L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 4 marzo 2015

aumenta il prezzo del petrolio


Contrordine saudita: il petrolio sarà più caro 

  • Claudio Conti
Contrordine saudita: il petrolio sarà più caro
E adesso, che fine farà la crescita? La notizia è secca: l'Arabia Saudita, o meglio la sua compagnia petrolifera Saudi Aramco, ha comunicato ieri ai propri clienti che il listino dei prezzi aumenterà da aprile di un dollaro e spiccioli al barile. Per le abitudini del mercato l'aumento, che potrebbe sembrare poca cosa (il Brent in questi giorni è quotato poco sopra i 60 dollari), si tratta di una sferzata netta: qui, infatti, gli aumenti o i ribassi si calcolano in genere con i centesimi.
Insomma: i sauditi hanno deciso che è ora che il prezzo risalga. E anche abbastanza in fretta. Un'inversione di tendenza brusca, anche se in qualche modo annunciata dal costante rialzo dei prezzi internazionali nell'ultimo mese.
Non è una notizia da poco. Il basso prezzo dell'energia era infatti tra gli argomenti principali, insieme alla relativa svalutazione dell'euro nei confronti del dollaro, a favore di una possibilità di “ripresa” alle porte. Soprattutto per i paesi europei, grandi consumatori di energia importata. E soprattutto per l'Italia, che sta svendendo a passo di carica le proprie industrie più grandi e tecnologicamente all'altezza. Quel tanto di ottimismo che si era imposto in alcuni governi, e in molte redazioni, andrà ora decisamente ricalibrato. Anche perché il dollaro ha smesso di risalire, visto che la Federal Reserve appare molto indecisa sull'opportunità di far risalire i tassi di interesse (e quindi far apprezzare la moneta statunitense). A migliorare la “competitività” italiana resta dunque soltanto lo smantellamento delle tutele del lavoro, ossia un aumento dei ritmi e un calo dei salari. Ben poca cosa a confronto con le dinamiche dei prezzi petroliferi o le ragioni di cambio; o addirittura un dramma per quelle imprese, in genere medio-piccole, che lavorano quasi esclusivamente per il mercato interno.
Ma le conseguenze più importanti della decisione saudita sono decisamente geopolitiche. L'aumento del prezzo è ossigeno per molti paesi nella lista nera degli Stati Uniti (Russia, Venezuela, Iran), nonché per il settore dello shale oil, fin qui quasi esclusivamente yankee o canadese. Per recuperare il terrreno perduto, in entrambi i casi, servirà molto più di un dollaro al barile, ma l'inversione di tendenza consente di cambiare le previsioni a medio termine. E sui mercati finanziari non è cosa da sottovalutare.
In generale, insomma, è un'ottima notizia per i paesi produttori e negativa per quelli importatori. Stimola infatti “la crescita” dei primi e un rallentamento dei secondi. Tra cui noi.
A palazzo Chigi dovranno inventarsi dei nuovi tweet ottimisti. Ma lo scarto verso la realtà va aumentando. Alla fine anche i più fessi e disinformati potrebbero accorgersene...

http://contropiano.org/internazionale/item/29481-contrordine-saudita-il-petrolio-sara-piu-caro 

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