema che ora si apre, evidentemente, è quello di chi andrà a sottoscrivere soprattutto il nuovo debito pubblico emesso dall'Italia (oltretutto con questi bassissimi tassi di questi mesi). In parte non trascurabile potrà, quindi, intervenire l'operazione di Quantitative easing approvata pochi giorni fa a Francoforte e posta in essere dalla Banca centrale europea - Sistema europeo delle banche centrali. Questa operazione, che riguarda tutta Europa e certamente non solo l'Italia, avrà diverse utilità, fra cui anche quella di poter sostituire le banche ordinarie nella detenzione di parte dei titoli del debito pubblico. Diversa iniziativa è certamente quella delle due Tltro, di settembre e dicembre scorsi, sempre promosse dalla Bce, per la prima volta indirizzate specificamente a finanziare prestiti alle imprese: le banche italiane sono molto impegnate in questo settore ed hanno chiesto e ottenuto ben 57 miliardi di prestiti del totale dei 212 complessivamente prenotati dalle banche europee. Insomma, quasi il 27% (una quota assai rilevante) è stato ottenuto dalle banche italiane per nuovi finanziamenti al sistema produttivo.

Tutte queste operazioni importanti e complesse di politica monetaria hanno avuto e avranno effetti diversi e senza dubbio positivi. Ma non potranno risolvere da sole tutti i problemi, a cominciare da quelli europei. Infatti, è urgentissima la definizione di regole precise innanzitutto per le soglie minime di capitale che debbono essere detenute dalle banche in Europa. Questa incertezza del diritto ricade sia sulle banche, sia sulle imprese e sulle famiglie. Occorre che sia fatta chiarezza urgentemente e in modo da correggere l'attuale situazione nella quale le soglie minime di capitale sono “variabili” da banca a banca. Occorre, invece, dare nuovamente certezza al lavoro delle banche e ai rapporti con le imprese, innanzitutto sulle quantità e sui metodi di conteggio che debbono essere identici in tutta l'Europa della Unione Bancaria. Altrimenti l'incertezza produrrebbe la crescita di problemi di vario genere ed anche il rischio di esplosione di contraddizioni che già sussistono nella esistenza di una Vigilanza unica con Testi Unici bancari nazionali, di un mercato finanziario unico con Testi Unici nazionali della finanza e con diritti penali ancora nazionali dell'economia. Insomma, l'Unione Bancaria è importantissima, ma non può crescere zoppa. La politica monetaria, più che positiva, non può fare tutto per l'Europa.
Antonio Patuelli è presidente dell'Associazione Bancaria Italiana

http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2015-02-06/serve-certezza-soglie-minime-capitale-075222.shtml?uuid=ABucVRqC 

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