L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 22 marzo 2015

ben venga la trasformazione dei contratti precari a tempo determinato, costo 15 miliardi in 4 anni

per stabilizzare il lavoro occorrono 15 miliardi per 4 anni, per inventare il lavoro per tutta la comunità serve investire centinaia di miliardi annui per diversi anni. martelun

Lavoro: Cgia, decontribuzione e Jobs act creeranno un milione di posti

10:37 21 MAR 2015

(AGI) - Roma, 21 mar. - La decontribuzione triennale e il Jobs act creeranno un milione di nuovi contratti di lavoro.
L'operazione dovrebbe costare attorno ai 15 miliardi di euro.
Lo fa sapere la Cgia, la quale "ridimensiona" il pericolo della "fuga dei cervelli", sostenendo che in Francia, in Germania e nel Regno Unito il fenomeno ha proporzioni superiori al nostro. "La decontribuzione triennale per i nuovi assunti a tempo indeterminato e le misure del Jobs act daranno luogo, come riportato nella Relazione tecnica alla Legge di Stabilita' del 2015, a 1 milione di nuovi contratti incentivati". A dirlo e' il segretario della Cgia, Giuseppe Bortolussi, che ha analizzato gli effetti delle misure introdotte in questi ultimi mesi dal Governo Renzi in materia di lavoro.

Secondo la Cgia, a seguito della Legge di Stabilita' le aziende che quest'anno assumeranno un dipendente con un contratto a tempo indeterminato potranno beneficiare dello sgravio totale dei contributi Inps per 36 mesi. Inoltre, lo stesso provvedimento ha stabilito la deducibilita' integrale, dal calcolo della base imponibile Irap, della componente del costo del lavoro per tutti i lavoratori alle proprie dipendenze assunti con un contratto stabile". Grazie al Jobs act, inoltre, coloro che sono stati assunti a tempo indeterminato usufruiscono, dal 7 marzo scorso, delle tutele crescenti, misura che dovrebbe incentivare il ricorso alle assunzioni stabili.
"Un mix di misure - nota la Cgia - che dovrebbe garantire 1 milione di nuovi assunti che, tuttavia, non necessariamente si tradurra' in un aumento di pari importo della platea occupazionale presente nel Paese. Infatti, e' molto probabile che una buona parte di questi contratti incentivati sia il risultato della trasformazione di contratti precari in contratti a tempo indeterminato.

"Al lordo degli effetti fiscali - prosegue Bortolussi - la decontribuzione totale Inps in capo alle imprese dovrebbe costare alle casse dello Stato 1,86 miliardi di euro nel 2015, 4,88 miliardi nel 2016 e oltre 5 miliardi nel 2017.
L'operazione, ovviamente, avra' una coda anche nel 2018, pari a 2,9 miliardi di euro. Complessivamente, il costo per i nostri conti pubblici dovrebbe essere di circa 15 miliardi di euro". Queste misure, rivolte prevalentemente a favorire l'ingresso e/o la stabilizzazione dei giovani nel mercato del lavoro, dovrebbero attenuare anche la cosiddetta "fuga dei cervelli" che, in realta', e' un fenomeno che da noi presenta una dimensione piu' contenuta rispetto a Paesi coma la Francia, la Germania e la Gran Bretagna.

Nel 2012 (ultimo anno per cui e' possibile realizzare la comparazione tra i principali Paesi Ue) quasi 68 mila italiani hanno cancellato la propria residenza in Italia per trasferirsi all'estero; si tratta di un fenomeno che non accenna ad arrestarsi, come confermano i dati nazionali riferiti al 2013. Tuttavia, l'analisi dell'emigrazione di autoctoni nei principali Paesi europei mostra come in Italia il fenomeno sia sopravvalutato. Se infatti rapportiamo il numero di emigrati di ciascun Paese ogni 1.000 abitanti, notiamo che in Italia l'incidenza e' pari a 1,1: e' un dato inferiore a quello registrato in Germania (1,2), nel Regno Unito (2,2), nei Paesi Bassi (3,4) e in Francia (2,9).

https://www.agi.it/economia/notizie/lavoro_cgia_1_mln_contratti_con_decontribuzione_e_jobs_act-201503211037-ipp-rt10024

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