L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 5 febbraio 2015

le porcherie del governo Renzi, decreto legge il 20 gennaio 2015 dopo le dimmissioni del capo dello stato


Banco Popolare, effetto Serra?

05 - 02 - 2015Michele Arnese
Banco Popolare, effetto Serra?
C’è lo zampino di Davide Serra? L’interrogativo se l’era posto giorni addietro il collega Fernando Pineda sulla base di alcune indiscrezioni convergenti - di ambienti milanesi e di palazzi romani – secondo cui il renzianissimo fondatore del fondo Algebris, Serra, stava seguendo con attenzione la riforma delle banche popolari in gestazione nel governo Renzi, sotto forma di un disegno di legge sulla concorrenza che era in bozza (qui la bozza integrale).
Poi la parte della bozza del ddl che prevedeva la trasformazione di tutte le banche popolari e degli istituti di credito cooperativo è stata espunta ed è stata trasformata in un decreto legge che ha imposto la norma originaria per le dieci maggiori banche popolari.
Le indiscrezioni del collega Pineda parlavano di una sorta di riunioni/seminari organizzati negli uffici londinesi del fondo Algebris fondato dal renziano Serra negli stessi giorni in cui tra Roma, Milano e Londra un consigliere di Palazzo Chigi su temi finanziari, Carlotta De Franceschi, 37 anni, già in Goldman Sachs, Morgan Stanley e Credit Suisse, sondava banchieri d’affari e operatori finanziari sui medesimi temi.
Ha scritto Camilla Conti sul Fatto Quotidiano del 28 gennaio che “Alberto Gallo, capo dell’ufficio studi per la ricerca macroeconomica alla Royal Bank of Scotland, lo scorso 20 gennaio (lo stesso giorno dell’approvazione del decreto da parte del governo) ha organizzato al Renaissance Hotel, nel cuore della capitale inglese, un convegno a porte chiuse sul Sud Europa al quale avrebbe partecipato anche Carlotta De Franceschi, wonder woman del giglio magico”.
Poi sono arrivate le ricostruzioni sui balzi un po’ eccessivi in Borsa dei titoli delle banche popolari quotate, le indiscrezioni sul faro della Consob sui movimenti finanziari e le accuse del parlamentare di Sel, Giovanni Paglia, con sospetti di insider trading a carico del finanziere renziano.
Serra ha risposto bollando come “ridicole” e “prive di fondamento” le ipotesi di insider trading e ha spiegato però che Algebris “dal marzo 2014 ha una posizione importante, tuttavia inferiore al 2%, in una banca popolare italiana” e che la quota è stata acquisita in occasione di “un aumento di capitale”. L’unico istituto ad aver ricapitalizzato a marzo è stato il Banco Popolare.
Ma quindi c’è stato o non c’è stato l’effetto serra?…

http://www.formiche.net/2015/02/05/banco-popolare-davide-serra-algebris/

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