L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 26 febbraio 2015

Tsipras tradisce il mandato del popolo greco, non ha titolo per aumentare le tasse

Il governo Tsipras alla prova più dura. Far pagare le tasse al popolo greco

Atene ha un credito verso i suoi cittadini di 76 miliardi in tasse non pagate, un quarto del debito pubblico ellenico. Tsipras ha dichiarato di voler riscuotere i crediti, ma potrebbe scatenare una rivolta sociale

In Grecia fare uno scontrino o pagare le tasse è un optional, lo sa bene chiunque sia andato in vacanza su una delle isole elleniche. Il governo può vantare nei confronti dei suoi cittadini un credito di circa 76 miliardi di euro in tasse non versate.
Un bella somma se si considera che il debito pubblico del Paese, considerato il vero fardello che lo sta trascinando a fondo, è di 330 miliardi, il 175% del Pil. Significa che se il governo riuscisse a mettere le mani su tutte le tasse dovute, potrebbe fare scendere il debito al 125%, dieci punti sotto quello italiano.
Ma non bisogna farsi illusioni, il governo greco sa bene che è impossibile, e Alexis Tsipras ha come obiettivo rientrare di nove miliardi. Questa somma servirebbe a finanziare i programmi sociali che Syriza ha promesso durante la campagna elettorale. Buoni pasto, costo dell'energia calmierato, assunzioni nel pubblico, assistenza sanitaria universale.
Alcuni commentatori affermano però, che un provvedimento del genere rischia di fare esplodere una vera e propria rivolta sociale. I greci non hanno mai amato pagare le tasse (al contrario dei tedeschi che le pagano quasi al 100%). Gli storici dicono che è un retaggio dell'epoca ottomana. Quel che è certo è che Syriza ha vinto le elezioni giurando di non voler alzare le tasse. E per molti greci la pretesa che si paghino fino in fondo è altrettanto sbagliata.
Ogni anno il Fisco ellenico riesce ad incamerare solo il 50 per cento delle tasse che gli spettano. La differenza, dicono in molti, tiene in vita tante aziende che altrimenti chiuderebbero. Insomma, evado le tasse per sopravvivere. Ecco allora che il giro di vite voluto da Tsipras rischia di portare, ancora una volta, la gente in piazza.

http://www.affaritaliani.it/affari-europei/il-governo-tsipras-alla-prova-piu-dura-far-pagare-le-tasse-al-popolo-greco.html 

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