L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 22 febbraio 2015

si anche negli Stati Uniti si sciopera

Il caso
Stati Uniti, gli scioperi paralizzano le raffinerie
 

I lavoratori del settore petrolifero in America sono sul piede di guerra e il prolungato braccio di ferro con i giganti dell'industria del greggio, dalla Shell alla Bp, rischia di paralizzare l'attività delle raffinerie nell'intero Paese.

L'ultimo a fermarsi è stato il più grande impianto degli Stati Uniti, in Texas, dove i dipendenti hanno incrociato le braccia di fronte all'ennesimo nulla di fatto al tavolo delle trattative tra il sindacato dello United Steelworkers e l'associazione degli imprenditori guidata attualmente dalla Royal Dutch Shell. Le parti da un mese cercano di trovare un accordo sul nuovo contratto di categoria.

I sindacati si sono detti in particolare contrari alle pressioni delle aziende che sempre più forzerebbero i lavoratori a turni più lunghi a discapito della sicurezza. E senza adeguate compensazioni dal punto di vista salariale. Intanto - riporta il Wall Street Journal - circa il 16,5% della capacità di raffinazione è stata già colpita dalla mobilitazione delle ultime settimane. E si potrebbe presto salire al 20% se il grande impianto del Texas rimarrà fermo nei prossimi giorni.

Per un accordo che non si trova, un altro che finalmente è stato raggiunto, quello che riguarda i lavoratori portuali della costa occidentale degli Stati Uniti. Si tratta di un'intesa che pone fine a ben nove mesi di scioperi e di stato di agitazione, paralizzando gran parte dell'attività dei porti dalla California allo stato di Washington.

A sbloccare una difficilissima impasse è stata la Casa Bianca, che ha inviato il segretario al lavoro Thomas Perez al tavolo delle trattative minacciando di esautorare le parti e di portare tutta la questione relativa al rinnovo del contratto a Washington. Un ultimatum che ha portato i suoi frutti. Ora ci vorranno giorni per riportare la situazione alla normalità, con migliaia di spedizioni rinviate per settimane.
 

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