L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 28 marzo 2015

Aumento delle tasse, taglio degli investimenti e incremento della spesa corrente, questo è il governo Renzi e mancano i 10 miliardi degli 80 euro

Le due velocità di Renzi su legge elettorale e riforme economiche

Avanti tutta sulla legge elettorale e ancora indietro, come nel passato, su tasse e spesa corrente entrambe aumentate come confermava ieri Mario Draghi. Matteo Renzi spinge sull’Italicum per cogliere l’attimo favorevole di una minoranza Pd divisa, della debolezza estrema di Forza Italia e anche dei suoi alleati di Governo. Ma l’altro attimo favorevole da cogliere, molto più importante anche solo per meri fini elettorali, è la ripresa economica.
Ieri il presidente della Bce ha confermato le previsioni di crescita per l’Italia (la spinta di un punto di Pil per effetto del bazooka) ma ha aggiunto che bisogna intervenire con riforme strutturali per migliorare la produttività, per favorire la crescita di imprese che restano di dimensioni troppo piccole. E poi sulla finanza pubblica ha ricordato che il consolidamento dei conti è avvenuto, come altrove e nel passato, su aumento delle tasse, taglio degli investimenti pubblici, incremento della spesa corrente. È questo quadro che Renzi deve cambiare per cogliere l’attimo, magari non fuggente, della ripresa che ci offre la congiuntura. Inutile ripetere la combinazione di effetti positivi innescati dal quantitative easing ma la politica monetaria non può fare tutto. Tutto il resto, ha detto Draghi, spetta ai governi. E qui spetta a Renzi che è pronto ad accelerare sull’Italicum ma è più indietro sui capitoli dell’economia. È come se il premier programmasse a velocità diverse riforme ugualmente necessarie. È vero, ieri c’era il dato positivo sull’aumento delle assunzioni a tempo indeterminato ma proprio la congiuntura favorevole e i primi segni – deboli - di risveglio rischiano di far allungare i tempi di provvedimenti necessari.
Necessari come il taglio di spesa per trovare le risorse in grado di evitare l’aumento automatico dell’Iva. La tagliola delle clausole di salvaguardia può deprimere le previsioni positive sul Pil. Insomma, se per il leader Pd è arrivato il momento di accelerare sull’Italicum è tanto più il momento per attuare quella spending review rimasta nel limbo per molti mesi. Anzi, anni se si pensa che il primo commissario, Enrico Bondi, risale al Governo Monti 2012. Il Governo dovrà presentare nella prima settimana di aprile il Def ed è lì che si comincerà a vedere se le intenzioni del premier di toccare la spesa e alleggerire il carico fiscale sono altrettanto serie di quelle che ha sulla legge elettorale. Su quella spinge, preme, inverte in calendario e anticipa a prima del voto regionale il via libera alla Camera. La stessa celerità potrebbe metterla anche sul capitolo fiscale per aiutare un vento che spira a favore della ripresa dopo anni di gelo.
La domanda è quante velocità ha Renzi? Il dubbio è che metterà l’Italicum sul circuito di Formula uno, mentre le riforme economiche le terrà a una velocità da crociera cullandosi sull’effetto del quantitative easing di Draghi. Del resto, la fretta sulla legge elettorale è comprensibile, dal suo punto di vista. L’attimo favorevole è adesso, con la minoranza Pd divisa e con davanti la campagna elettorale per le regionali. Spaccarsi sarebbe un suicidio e poi nemmeno l’opposizione vuole le urne, quindi, è il tempo giusto. Resta un pericolo. Che alla Camera, con il voto segreto, possa passare qualche emendamento che costringa la legge a tornare ancora al Senato. Un rischio che sembra il Governo voglia aggirare immaginando un voto di fiducia. Ma è solo immaginazione, il Quirinale li riporterebbe alla realtà.

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2015-03-27/le-due-velocita-renzi-legge-elettorale-e-riforme-economiche-063830.shtml?uuid=AB2slIGD

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