L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 1 febbraio 2015

Renzi e il Pd stanno liquidando la manifattura italiana in favore di quella tedesca, imbecilli


Facciamo un po’ di conti dopo le elezioni in Grecia

Mariano Leone - gen 31, 2015




Abbiamo detto più volte in queste pagine che se l’economia fosse una scienza esatta saremo tutti ricchi, siccome non solo non siamo tutti ricchi ma stiamo diventando più poveri forse dovremmo porci il dubbio che le politiche economiche perseguite sino ad ora siano sbagliate. O almeno che siano sbagliate per noi italiani.

Non possiamo portare nel campo economico quella formula medica per cui l’operazione è riuscita ma il paziente è morto. Non vorrei che perseguendo questa politica economica finiremmo con avere finalmente i parametri econometrici a posto, una contrazione perfetta del debito pubblico ma essere morti economicamente.

Comincerei a mettere a punto qualche considerazione non allineata con il comune sentire. Evitiamo questa sorta di entusiasmo per l’elezione in Grecia che sembra stia attraversando molta parte dell’opinione pubblica. Mi sembra più un voler guardare dalla finestra per non vedere quello che succede dentro casa.

Cominciamo a dire che comparare i nostri numeri con quelli della Grecia non ha senso alcuno. Alcune nostre provincie da sole hanno un PIL maggiore di quello di tutta la Grecia. Il debito Greco è di 320 Miliardi, quello Italiano è di 2.200 Miliardi. Qualsiasi evoluzione della vicenda greca: uscita dall’Euro, rinegoziazione del debito, fallimento dello stato Greco non avrebbe un impatto per l’Europa come se accadesse all’Italia.

Inoltre la Grecia ha un bilancio primario ( la differenza tra le spese e le tasse) positivo. Ha anche una bilancia commerciale in attivo ( vende all’estero più di quello che esporta). Questi dati in positivo non sono valori assoluti. Se considero un paese nel quale gli abitanti sono dei morti di fame e vivono al livello di sussistenza, il fatto che vendano 10 ql di banane all’estero e importino solo 2 etti di fagioli e che quindi abbiano una bilancia commerciale in attivo non migliora la loro condizione di morti di fame ma solo la loro bilancia commerciale .

Allora da dove proviene l’indebitamento della Grecia? Proviene dagli interessi sul debito. Interessi che si sono accumulati e che hanno portato alla cifra che abbiamo menzionato. La Grecia ha alcune peculiarità anche nella qualità dei creditori.

L’80% del suo debito è nei confronti della Troika o Trimurti ( UE, BCE, FMI). L’Italia è indebitata sopratutto con banche commerciali. Questo modifica l’eventuale approccio per una rinegoziazione. E la Germania? Possiamo finalmente dire che molta fortuna economica della Germania si basa sulla vendita dei prodotti tedeschi nei paesi europei. Riconoscendo che accanto ad una superiorità tecnologica esiste una quota di vantaggio che deriva dalla politica monetaria imposta all’Europa e dalla imbecillità della politica industriale degli altri paesi europei, a partire dall’Italia. L’ Italia sta liquidando in nome della privatizzazione e del libero mercato la struttura industriale mentre in Germania lo Stato è intervenuto ed interviene abbondantemente nella attività industriali.

Basta pensare al massiccio intervento statale sulla produzione di automobili. Noi permettiamo a Marchionne di andarsene dopo aver riempito di soldi la Fiat e la famiglia numerosa degli Agnelli, mentre in Germania massicci interventi finanziari statali hanno permesso il recupero della fase di crisi dell’auto e l’attuale sviluppo.

Noi nei dibattiti televisivi di una classe politica imbelle colpevolizziamo la classe operaria e il suo costo non più concorrenziale rispetto al mondo, noi diamo la colpa al costo del lavoro e non guardiamo la Germania che non ha ridotto il reddito per la classe operaia né ha ridotto i diritti sindacali e lo stato sociale.

Noi non abbiamo mai realmente contabilizzato quanta parte degli interventi finanziari annunciati come aiuti alla Grecia, alla Spagna sono andati in realtà a salvare i sistemi bancari tedesco e francese che detenevano i titoli dei paesi “fannulloni”.

Noi non abbiamo mai contabilizzato quanta parte dei contribuenti europei è andata alla Germania e quanto alla Grecia . Se l’avessimo fatto avremmo scoperto che la Germania ha usufruito di sostegno finanziario più della Grecia . Lo riporta un esame dei flussi monetari Europei e dei Bilanci delle Banche centrali ( da: Hey Germany: YOU Got a Bailout , Too , 24 maggio 2012). Abbiamo anche annotato in queste pagine che per effetto del sistema di contabilità pubblica tedesca e della autonomia dei Land molta parte dell’indebitamento tedesco non viene esplicitato nella contabilità generale, come pure che per effetto della sistema bancario tedesco che nelle periferie è costituito da partecipazione pubblica molta parte dell’indebitamento è sospetto di interventi di maquillage.

Infine esiste un peccato originale tedesco. Il prezzo dell’ unificazione tedesca secondo molti studi (vi ricordo il testo di Vladimiro Giacché : ANSCHLUSS, L’unificazione e il futuro dell’Europa. Ed. Imprimatur) è stato spalmato sugli stati europei periferici. Questa operazione ha visto da una parte uomini politici come Khol e Schoroeder, e dall’altra parte uomini politici provenienti da banche e da istituzioni legati al sistema finanziario: Draghi, Ciampi, Dini, Monti. Avrà avuto un significato questa provenienza?

 http://www.ilquotidianoitaliano.it/economia-2/2015/01/news/facciamo-un-po-di-conti-dopo-le-elezioni-grecia-179024.html/

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