L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 25 febbraio 2015

La corona danese riuscirà a mantenere il cambio fisso? e l'Euro quando il suo crollo?

Danimarca, LNG sfida la banca centrale: non vincerete la battaglia sulla corona

Danimarca, il fondo LNG Capital sfida la banca centrale sul peg

Il fondo LNG Capital ha dichiarato che la battaglia della banca centrale della Danimarca per difendere il "peg" con l'euro sarebbe tutt'altro che vinta.

Il fondo LNG Capital non ha al momento in corso una scommessa sull'abbandono del "peg" tra la corona danese e l'euro, ma ce l'aveva fino a una settimana e mezza fa, mentre adesso ha venduto le corone. Lo ha dichiarato ieri il suo ad Louis Gargour, avvertendo, però, che ciò non significa affatto
che la Danimarca abbia vinto la sua battaglia per difendere il cambio.

Secondo Gargour, la banca centrale di Copenaghen, retta dal governatore Lars Rohde, dovrà ancora fare i conti con lo scenario di una possibile uscita della Grecia dall'euro e con il QE della BCE. Entrambi gli eventi metteranno l'euro sotto pressione e si tratta di fenomeni che sfuggono all'istituto danese. Il manager chiarisce che per quanto forti saranno le misure che Rohde adotterà per salvaguardare il "peg", le forze esterne prevarranno su di esse.
A ben vedere, si tratta di un vero guanto di sfida che LNG lancia alla banca centrale danese, evidentemente disposta appena possibile a tornare a puntare sulla corona.
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La ragione del momentaneo disimpegno del fondo è giustificata dall'indebolimento della valuta scandinava, che oggi, a metà seduta, si attestava a un cambio di 7,4642 contro l'euro, più debole rispetto al valore di riferimento di 7,46038, strenuamente difeso dalla banca centrale sin dal 2000, in seguito all'adozione di un accordo bilaterale con la BCE. All'inizio della scorsa settimana, la corona si presentava ancora a un rapporto di 7,4448 contro la moneta unica.
Dalla metà del mese di gennaio, quando è partito l'attacco speculativo sulla corona, dopo la fine del cambio minimo tra franco svizzero ed euro, Nordea Bank stima che l'istituto danese sia intervenuto per complessivi 275 miliardi di corone, ovvero acquistando 42 miliardi di dollari di valuta straniera per evitare un eccessivo rafforzamento della valuta locale. Al momento, le riserve valutarie danesi ammonterebbero così al 35% del pil, altissime, ma lontane dall'80% della SNB, la banca centrale svizzera.
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L'allentamento delle pressioni sulla corona si avverte nelle ultime sedute anche guardando ai rendimenti dei bond governativi emessi dalla Danimarca. I decennali viaggiano adesso tra lo 0,25% e lo 0,30% contro un mimino poco sopra allo 0,10% toccato nelle scorse settimane. I biennali rendono negativamente dello 0,7%, ma fino a una settimana e mezza fa mostravano rendimenti in zona -1%. I titoli a 5 anni rendono il -0,3% dal -0,5% delle sedute precedenti.
Per quanto in risalita, i titoli di stato danesi rendono sotto lo zero fino alla scadenza dei 5 anni. Un ritorno più basso lo mostrano solo i titoli svizzeri, mentre gli investitori notano come persino quelli di Regno Unito, USA e Svezia abbiano esitino un ritorno più alto. Da qui, i parziali deflussi degli ultimi giorni, alimentati dai tassi negativi di Rohde (-0,75% sui depositi delle banche) e dalla sospensione delle aste pubbliche. Ma l'avvertimento di Gargour suona come poco rassicurante per l'istituto di Copenaghen.
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http://www.investireoggi.it/economia/danimarca-lng-sfida-la-banca-centrale-non-vincerete-la-battaglia-sulla-corona/

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