L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 3 febbraio 2015

Syriza è il cuneo che sventra l'Euro

3/02/2015

Tsipras, solo Renzi è in grado di aiutarlo

La Germania è in declino: un incontro più mediatico che altro per formare un cordone anti-austerity
 
Esclude gli aiuti della Russia, rimane concentrato sui “partner europei”, parte per un tour tra i governanti per cercare aiuto. L’obiettivo di Alexis Tsipras, il neo-premier greco, è piegare la politica di austerità che, a sua volta, ha piegato l’economia greca. Ce la farà? «L’austerity è in declino», spiega Giulio Sapelli, ordinario di Storia economica alla Statale di Milano, per cui le possibilità ci sono. La Germania è «isolata», e anche la Cancelliera Angela Merkel «ha le sue gatte da pelare», soprattutto ora che Tsipras ha incassato l’endorsement di Obama. Ora il primo passo: l’incontro con il presidente del Consiglio Matteo Renzi, che ha già espresso l’intenzione di modificare le politiche economiche europee. Bisognerà capire cosa si diranno.
Appunto, professore. Cosa si diranno Tsipras e Renzi?
Questo non lo so. Il premier greco vorrà l’appoggio di Renzi, e questo è chiaro. Del resto il suo percorso lo ha tratteggiato fin dalle sue prime mosse. Ha detto “no” ai cinesi, bloccando la svendita degli asset greci come il porto del Pireo; ha già espresso l’intenzione di creare un ponte con Cipro per la Russia, che non avrebbe nemmeno problemi per andare incontro a Tsipras da un punto di vista economico. Tre: anche in Francia il suo governo è stato bene accolto. Abbiamo visto come Miche Sapin, il ministro delle Finanze francese, si sia trovato bene con Varoufakis.
E anche il presidente Usa Barack Obama si è espresso.
Sì: Tsipras ha ottenuto l’endorsement anche di Obama. Ma il presidente Usa lo ha fatto per dare una lezione alla Merkel, più che altro.
Renzi ha un’intelligenza politica particolare: ricorda Andreotti
Non è forse perché teme la vicinanza russa?
Ma no. A Obama non interessa l’Occidente da un pezzo. Quello che conta per lui è che la Germania non continui a fare quello che ha fatto finora, e che cambi le sue politiche economiche. Il resto non conta.
Renzi come si posiziona in questo quadro, che vede Usa e Russia e Germania?
È un abile tattico, lo ha già dimostrato. È un politicien d’abord, come Nenni. Da un lato, al telefono rassicura la Merkel, dall’altro accoglierà la posizione di Tsipras. Ma ha un’intelligenza politica particolare, mi ricorda molto Andreotti.
Addirittura.
Sì. Perché dice che non farà nessun asse con la Grecia, mentre poi alla fine lo farà. Sarà costretto a fare un asse con la Grecia, e intanto rassicura. In ogni caso la situazione è chiara: la vittoria greca è l’inizio di un ciclo di fine dell’austerity e non si può non tenerne conto. La Germania, dal canto suo, ha cominciato il suo declino. E anche di questo si deve tenere conto.
Con Syriza al governo è iniziato il declino della Germania e della Merkel
In che senso?
Che anche la Merkel ha le sue gatte da pelare. È una democristiana anche lei, però. Dovrà conciliare le cose, visto che ha una pressione interna molto forte. L’Alternativa per la Germania è una cosa seria, non come i nostri grillini. Quelli sono fior di intellettuali, gente colta. E fanno una gran pressione. Anche Schauble, dal canto suo. Allora anche lei è costretta a mantenere una linea dura con gli altri Paesi europei, ma dovrà fare delle concessioni. È cominciato il declino tedesco, e anche il declino della Merkel.
Quale sarà la strategia di Renzi e Tsipras, allora?
Non c’è nessuna strategia. Non esiste più al mondo una classe dirigente in grado di formulare una strategia. L’incontro non riserverà nulla di eclatante. In ogni caso, Renzi è l’unico, in mezzo a questi navigatori a vista, in grado di guardare più lontano, e ha capito che Syriza è l’unica forza politica su cui può fare affidamento.
Un incontro più mediatico che altro.
Sì, e sono contento che si torni a una politica di potenza, che poi è

la politica vera. Quella in cui alla plebaglia e ai giornalisti si fa vedere una cosa, e poi nella realtà se ne fa un’altra.

E il debito greco?
Il debito? Non si pagherà. Come ha fatto la Germania, nel 1953, tra l'altro. È una convinzione sbagliata quella che il debito abbia qualche influenza sulla crescita. Lo si lascerà perdere, con semplicità.
Anche i soldi che abbiamo prestato alla Grecia?
Sì, anche quelli.

http://www.linkiesta.it/renzi-tsipras-incontro-sapelli

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