L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 1 febbraio 2015

L'Italia senza manifattura, agricoltura ed energia pulita non ha scampo, muore

Ecco come la Legge di stabilità sta affossando l’agricoltura italiana
31/01/2015
Mentre l’attenzione del mondo politico italiano si divide tra il toto Quirinale e il “fenomeno” Tsipras, associazioni di categoria e medio piccoli imprenditori iniziano a fare i conti con la Legge di stabilitàvarata dal governo Renzi, e i risultati non sembrano essere entusiasmanti, soprattutto per l’agricoltura italiana.
L’Unima (Unione nazionale imprese di meccanizzazione agricola) accende un riflettore sul comma 384 della legge, il quale introduce un taglio ulteriore del 23% alle riduzioni già apportate dal governo Renzi alle forniture di gasolio agevolato per utilizzo agricolo. Le ripercussioni sull’intero comparto saranno immediate e pesanti, basti pensare che la differenza di prezzo sulle accise tra il gasolio agricolo e quello venduto normalmente dai rifornitori sfiora i 50 centesimi al litro.
Secondo i dati diffusi da Unima la percentuale di gasolio a tariffa piena acquistato da un agricoltore o da un contoterzista è passata dal 10% nel 2013, al 15% nel 2014 per arrivare al 23% nel corso del 2015. Una crescita costante a causa della quale, quest’anno, gli agricoltori italiani saranno costretti ad acquistare oltre 400 milioni di litri di gasolio dai normali distributori per utilizzarli in ambito lavorativo.
Un salasso che influirà non solo sulle finanze già provate delle aziende agricole della penisola ma anche sulla qualità dei lavori effettuati. L’aumento dei costi porterà i coltivatori diretti e i piccoli proprietari terrieri a ridurre il numero dei coltivi, con pericolosi effetti anche per i non addetti al settore, primo fra tutti l’aumento del rischio di incendi di vasta portata, soprattutto nel periodo estivo, a causa dei terreni che non saranno coltivati e resteranno infestati dall’erba secca.

Francesco Pezzuto


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