L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 26 febbraio 2015

l'Ungheria ha una politica estera l'Italia è al rimorchio e non fa i propri interessi

26/02/2015 12:08

Russia-Ungheria: l’asse che dà fastidio all’Unione Europea

Il recente viaggio a Budapest di Vladimir Putin e le sue conseguenze. Tra accordi commerciali e alleanze, è l'ennesima vittoria del leader del Cremlino

Russia-Ungheria: l’asse che dà fastidio all’Unione Europea
Vladimir Putin ha da poco concluso la sua visita ufficiale in Ungheria: un evento, questo, sotto diversi aspetti di notevole importanza. E non soltanto per i due Stati che ne sono stati protagonisti.
Il viaggio del presidente russo a Budapest e il suo incontro con il premier ungherese Orban (nazionalista, conservatore, pragmatico e molto popolare nel suo Paese) ha senz’altro confermato il solido legame tra Russia e Ungheria, che i due leader hanno rafforzato mediante la sottoscrizione di diversi accordi commerciali e industriali. Tra essi innanzitutto il protocollo d’intesa che prevede l’assistenza russa nella modernizzazione della centrale nucleare ungherese di Paks e un’importante partnership nel settore del gas naturale. Che, a quanto sembra, ha dato un po’ fastidio all’Unione europea (che per bocca del commissario per l’energia Maros Sefcovic ha espresso lamentele sull’esclusione della Commissione dai negoziati e ha paventato possibili violazioni delle regole sulla concorrenza).
Il rinnovo del contratto di fornitura di gas a condizioni più favorevoli (legato anche all’impegno da parte ungherese a costituire importanti sistemi di stoccaggio), la collaborazione nella realizzazione del nuovo progetto di gasdotto “Turkish stream” e la promessa di finanziamenti per la ristrutturazione degli impianti nucleari: questi in sostanza i principali risultati quanto all’aspetto economico del vertice, ai quali è inoltre da aggiungere un’intesa relativa al settore agricolo, che secondo il leader russo consentirebbe di limitare gli effetti delle sanzioni europee nei confronti del suo Paese.
Nel corso della conferenza stampa congiunta tenuta dai due leader al termine del vertice di Budapest inoltre, il primo ministro ungherese – che, se pure ha votato per l’introduzione delle sanzioni anti-russe le ha ripetutamente criticate, sostenendo però nel contempo di voler rispettare le decisioni dell’Unione europea – ha detto di essere “sicuro che la cooperazione e le buone relazioni servano gli interessi non solo dell’Ungheria, ma anche dell’intera Europa”. Orban ha poi dichiarato anche che l’isolamento della Russia è impossibile ed ha concluso sostenendo che “chi crede che l’economia europea sarà competitiva senza la cooperazione con la Russia sta solo coltivando illusioni”.
Il rapporto privilegiato che oggi la Russia intrattiene con l’Ungheria oltre all’economia riguarda poi inevitabilmente anche la politica: tra Putin e Orban, scrive Andrea Pipino su L’internazionale, “ci sono infatti diverse affinità ideologiche: la diffidenza verso certe regole delle democrazie liberali, l’attenzione all’importanza dell’identità, della tradizione e della sovranità e una certa tendenza all’autoritarismo”. In più – e forse soprattutto – c’è la volontà di entrambi i Paesi di consolidare la propria posizione nei confronti dell’Unione europea. I cui rapporti con la Russia (che ha dimostrato di avere ancora alleati in Europa) sono decisamente tesi a causa della questione ucraina mentre, per quanto riguarda l’Ungheria l’intenzione è forse quella di “far capire a Bruxelles, che negli ultimi mesi l’ha spesso bacchettata, di poter trovare partner strategici ed economici anche ad est”.
Va poi aggiunto, a completare il quadro apparentemente piuttosto idilliaco del recente evolversi dei rapporti russo – magiari, che qualche critica il viaggio di Putin l’ha sollevata. A prescindere dalle prevedibili contestazioni legate alla situazione dell’Ucraina, ha infatti suscitato più di qualche perplessità la decisione del leader del Cremlino di visitare, oltre alla sezione del cimitero di Kerepesi che ospita le tombe dei russi caduti durante la seconda guerra mondiale, il cippo eretto in memoria dei soldati sovietici morti nella repressione dei moti del 1956. Memoriali dei quali, va detto, il governo ungherese cura ordine e manutenzione.
Un omaggio, quello di Putin ai caduti della controrivoluzione del ‘56, che ha comprensibilmente sollevato l’indignazione dell’opinione pubblica locale. Un gesto scomodo, secondo alcuni anche inopportuno, sulle cui motivazioni si possono soltanto fare delle ipotesi: provocazione o volontà di riaffermare con orgoglio e fierezza il proprio passato? Probabilmente entrambe le cose. E per quanto nella storia della Russia ci sia più di qualche pagina decisamente non condivisibile, non si può non considerare con ammirazione e invidia l’atteggiamento di un capo di Stato che onora sempre e comunque la storia del suo Paese, qualunque essa sia.

Cristina Di Giorgi


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