L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 6 marzo 2015

alla Consorteria Guerrafondaia Statunitense interessa solo avere il controllo

Isis, allarme del New York Times: "Attenzione all'Iran"

Il quotidiano della Grande Mela contro il "paradosso" che emerge dalla guerra al terrorismo del governo Obama: "Teheran oggi è alleato, ma al tempo stesso nemico"
Redazione 5 marzo 2015

NEW YORK (USA) - Un alleato nella lotta contro l'Isis, ma pur sempre un nemico da cui difendersi. E' il paradosso emerso nelle ultime settimane negli Stati Uniti a proposito dei rapporti con l'Iran: da una parte, il presidente Barack Obama deve gestire le pressioni del partito repubblicano contro la repubblica islamica, con cui sta cercando di concludere un accordo sul programma per impedire che abbia un'arma nucleare, criticato ancor prima della stipula; dall'altra, la Casa Bianca sta diventando sempre più dipendente dai combattenti iraniani nella lotta contro gli estremisti dell'autoproclamato Stato islamico in Iraq e Siria. A parlarne è il New York Times.
Nei quattro giorni in cui le milizie iraniane guidate dal generale Qassem Suleimani si sono unite ai soldati iracheni per riconquistare la città di Tikrit, in Iraq, i funzionari americani hanno ribadito di non essersi coordinati con l'Iran, nella lotta contro il nemico comune. "Tecnicamente sarà pure vero", ma gli Stati Uniti stanno controllando da vicino la guerra che l'Iran conduce parallelamente contro l'Isis, anche per evitare "conflitti" nelle loro attività. Il risultato, secondo molti esperti di sicurezza nazionale interpellati dal New York Times, è che il coinvolgimento di Teheran sta aiutando gli iracheni a tenere la linea, finché gli americani non finiranno di addestrare nuove forze irachene. L'opinione più diffusa tra gli esperti è che la strategia statunitense sia stata finora un successo in gran parte grazie all'Iran, il cui intervento è stato decisivo in molte battaglie.
Il rischio, però, è che l'Iran guadagni un peso eccessivo in Iraq: giorni fa, il Washington Post ricordava che, dove una volta c'era la statua di Saddam Hussein, a Baghdad, ora c'è il ritratto del leader iraniano Ruhollah Khomeini. "Niente illustra meglio - commentava il quotidiano - la trasformazione in atto in Iraq". Uno dei timori è che le milizie sciite possano rendersi colpevoli di atrocità contro i sunniti, di cui già recentemente sono state accusate.

http://www.today.it/mondo/isis-allarme-iran-usa.html 

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