L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 7 febbraio 2015

la Consorteria Guerrafondaia Statunitense vuole la guerra in Europa

Ucraina 07 marzo 2014
Ucraina, Obama e Putin un’ora al telefono nella notte
Putin 
 

New York - Gazprom minaccia di tagliare le forniture di gas all’Ucraina se Kiev non salderà il suo debito, che ammonta a 1,8 miliardi di dollari, e non pagherà le forniture correnti. E’ questo un nuovo capitolo della crisi in Crimea.
Continua intanto il “braccio di ferro” degli Usa con Mosca per la situazione in Ucraina , Obama ha dato nella notte un nuovo giro di vite: ha imposto sanzioni a cittadini russi e ucraini «responsabili o complici delle minacce alla sovranità e integrità territoriale dell’Ucraina» e ha anche ammonito che il referendum con cui il 16 marzo i cittadini della Crimea dovranno scegliere tra Kiev e Mosca sarebbe incostituzionale, ma ha anche passato un’ora al telefono con Putin, per ribadire che «c’e un modo per risolvere la situazione con mezzi diplomatici, in modo da venire incontro agli interessi della Russia, del popolo ucraino e della comunità internazionale».
Peskov: «La Ue ci fa sorridere»
« Tutto quello che succede in Crimea e nell’est dell’Ucraina ha una «genesi interna» e non ha «nulla a che vedere con la Federazione Russa»: lo ha detto Dmitri Peskov, portavoce di Putin, in una intervista tv che uscirà domenica ma di cui le agenzie hanno diffuso una anticipazione. «È assai curioso che ora dall’Europa risuonino appelli alla Russia a condurre trattative con personaggi di Kiev che si definiscono potere dell’Ucraina con la mediazione di poteri occidentali, questo non può che suscitare che un sorriso perché certamente il credito di fiducia verso questi “garanti” è certamente esaurito dopo il destino che è toccato al documento firmato da Ianukovich a Kiev il 21 febbraio», ha detto Peskov in ina trasmissione.
«Speriamo non torni la guerra fredda»
Il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, ha auspicato che Russia e Occidente non tornino alla guerra fredda: «Non vorrei, credo che non sia così, credo che non sia iniziata, e vorrei credere che non inizi», ha detto in una intervista al secondo canale statale russo.
Paralimpiadi di Sochi, il boicottaggio
Inoltre le Paralimpiadi di Sochi, inaugurate in serata alla presenza di Putin, sono state boicottate dalle delegazioni governative di Stati Uniti, Gran Bretagna, Norvegia e Finlandia. All’inaugurazione parteciperanno gli atleti italiani ma non è prevista la presenza di membri del governo.
La telefonata tra Putin e Obama e le reazioni
Nel corso della telefonata, ha riferito la Casa Bianca, il presidente americano avrebbe di nuovo sottolineato che «le azioni della Russia vìolano sovranità e integrità territoriale dell’Ucraina», cosa che ha indotto gli Usa «a intraprendere diversi passi in risposta, in coordinamento coi nostri partner europei».
Da parte sua, Mosca ha fatto spallucce alla minaccia di sanzioni progressive decise ieri dall’Ue: per Vladimir Cizhov, ambasciatore russo presso l’Ue, il documento del vertice dei leader europei non aggiunge nulla di nuovo alle relazioni tra Mosca e Bruxelles e comunque a suo avviso «l’Ucraina e la soluzione della crisi politica in quel paese sono un obiettivo molto più importanti per noi». Quanto al primo dei tre “congelamenti” annunciato, quello del dialogo sui visti, ha fatto notare Cizhov, «esso, e sottolineo il mio rammarico, sfortunatamente è stato “congelato” dalla Ue diverso tempo fa, quindi praticamente non cambia nulla».
Ancora, Dmitri Peskov, portavoce di Putin, ha definito quanto sta capitando attualmente «in Ucraina e attorno all’Ucraina», riferendosi in particolare alle azioni dell’Occidente, come «un trionfo dell’illegalità, del cinismo, del collasso del diritto internazionale e dei doppi standard: i nostri partner occidentali hanno riconosciuto legittimi coloro che oggi si chiamano dirigenti dell’Ucraina nonostante il fatto che questa gente è arrivata al potere sostenuta da personaggi che hanno fatto un golpe o una rivolta con l’uso della forza».
Tornando alla telefonata, Putin (secondo quanto reso noto dal Cremlino con una nota) avrebbe ricordato a Obama «l’importanza delle relazioni russo-americane per garantire la stabilità e la sicurezza del mondo» e avrebbe affermato che «tali relazioni non devono essere sacrificate da problemi internazionali isolati, anche se molto importanti».
Insistendo sulla strada del dialogo, nella telefonata Obama ha anche indicato che il suo segretario di Stato, John Kerry «continuerà le discussioni con il ministro degli Esteri Lavrov (russo, ndr), il governo ucraino e altri partner internazionali».
Da Roma, proprio Kerry ha continuato l’offensiva diplomatica, con un nuovo incontro alla Farnesina proprio con il ministro Lavrov, dopo quello di ieri a Parigi. Sempre a Roma, Kerry ha inoltre tenuto una riunione informale con i colleghi europei, l’italiana Federica Mogherini, il francese Laurent Fabius, il tedesco Frank-Walter Steinmeier e con il viceministro britannico Hugh Robertson.
Annunciando le sanzioni, Obama aveva in precedenza affermato che si tratta di misure che «continuano i nostri sforzi per imporre un costo alla Russia e a coloro che sono responsabili della situazione in Crimea», aggiungendo che «andando avanti ci danno inoltre la flessibilità di modulare la nostra risposta in base alle azioni russe». Sono misure che impongono restrizioni sui visti a un imprecisato numero di funzionari, che si vanno ad aggiungere al diniego dei visti a chi è coinvolto nell’abuso dei diritti umani in seguito all’oppressione politica in Ucraina, e che aprono la strada al possibile “congelamento” dei loro beni. Sottolineando che la sua linea sarebbe «ampiamente condivisa», Obama ha affermato che si tratta di «passi intrapresi in stretto coordinamento con i nostri alleati europei», poiché «la nostra unità internazionale è evidente in questo importante momento».
In una breve dichiarazione ai giornalisti, il presidente americano ha quindi ammonito sul referendum in Crimea: «Violerebbe la Costituzione ucraina e la legge internazionale», ha detto, affermando che una soluzione potrebbe essere invece trovata inviando «osservatori internazionali in Ucraina e Crimea per accertarsi che i diritti di tutti gli ucraini vengono rispettati, compresi di quelli di etnia russa» e allo stesso tempo «avviare consultazioni tra i governi di Russia e Ucraina con la partecipazione della comunità internazionale».
Le posizioni appaiono però ancora distanti: le relazioni con Lavrov, ha detto Kerry in serata, «così come con gli altri ministri degli Esteri, sono professionali: ci sono momenti in cui condividiamo cose, altri in cui c’è disaccordo, anche molto forte. Questo è un momento di forte disaccordo, ma cercheremo una soluzione». 


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