L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 28 febbraio 2015

Popolo greco con la pistola puntata sulla tempia, un assurdo tedesco

La Grecia rischia di finire i soldi, nonostante l'accordo con i creditori
 
Atene deve infatti ripagare 1,5 miliardi di euro al Fondo Monetario Internazionale entro marzo, e i partner della Grecia sembrano essere intenzionati ad utilizzare questa scadenza per fare pressioni sul governo Tsipras.
L'accordo-ponte di quattro mesi prevede infatti che la Grecia abbia tempo fino alla fine di giugno per completare la propria parte del programma e ricevere così i 7,2 miliardi di euro che le servono per rimanere a galla.
Il problema è che questi soldi non arriveranno fino a quando il nuovo programma del governo greco, che dovrebbe essere presentato nelle prossime settimane, non sarà giudicato soddisfacente dai creditori. Le scadenze però incombono, e la Grecia non ha molte opzioni per trovare altrove il denaro che le serve nel breve periodo.
I creditori sperano in questo modo di mettere Tsipras davanti ad una possibile crisi di liquidità, e quindi costringerlo ad approvare più in fretta il nuovo piano di riforme, possibilmente prima della fine di aprile ovvero quando il denaro dovrebbe essere sbloccato.
Il governo greco potrebbe cercare di battere altre strade per ottenere quei (relativamente) pochi spiccioli necessari per sopravvivere peri prossimi due mesi, ma le alternative presentano tutte alcuni problemi importanti che le rendono irrealizzabili.
Bisogna innanzitutto escludere, a meno di colpi di testa del governo, la possibilità che Tsipras tenti di finanziarsi ricorrendo al mercato. I tassi di interesse greci sono a livelli proibitivi, e gli unici titoli che potrebbero essere emessi sono quelli a brevissimo termine, tre o sei mesi.
Purtroppo però la cosiddetta Troika, morta-ma-non-troppo, ha fissato le emissioni di nuovo debito pubblico ad un massimo di 15 miliardi. Questo tetto è già stato raggiunto, e infrangerlo unilateralmente significherebbe far saltare il tavolo.
La Grecia potrebbe provare a rivolgersi alla Banca Centrale Europea, seguendo principalmente due strade: la prima è provare ad ottenere i profitti che ha guadagnato la Banca centrale europea attraverso l'acquisto di bond greci (circa due miliardi, che solitamente vengono rigirati ad Atene); la seconda, invece, prevede l'uso del denaro avanzato dal fondo di stabilità finanziaria per le banche greche (11 miliardi non utilizzati dagli istituti di credito).
Il problema in questo caso è che i fondi sono soggetti ad un certo grado di discrezionalità da parte della BCE e dei partner di Atene, i quali difficilmente daranno il proprio assenso. I profitti della BCE infatti possono essere sbloccati solo in presenza del piano di salvataggio, che al momento è in alto mare (e Draghi non sembra voler concedere troppi margini), mentre le rimanenze del Fondo Salva Grecia dovrebbero ritornare nelle casse lussemburghesi dell'ESM, stando a quanto deciso dai ministri delle finanze europei.
La strada più facile sembra quindi essere quella di fare presto queste riforme, ovvero presentare un piano maggiormente dettagliato da presentare ai creditori, che già si sono lamentati per la vaghezza del piano presentato da Yanis Varoufakis.
Se la situazione non dovesse sbloccarsi, c'è il rischio che il governo decida di bloccare i pagamenti ai propri fornitori salvando un po' di liquidità. Si tratterebbe comunque di una manovra che permetterebbe alla Grecia di rimanere a casa solo poche settimane: il governo spende intorno ai 5 miliardi al mese, e a cittadini e aziende greci quel denaro non può mancare molto a lungo, visto che già oggi la situazione economica è drammatica. Tsipras già sta subendo pressioni (anche violente) perché gestisca l'"emergenza umanitaria".
Inoltre una volta pagati i debiti primaverili per circa 2,5 miliardi di euro, la Grecia dovrà rimborsare crediti per otto miliardi di euro in estate, cifra non rimborsabile se la Grecia vorrà contare solo sulle proprie (deboli) forze.
Stando così le cose, a Tsipras non rimane che dimostrare che vuole davvero rimettere in piedi la Grecia, adottando in fretta delle riforme sempre più necessarie per resuscitare l'economia greca.

Nessun commento:

Posta un commento